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Per la storia del cannocchiale : contributo alla storia del metodo sperimentale in Italia
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- ACCADEMIA REALE DELLE SCIENZE DI TORINO
- (Anno 1895-96).
- PER LA
- STOPJA DEL CAMOCCHIALE
- OONTRIBUTO
- ALLA STOEIA DEL METODO SPERIMENTALE IN ITALIA
- MEMORIA
- DEL SOGIO
- NICODEMO JADANZA
- TORINO
- OARLO OLAÜSEN Libraio délia R.Accademia dalle Seienze 1896
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- Estr. dalle Memorie délia Beale Accademia délie Scienze di Torino,
- SERIE II, TOM. XLYI.
- Approvato nelVAdunanza del 31 Maggio 1896.
- Torino, Stabilimento Tipografico Yincenzo Bona.
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- “ Je l’ai dit souvent, il n’existe qu’uné manière rationnelle “ et juste d’écrire l’iiistoire des sciences: c’est de s’ap-“ puyer exclusivement sur des publications ayant date “ certaine; liors de là tout est confusion et obscurité (ÂBAeto, Astronomie populaire, Tomo IV, pag. 518-519, edizione 1867).
- Queste savie parole dell’illustre astronomo francese ci vennero in mente nel leggere quel ponderoso lavoro che il signor Raffaello Caveeni ha pubblieato col titolo: Storia del metodo sperimentale in Italia.
- In codest’opéra, cui meritamente fu dal R. Istituto Yeneto assegnato il premio di fondazione Tomasoni, non si sa se più lodare la sostanza raccolta con pazienti
- ed amorose cure, o la forma che incanta e seduce.
- Nel volume primo, dopo uno splendido discorso preliminare, in altrettanti capi-toli si parla dei principali strumenti del metodo sperimentali. Al capitolo IY che tratta dei Cannocchiali del Fontana, del Torricelli, ecc., siamo rimasti colpiti nel leggere il paragrafo Y, dove a pag. 392 e seguenti è detto quanto segue:
- * Tanto era giunto nel 1655 l’Huygens, a perfezionare il suo nuovo “ Cannocchiale, che gli rivelo una luna, non più veduta ricircolare intorno a “ Saturno. Ma la sua attenzione era tutta rivolta al Pianeta, e fu quello
- “ stesso Cannocchiale che fecegli nascere un sospetto di cio che fosse vera-
- “ mente cagione di tante strane apparenze. Non si assicurava pero ancora, “ inlîntantochè non si fosse preparato uno strumento più che mai perfetto, e “ studiava in che modo vi potesse riuscire. Sagace com’egli era, conohhe che “ doveva quel modo principalmente consistere in toglier l’iridescenza aile “ lenti, ardua impresa e da tutti allora reputata impossibile.. Ma l’Huygens aveva con sua gran meraviglia osservato che, nei Cannocchiali a tre o a
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- “ quattro lenti, gli effetti d’iridescenza, che pareva dovessero moltiplicarsi, “ riuscivano invece alquanto minori. Incominciô a pensare intomo a cio “ attentamente, cosicchè aU’ultimo vide quella sua prima maraviglia risol-“ versi tutta in una ragione, la qnale, secondo lui, consisteva in far si che “ l’una lente correggesse o togliesse via i colori, che le si venivano a rap-
- * presentare dall’ altra. Fn questa speculazione che condusse l’Huygens a
- * compor di due convessi, invece che d’un solo, l’oculare del suo Cannoc-
- * chiale astronomico.
- “ La voce di una taie e tanta novità, introdotta nella fabbrica dei Tele-scopi, corse tosto di Olanda aile orecchie di tutti gli Astronomi, e special-“ mente d’Italia, i quali entrarono in gran curiosità di sapere il vero di
- * questa cosa................................................................
- “ La curiosità fu poi sodisfatta in tutti e tutti pur s’ acquietarono “ nella certezza del fatto, quando nel 1659 l’Huygens stesso uscï fuori col
- “ suo Systema Saturnium..............................................
- “ Ma benchè tutti fossero oramai resi certi delle invenzioni delle due “ lenti accoppiate, nessuno sapeva perô- intendere, di quell’efficace accop-“ piamento le vere ragioni. Di qui ebbero origine que’ giudizi vaghi, che “ si fecero intorno ai nuovi Cannocchiali ugeniani...........................
- “ Ma non era ancora dall’Huygens pubblicata la Diottrica, nella quale “ si riserbava a dar quella teoria delFacromatismo di che aveva fatto già Fapplicazione aile lenti del suo Telescopio. Nella proposizione LIV di quel “ célébré Trattato, uscito postumo nel 1703 corne sappiamo, dopo aver “ l’Autore descritto l’andamento dei raggi refratti ne’ Telescopi di quattro “ lenti, cosï soggiunge, per sodisfare co’ principi diottrici a coloro i quali “ non intendevano il segreto effetto del suo oculare composto: u Mirurn “ videtur in hoc Telescopio etc................................................
- Parve a noi che tutto quanto è detto in quel paragrafo Y non fosse conforme alla verità storica, e, profittando délia pubblicazione delle Opéré complété di Cei-stiano Huygens che si sta facendo per cura délia Società Olandese delle Scienze, abbiamo creduto utile mettere sotto gli occhi del lettore quanto risulta dai docu-menti delFepoca. Sara facile, dopo aver preso cognizione di tali documenti, dedurne le conclusioni.
- Facciamo notare fin d’ora che abbiamo consultati sempre i documenti nella loro fonte originale, perche ci siamo accorti che molti errori, in fatto di storia, si fanno appunto quando si presta cieca fiducia ad altri che hanno trattato il medesimo argomento.
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- NelFanno 1655 e propriamente nel 25 marzo fu osservato da Cristiano Huygens uno dei satelliti di Saturno.
- Prima di quelFanno e di quel giorno nessuno aveva visto satelliti intomo a quel singolare pianeta.
- Il nuovo avvenimento fu annunziato eon uno scritto di Huygens avente per titolo :
- Christiani Hugenii, De Saturni Luna observatio nova (*).
- Hagae — Com. Mart. 1656.
- NelFanno 1659 fu pubblicato il sistema di Saturno sotto il titolo: Christiani Hugenii Zulichemii, Const. F. Sistema Saturnium sive De causis mirandorum Saturni Phaenomenon et comité eius Pianeta novo con una lettera-dedica al Serenissimo Principe Leopoldo di Toscana in data 5 luglio 1659 (Hagae Comitis).
- In questa pubblicazione l’Huygens parla dei cannocchiali adoperati e si esprime cosi a pag. 537:
- “ Sed antequam observationes exibeamus, de telescopiis nostris quibus * caelo eas deduximus, pauca referre expediet, ut sciant bine, qui comitem “ Saturni, mirabilesque Planetae ipsius figuras intueri cupiunt, qualibus ad “ hoc turbis vitrisque indigeant; ütque suos si quos habent, possint cum “ nostris contendere. Primus quem adhibuimus duodenos pedes non exce-“ débat, duobus convexis vitris instructus, quorum id quod oculo vicinum “ erat, radios parallelos cogebat ad trium paulo minus pollicum, sive un-“ ciarum pedis Ehenolandici distantiam. Eo planetam novum et deteximus “ primùm, et per aliquot menses observavimus, nec non formam eam Sa-“ turni, quae k nemine adhuc percepta fuerat, quâmque postea describemus, “ licet non prorsus erroris expertem. Inde verô duplicata priori longitudine, “ simul duplo propiores sideribus facti sumus, multôque meliùs faciliusque u phoenomena omnia adnotavimus. Et hi quidem tubi 23 pedum, è ferri “ bractea constructi sunt, habentque ab altéra parte vitrum insertum, cujus “ latitudo ad quatuor pollices, sed in quo non major pateat circulus quam “ diametro duorum pollicum cum triente. Ab altéra parte, quae nimirum
- (*) Cfr. Christiani Hugenii a Zulichem, dum viveret Zelhemi Toparchae, Opéra Varia, Volumen secundum. Lugduni Batavorum, MDCCXXIV.
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- “ oculo admovetur, bina sunt vitra minora 1 y pollicem diametro aequantia, “ juncta invicem, quaeque hoc pacto aequipollent convexo colligenti radios “ parallelos ad intervallum unciarum 3, aut paulo etiam angustius. Ex quo
- * sanè majoris vitri excellentia aestimanda est, tam breve convexnm per-“ ferre valentis: qnoniam quanto minori de sphaera id fuerit, tanto res “ visae magis ampliantur. Illud enim in Dioptricis nostris demonstratum “ invenietnr, speciei per tubum visae ad eam quae nndo oculo percipitur, “ hanc secundum diametrum esse rationem, quae distantiae foci in exte-“ riori vitro ad illam, quae in interiori sive oculari vitro est, foci distan-“ tiam. Centuplam itaque fere rationem hanc in perspicillis nostris esse “ constat, cum Gralileana non ultra trigecuplam processerint. Nam quanti-“ tatem incrementi eodem modo nos atque ille aestimamus; nempeut tanto
- * major res quaeque per tubos quam nudo visu conspici dicatur, quanto “ majori angolo ad oculum extrema ejus deferuntur, sive quanto latior eius “ imago in fundo oculi depingitur „.
- Uno dei due cannocchiali (quello ad oculare semplice) adoperato da Huygens aveva l’obbiettivo del diametro utile di eirca 35 millimetri e di distanza focale eguale a 3m,78. Cio risulta evidentemente dal brano seguente di una lettera scritta nel luglio 1656 a B. Paget (* *):
- “ Accipe igitur lentes hasce manu nostra elaboratas, illisque omnino “ similes quarum ope Saturni lunam primitus conspeximus. Tubum cum
- “ fabricari curabis, is ut ad minimum duodenis pedibus produci possit me-“ mento. Item ut omnino rectus sit, ut introrsus niger et obscurus, quod “ charta crassiori atramento infecta consequeris, qua intus totus vestiendus “ est, simul dum quaeque pars ferrumine conjungitur. Atqui hic Caltho-“ vium recte in consilium adhibueris, utique si adhuc meminerit cujusmodi
- »
- (*) Cfr. Œuvres complètes de Christiaan Huygens publiées par la Société Hollandaise des Sciences. I. Correspondance 1688-1656. Pag. 471, n. 322.
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- 8 tubus is fuerit quem a nobis habnit. Majori lenti aperturam relinque 8 quantam hic juxta expressimus, eâdemque mensurâ caetera interstitia 8 pateant, quae intra tnbnm collocantnr obscurandi causa, quibus saltem 8 binis aut ternis opus est. Minor lens nulla sui parte contegatur, duosque 8 pollices cum dimidio circiter ab oculo distet. Quantum à majori lente 8 eadem removenda sit certam determinationem non habet ; pendet enim 8 à varia rei spectatae distantia: Imo et splendore. Siquidem experieris 8 paulo breviori tubo ad Saturnum contuendum, quam ad Lunam opus 8 esse, cum tamen hoc ratione distantiae minime contingat'; sed in rebus 8 non admodum longe dissitis plusculum variât longitudo. Unum quod ad-8 moneam superest, nempe coelo tantum haec majora telescopia destinari, 8 ideoque nihil obesse quod res visas invertant. de die autem inutilia esse 8 fere praeterquam ad solis maculas deprehendendas, ut ne quidem si erecta 8 omnia repraesentarent, praestabiliora futura sint ijs, quae 5 aut 6 pedes 8 non excedunt, quod non arbitror tibi ignotum. Itaque prout quamque rem 8 inspicere volueris, sensim extendere et reducere tubum necesse est oculo 8 simul admoto, ut tandem maxime convenienti situ detineri possit, cujus 8 rei causam, invenire non admodum in promptu est. Cum solem aspicere 8 voles, vitrum planum puta speculi , particulam fumo inficito in flamma 8 candelae aliquantisper detinendo, cui alteram aequalem deinde particulam 8 puram superimpones, atque affiges ita ut superficiem fumo inductam non 8 tangat, qua ratione illaesa praestabitur. Vitrum vero sic aptatum oculo 8 quam proximè apponendum est. Haec omnia ubi tibi ex sententia suc-8 cesserint rogo ut Dominum Colvium vicissim edocere non graveris, cui 8 alterum vitrorum par dono mittimus. Vale
- L’altro il cui obbiettivo aveva la distanza focale di 23 piedi del Reno (7m,22) era presso a poco quello di cui si parla nelle lettere seguenti scritte da Christ iaan Huygens a Ism. Boulliau:
- 8 A la Haye le 23 feb. 1659 (*).
- 8 Monsieur,
- 8 Je suis bien aise d’avoir enfin trouué cette occasion pour vous en-8 voyer vos verres seurement. C’est Monsieur l’Abbè Brunetti que j’ay prie 8 de s’en vouloir charger, et qui tout a cet heure s’en va à Rotterdam pour 8 s’embarquer, de sorte que je n’ay pas le loisir de vous donner icy les
- (*) Cfr. Œuvres complètes, etc. Tomo II, pag. 857, n. 591. Jadanza.
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- “ instructions necessaires touchant la fabrique de tuyaux. Mais apres 4 jours “je vous en escriray amplement par la poste, laquelle lettre vous receurez “ encore beaucoup plustost que cellecy. C’est icy le grand verre lequel vous “ a fait veoir la lune de Saturne lors que vous estiez icy, et je n'en ay eu “ aucun autre que depuis deux mois en ça, lors que je vous fi scavoir que “ le travail avoit bien succédé, le 2 autres doivent estre placez a 3 doigts “ de l’oeil et joignant l’un et F autre. Je vous prie Monsieur d’agreer ce “ fragile présent, et de le conserver avec soin afin que il vous fasse long-“ temps souvenir de celuy qui serà toujours
- “ Monsieur
- “ Votre très humble et très obéissant serviteur “ Chk. Huygens de Z. „.
- “ Monsieur,
- * 5 Mart. 1659 (*).
- “ J’avois promis dans le billet que je mis auprès des verres que je vous * escrirois 4 jours apres touchant la maniéré de vous en servir, mais je fus “ hors de la ville ce jour de poste. Voicy donc ce que j’avois a vous dire.
- “ Si vous avez des bons ouuriers en fer blanc, je vous conseille de “ faire le tuyau de cette estoffe, car elle est assez fort pour se soutenir “ elle mesme, au lieu que si vous le prenez de bois mince il faudra encore “ un autre canal pour l’appuier et le tenir droit. Le mien n’est fait que de “ trois pièces grandes qui entrent un pied et demy l’une dans l’autre, et “ d’une courte de 2 pieds du costè de l’oeil pour allonger commodément “ la lunette lors qu’il ne s’en faut que peu. Il est revestu par dedans d’un “ papier un peu plus espais que celuy dont on fait les cartes a jouer, qui “ est teint d’encre, et par ce moyen rend la lunette suffisamment obscure, “ si bien qu’il n’est pas besoin d’y mettre aucune séparations ou cercles. “ aussi n’en faut il point. Ce papier ce met dans chasque piece de fer blanc “ à mesure que Fournier les attache l’une à l’autre, et afin qu’il ne souffre “ rien en tirant et refermant la lunette l'on soude des cercles de fer blanc “ un a l’entrée de chacune des grandes pièces et un autre a un pied et
- (*) Cfr. Œuvres complètes, etc. T. II, pag. 361, n. 593.
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- “ demy dedans, afin que l’nne entrant dans l’autre le papier ne soit point * touché.
- “ L’ouverture qu’il faut laisser au grand verre est de la grandeur de “ ce cercle icy a costè. Vous avez vu que j’enferme ce verre dans une piece “ a part a fin de le pouvoir oster du grand tuyau sans danger de le casser. “ pour pourvoir a quoy il est aussi necessaire que le verre ne soit pas a “ l’extremitè du tuyau mais 3 ou 4 doits dedans. Les deux petits verres
- 8 F, E se doivent mettre éloignez de l’oeil de la distance F G-. le coste plat “ de tous deux tourne vers l’oeil. Chacun d’eux est dans un petit tuyau “ d’un pouce et demy dont l’un entre dans l’autre, et tous les deux en-“ semble dans un autre A B C D, le quel a l’ouverture B C justement a la
- * mesure de l’oeil que l’on y applique. Enfin cette piece ce met dans celle “ que j’ay dit estre de deux pieds, lors qu’on veut observer.
- “ Pour lever la lunette et la diriger commodément vers les objects, “ j’ay premièrement un engin comme je vous dépeins icy, et qui se fait a
- * peau de frais, car ce ne sont que trois perches menues attachées ensemble.
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- “ En observant il arrive souvent, et presque toujours au moins en ce “ pais, qu’au gran verre il s’attache une rosee d’air condense, quoy que le
- * temps fasse fort clair; se qui fait que les objects paraissent obscurs.
- “ Partant il y faut bien prendre garde et baisser la lunette pour es-“ suier le verre, si tost que l’on commence de s’en douter. Aux petit verres
- * cela n’arrive que rarement. Que si tous les verres sont bien nets et que “ vous ne voyiez pas pourtant les objects assez distinctement, ou qu’ils “ paroissent colorez, soyez certain ou que la lunette n’est pas bien ouuerte
- “ par tout, ou qu’elle n’est pas tirée a sa juste longueur, ou qu’enfin il y a “ quelque autre inconvénient. Car je puis vous assurer que les verres sont “ sans deffaut et tout aussi bons que ceux que j’ay garde pour moy.
- “ Il n’est pas besoin que je vous dise que ce grandes lunettes sont “ inutiles de jours et pour les objects terrestres. J’ en attribue la cause “ aux exhalaisons de la terre quoique je ne scache pas bien pourquoy elles “ nuisent tant d’avantage aux grandes lunettes qu’aux petites. Vous aper-“ cevrez cependant la mesme chose, quand la nuit il y aura le moindre “ brouillart ou impureté dans l’air, a scavoir que cela offusque beaucoup “ plus cette lunette que celles qui sont de 6 ou 8 pieds. Je suis etc.
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- “ J’avois mis les verres dans une boete e Fay cachetée. Mon système “ de Saturne sera bien tost imprime
- Le due lettere ehe precedono sono importanti; esse mostrano chiaramente che fino al marzo del 1659 l’Huygens eostruiva meglio degli altri (il Torricelli, il Fon-tana) il cannocchiale astronomico, di oui pero conosceva ehe l’amplificazione si po-teva ottenere dividendo la distanza focale dell’obbiettivo per la distanza focale del-Foculare.
- Se coi suoi eannoechiali si vedevano meglio i nuovi fenomeni eelesti fine allora rimasti occulti, cio dipendeva dalF aver saputo più che altri fabbricare le lenti ed adoperare i diaframmi nel diminuire l’apertura délia lente obbiettiva. L’oculare con due lenti accoppiate dello stesso vetro, mentre faceva aumentare maggiormente l’in-grandimento, attenuava le aberrazioni di sfericità non quelle cromatiche. Che le due lenti di cui era* formato l’oculare composto adoperato nelle osservazioni di Saturno fossero a contatto, mentre risulta dalle parole stesse di Huygens nella prima delle due lettere che precedono e dal disegno annesso nella seconda, è confermato dal seguente brano di una lettera scritta da J. Wallis ad Huygens nel 28 feb-braio 1659 (*):
- De lentium in tubis tuis dispositione quod dignatus es nobis indi-“ care, Domino JSTelio quum primum feret occasio notum faciam ; qui et lentes suas eodem plane modo disponit, nisi quod duas quae ad oculum “ sunt non contiguas sed paulô disjunctas habeat; aperturas autem nunc “ ampliores nunc contractiores, annulis chartaceis prout res tulerit adhi-“ bitis, pro lucis diversitate tum in aere tum in objecto, adhibet. Lentes “ autem habet, ut tuas, plano-convexas
- II.
- Mentre i eannoechiali costruiti da Huygens erano dalla maggior parte degl’in-telligenti giudicati migliori, perche con essi e non con altri era stato visto il satellite di Saturno e le apparenze dell’anello, ecco comparire in iscena un altro costrut-tore di eannoechiali che non solo raggiunse ma supero in abilità l’Huygens. Questi fu Giuseppe Campani ottico e meccanico in Roma (**)• Coi suoi eannoechiali non solo si vide cio che aveva visto l’Huygens, ma furono fatte altre meravigliose scoperte nel cielo. L’astronomo Gian Domenico Cassini con eannoechiali costruiti dal Cam-
- (*) Cfr. Œuvres complètes, etc. T. Il, pag. 858.
- (**) Vedi nota 3a in fine.
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- pani scopri la rotazione di Giove, di Marte e di Venere ed altri quattro satelliti intorno a Saturno.
- NelFanno 1662 il cardinale Antonio Barberini aveva in sua casa a Parigi un cannocchiale di Campani che fu visto dal padre di Huygens (Costantino Huygens). La perfezione di un tal cannocchiale fece al sig. Costantino Huygens (padre) una impressione cosi gradita che egli se ne innamoro e tento di averlo ad ogni costo. La lettera seguente del signor P. Petit a Cristiano Huygens in data 28 novembre 1662 (*) è molto importante.
- “......Je ne différeray plus a vous escrire et premièrement des lu-
- “ nettes de Campani dont Je voys bien che Monsieur vostre pere vous a “ dit plus de merueilles quil ny en a. car Je lay veu tellement entesté de u cette lunette quil en auroit donné jusqua sa chemise, J1 me pria de faire
- * en sorte auprès de Monsieur P abbé Charles que Monsieur le Cardinal “ antoine la troquast contre un excellent microscope quil à apporté dan-“ gleterre, Je my suis employé et y ay fait mon possible auprès de l’abbe “ Charles le priant de dire a son Eminence quil luy seroit facile dauoir
- * une semblable et meilleure lunette encores de Campani puisquil estoit
- “ ouurier dans Rome, mais que den avoir une comme celle dangleterre jl “ seroit jmpossible, louurier mesme estant mort, bref je feignay et jnuentay “ ce que Je pus pour faire persuader cela a Monseigneur le cardinal par “ l’abbé Charles, a quoy Je ne sceus parvenir par la raison me dit jl que “ le Cardinal ne troquoit jamais et ne se desfaisoit point de ce quil auoit “ pour peu quil laffectionnast et quil estoit encores dans la première ardeur “ de cette lunette, ainsi Je nay pû la procurer a Monsieur vostre pere qui “ y auoit de laffection. mais pour vous en dire maintenant le vray Jen ay “ deux meilleures qu’elle et que Jay confronte despuis sur le lieu et dans “ la chambre de labbe, ce que Je nauois pas fait la première foys que je “ la vis auec Monsieur vostre pere nayant pas pour lors les miennes auec “ moy et vous scauez que cela ne se juge que par la comparaison en mesme “ temps et sur mesme object. Yoicy donc ce que cest de cette lunette. Son “ objectif tire enuiron 2 pieds y sil estoit auec un Oculaire caue. et auec “ ses trois oculaires conuexes toute la lunette tire 3 pieds 2 pouces, ses
- “ trois Oculaires sont distants en tout du premier au 3e de 7 pouces par
- “ ou vous jugerez de la grandeur de leurs foyers qui sont enuiron de 1
- “ pouces y sils sont esgaux ce que Je nay pas veu car les 3 verres sont
- a dans vn mesme tuyau comme toutes les nostres. Je nay veu que l’ocu-
- ------------------ »
- (*) Cfr. Œuvres complètes. Vol. IV, pag. 266.
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- laire et le 3e, qui sont a la vérité dnn beau verre et quasi sans points, mais pas trop grands car jls nont pas plus de 7 a 8 lignes de diamètre, ce qui fait que la lunette ne ffacte pas excessiuement. lobjectif est aussi fort bon mais pour vous dire quil ny a rien du tout qui soit extraordinaire, Jy portay la semaine passée deux lunettes que Jay lune de 2 pieds seulement lautre de 3 pieds y. Ma petite fit plus deffect auec un seul oculaire conuexe que celle de Campani et sur ce qu’on mobjectoit le ren-uersement Jy appliquay vn miroir et vis aussi gros et plus despace quavec la Romaine, a la reserue qu’on ne lisoit pas la lettre a cause du gauche a droit que fait le miroir.
- “ Quant a la mienne de 3 pieds y garnie aussi de ses trois oculaires qui se trouuerent auoir la mesme longeur cest a dire estre esloignez de 7 pouces elle faisoit voir de mesme que la Romaine vn peu moins clair mais quand nous y eusmes mis le tuyau des oculaires de Campani elle fit beaucoup mieux et sans aucun jris ce qui montre que ses oculaires sont dun meilleur verre et mieux trauaillez que les nostres. Conformement a ce que Jay tous jours dit que nos ouuriers ne faisoient pas bien leurs oculaires et que leur main varioit plus que en faisant de grands objectifs qui a cause de cela estoient plus faciles a faire quoy que plus difficiles a rencontrer bons. Je croy donc que ces oculaires de Campani sont faits au tour comme jen fais aussi présentement faire, et quil a trouue quelque verre auec moins de poincts que ceux qui nous tombent en mains. Mais pour vous acheuer lhistoire de cette lunette auant que de vous parler du tour, Je vous diray donc que apres auoir mis ces oculaires de Campani a mon objectif et ayant trouué ma lunette pour le moins aussi bonne que la sienne, Jy mis apres cela nos deux Oculaires conuexes et le miroir ce qui la rendit de beaucoup meilleure dont labbe Charles resta tout estonne et encore plus quand Je luy dis ce que estoit vray que cestoit Moy mesme qui auoit fait cet objectif de 3 pieds 3 pouces qui sest trouué a la vérité excellent, mais cest pour montrer que c’est la rencontre du verre, car tous ceux que Jay fait sur le mesme moule ne sont pas de mesme. tenez donc pour tout asseure que cette lunette n’est pas vn miracle et que si vous rencontrez vn bon objectif par hazard, Je veux dir vn bon verre pour le faire, vous le ferez comme Campani et Diuini. ljndustrie de louurier nestant pas la plus difficile chose a trouer, quant aux oculaires jl est certain que la transparence et netteté son extrêmement requises a la matière, ce qui me fait beaucoup esperer de celle dont Je vous ay enuoyé un Eschantillon mais nous nen auons point encores aucune glace despaisseur propre a faire vn seul oculaire
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- “ ny mesme objectif par ce que ce nest que du verre en plaques pour faire “ des vitres „..................................................................
- Il signor Petit, sebbene qui voglia mettere in evidenza i cannoechiali costruiti da lui, non puo fare a meno di dichiarare migliore T oculare del cannocchiale di Campani.
- Ma vi è ben altro.
- In quel frattempo l’Huygens aveva costruito il suo cannocchiale a speechio che trovasi descritto a pag. 190 délia sua Dioürica (Propositio LIII) e lo aveva mandato a Parigi al sig. Aüzout per paragonarlo col cannocchiale del Campani.
- Il sig. Auzout nel novembre del 1664 scrive quanto segue a Cristiano Huygens (*):
- “ Je fus hier auec Monsieur de Zuillichem (**) chez Monsieur Labbé “ Charles pour eprouuer vostre lunette à miroir contre celle de Campani, je
- * croy que la sienne est encore plus uiue mais peut être que c’est à cause “ du miroir qui ne prend pas un beau poli, quoi qu’il en soit elle plaist “ plus a Monsieur de Zuillichem qui ne se peut ennuyer de la regarder: La
- * vostre découvre enuiron une fois autant d’espace, mais je n’ay pas trouué “ qu’elle grossist tant quoi qu’elle soit plus longue de plus d’un pied, car “ celle de Campani n’a que 3. pieds 2. pouces de votre pied, car j’ay estimé
- * que celle de Campani grossit enuiron 14. fois et la vostre guère que 12.
- “ fois; il est vray que ses oculaires sont bons et le verre objectif trèsnet et “ je n’ay point encore veü de verre objectif icy qui soit si net. j’ay essaijé “ contre quelque verres que j’estimoit assez bon mais il a un nuage plus fort “ que le sien que je n’ay peu encore oster de mes verres, particuliérement “ quand je me sers de cave, comme j’ay fait dans céte êpreuue. je ne conçois “ non plus que vous Monsieur comment il peut trauailler ses verres au u tour (***) et sans forme et pour moi j’ay creü qu’en se seruant mesme de “ forme La moitié droite plus fermee que le tour particuliérement pour les “ grands verres et je n’ay jamais voulu m’en seruir outre que j’ay trouué a une grande difficulté a remettre la forme en sorte qu’elle tourne parfait e-“ ment ronde ...................................................................
- L’oculare del cannocchiale di Campani e la sua perfezione non puo essere de-scritta meglio che colle parole dello stesso Huygens. Nella lettera che egli scrisse da Parigi a suo fratello Costantino nel 18 luglio 1666 trovasi questo brano (****) :
- (*) Cfr. Œuvres complètes, vol. V, pag. 145.
- (**) Costantino Huygens, padre, che si trovava allora a Parigi.
- (***) Il torno, di cui qui si parla, è quello che il Campani dice di aver inventato per lavorare le lenti nel suo: Ragguaglio di due nuove osservazioni una céleste in ordme alla Stella di Saturno; e terrestre Vultra in ordine à gVistrumenti medesimi, co’ quali s’è fatta Vuna e Valtra osservazione. dato al Serenissimo Principe Mattia di Toscana da Giuseppe Campani da San Felice dell’Umbria di Spoleto. Roma, 17 Maggio 1664.
- (****) Qfr> <p]UVres complètes. Vol. VI, pag. 46.
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- “ La beauté de la Lunette Campanique chez l’abbé Charles consiste en “ ce qu’elle est sans couleurs d’iris, et qu’on ne s’appercoit point des points “ des verres oculaires: que l’ouuerture est passablement grand sans que pour-“ tant les objets paroissent aucunement courbez et qu'en fin elle représente “ très distinctement a cause de la bonté de ses verres. Il n’y a rien la direz “ vous, qui ne soit aussi dans la vostre et mesme vostre ouverture est plus “ grande, aussi bien que la multiplication a proportion de la longueur, mais “ en recompense les choses paroissent dans leur situation naturelle avec la “ Campanine et l’on n’a pas affaire du petit miroir. J'y troue encore cela “ fort bon et commode pour la construction que tous les 3 oculaires sont “ tout a fait semblables et d’egale grandeur, et mesme “ en égalé distance l’un de l’autre. La grandeur n’est “ qu’environ que celle de ce cercle. Le foyer d’un pouce et “ demy. J’en ay fait faire 3 de cette façon et d’un verre “ aussi clair que du cristal dont vous verrez un eschan-“ tillon en celuy que j’envoye a mon Pere „.
- E più oltre in un’altra lettera scritta da Cristiano Huygens (da Parigi) a suo fratello Costantino il 22 luglio 1666 (*) trovasi quanto segue :
- “ La Lunette de Campani mérité assurément que l’on travaille pour en “ avoir une pareille, et je n’aurois pas esté si longtems sans m’y appliquer, “ si j’en eusse eu la commodité, c’est a dire un lieu pour travailler, et une
- * forme pour le verre objectif. Je vous manday par ma precedente qu’il est “ de 2 pieds, mais il y a 4 pouces d’avantage a ce que j’ay veu depuis. Et “ toute la lunette estant tirée fait environ 3 pieds “ 3 pouces. Les oculaires sont d’une ligne moins que
- * 2 pouces des nostres, c’est a dire, leur distance de foier,
- “ et leur grandeur égalé a celle d’un double, c’est à “ dire, a un ronde comme cettuicy.
- “ Je n’ay pas encore essayé les miens avec l’objectif “ de Campani parce qu’auparavant il les faut faire rogner “ jusques a cette petitesse, car ils son travaillez plus grands, et cela est “ necessaire a fin que la figure soit plus parfaite.
- “ Les objects ne paroissent nullement bleuastres avec cette lunette, ny u aucunement colorez, et il y a un cercle de carton entre les 2 oculaires.
- (*) Cfr. Ibidem, pag. 68. Jadanza.
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- “ qui sont les peus près de l’oeil, qui fait que le rond de l’ouverture paroit “ parfaitement bien termine, comme il l’est de mesme dans la lunette a * miroir que vous avez. Le tuyau aussi est fort bien fait de 6 ou 7 pièces “ et chaque verre a sa vis de buis pour le tenir. l’Abbé Charles dit que cette “ piece a coustè 100 Escus au Cardinal Antoine „.
- Questa lettera non fu mandata (per dimentieanza di Huygens) che due giorni dopo per mezzo di una terza persona. Il 80 dello stesso mese di luglio 1666 Cri-stiano scrisse un’altra lettera al fratello Costantino in eui dice (*):
- “ Vous aurez veu dans cette lettre ou le verrez, si elle est encore a “ venir, des mesures plus justes de la lunette Campanine que cy devant, et “ que vostre forme de 2 y pieds est a fort peu près ce qu’il faut pour faire “ les objectifs requis. Car il y a 2 pieds, 4 pouces, et les pieds d’icy comme “ vous scavez sont plus grands que les nostres de quelque demy pouce. Si “ donc le trocq vous agréé, envoiez moy quelque chose de bon, et je feray “ de mesme et vous mettray au j ouste toutes les mesures et distances et “ la façon du tuyau que j’auray fait copier apres celuy de l’abbé Charles, “ parce qu’il ne scauroit estre meilleur
- L'ardore con cui i due fratelli Cristiano e Costantino Huygens si erano messi a lavorare per costruire un cannocchiale simile a quello del Campani si spiega non solo per la perfezione in sè del cannocchiale di Campani ma anche per poter con-tentare il loro padre che ne era il più fervente ammiratore (**). Quasi che non fos-sero sufficienti le misure date nelle lettere che precedono, in una lettera in data 11 maggio 1668 (***) Cristiano Huygens manda da Parigi al fratello Costantino le misure più esatte del cannocchiale di Campani :
- “ Voicy les mesures de la vraye Campanine, avec la quelle j’ay esté com-“ parer la miene, qui a cause de la grande ouverture que j’avois donné a “ l’objectif estoit beaucoup plus claire, mais en recompense un peu moins
- (*) Cfr. Œuvres complètes, vol. VI, pag. 70.
- (**) Cfr. Œuvres complètes. Vol. VI, pag. 218.
- (***) In una lettera di Huygens a R. Mouray del 21 novembre 1664 (cfr. Œuvres complètes, vol. V, pag. 150) si trova scritto cosi: “ Mon Pere devient tous les jours plus amoureux de la lunette de “ Campani, et fait traiter pour l’avoir mais je doute s’il en viendra a bout par ce que Monsieur “ le Cardinal Antoine scait trop bien ce qu’elle vaut „. E più tardi in un’altra lettera al fratello Lodovigo (10 agosto 1666, Idem, vol. VI, pag. 74) egli dice: “ Pour vos emplettes de tour de bras “ et coussinets il y a moyen de vous satisfaire; pour ce qui est de la Lunette Campanine non “ item. Ne scavez vous pas combien longtemps et avec quel empressement il Signor Padre me sol-“ licite pour en avoir une, et qu’il est raisonnable qu’il soit servi le premier? „
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- “ distincte que l’autre, qui en effect est un peu sombre, mais pourtant très “ excellent. J’ay du depuis estre cy mon ouverture, mais cela fait paroistre “ les points des oculaires qui en sont assez chargez.
- “ L’ouverture chez l’Abbé Charles est cellecy
- “ Le diaphragme tel
- “ Du trou de l’oeil au premier oculaire l---------------------------1
- “ Du premier au second oculaire.
- I--------------------------------------•--------------1
- “ Du second oculaire au troisième
- I----.— -----------------------------------------------1
- “ Je prens tousjours du milieu de l’epaisseur des verres.
- “ Les 3 oculaires ont chacun leur distance de foier d’1 pouce 10 lignes. “ L’objectif est de 2 pieds 5 pouces.
- “ Toute la longueur de la lunette 3 pieds 3 pouces, qui est moindre de “ 4 pouces que la miene. tout est mesure de Rhynlande „'(*)•
- III.
- L’oculare del cannocchiale di Campani era dunque composto di tre lenti bieon-vesse identiche aventi ciascuna la distanza focale di 48 millimetri. Esse erano disposte corne si vedono nella qui unita figura.
- (*) Il piede del Reno =0m,3139; un pollice = 0“,02616; una linea =0m,00218.
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- La la lente M è la più vicina alla lente obbiettiva del cannocchiale, la 2a lente N dista dalla la di una quantità eguale al doppio délia loro distanza focale coimme ; la 3a lente P, cioè quella che è più vicina all’occhio dista dalla 2a di una quantità che è un po’ meno del doppio délia loro comune distanza focale.
- L’occhio dell’osservatore era in O ad una distanza dalla 3a lente P minore délia distanza focale di essa.
- L’ufficio delle prime due lenti, che insieme costituiscono un sistema telesco-pico, è quello di raddrizzare la immagine data dall’ obbiettivo senza alterarne le dimensioni.
- Le qualità principali di quest’oculare sono due: una inerente alla struttura delle lenti fatte con vetro limpidissimo e lavorate in modo perfetto, l’altra relativa alla loro disposizione la quale face va si che non si vedessero i colori delPiride. Questo fatto ammesso da tutti coloro che videro cannocchiali del Campani era già stato osservato dallo stesso Campani fin dal 1662.
- A pag. 23 dell’opuscolo citato innanzi: Ragguaglio di due etc. si legge quanto segue :
- “ E questo ultimo Cannocchiale palmi 55. lungo, di quattro vetri, ma con * due artificij, che possono dirsi di mia inuenzione. Il primo è, che etiandio “ con la mutatione di due altri oggettiui, che ci ho fabbricati uno di palmi 52. u e di 50. Valtro, senza variar la distanza dell’occhio dalla lente oculare, che “ ha cinque once et vn minuto distante il suo fuoco, restano tutti e tre i Can-“ nocchiali Astronomie!, togliendo solo le due lenti di mezo. Questo per b non ho “ mai creduto che fosse nuoua inuenzione, se non di poi, che Vhb sentita spac-“ ciar per nuoua in vn certo occhialone fabbricato vn anno dopo esser stati “ veduti publicamente in Borna due miei Cannocchiali fatti delVistessa maniera. “ E’altro è; che nella circonferenza délia lente oculare non v’è quel colore, che “ jpareua inseparabile da i Cannocchiali di quattro vetri; Anzi vi si scorge in “ tutto ma merauigliosa nettezza e chiarezza, pur che Vocchio stia al suo debito “ punto: Condizione; che dal Sig. D. Candido del Buono eccellente Matema-“ tico del Sereniss. Principe Leopoldo fratello di V. A. fù auuertita V anno “ 1662. quando fù in Borna anco nel mio primo Cannocchiale di lO.palmi e “ di 4. lenti, che fin d’Aprile del medesimo anno donai al P. Bartoli, corne “ primizie douute à suoi amoreuoli documenti „.
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- Adunque il Campani prima dell’Huygens aveva osservato il fatto che aumen-tando il numéro delle lenti delFoculare di un cannocchiale non aumentava la colo-razione delle immagini. Sono stati i suoi eannoceliiali che ànno dato l’occasione ad Huygens di perfezionare la scienza diottrica. E la maggior parte dei perfezionamenti fatti da Huygens alla Diottrica sono posteriori al 1668. Fino a quell’epoca l’opéra migliore di Diottrica era ritenuta quella di Kepler. Nella stessa lettera citata qui innanzi dell’ll maggio 1668 vi è scritto quanto segue:
- “ Pour autheur de dioptrique je n’en vois pas encore de meilleur que “ Kepler dont il y a un exemplaire dans la bibliothèque de mon Pere, outre “ celuy que j’ay emporte, qui est relie avec d’autres traitez, demandez moy “ ce que vous n’y comprendrez pas, et ce que vous voulez scavoir d’avan-“ tage, et je vous esclairciray de tout. Si ma dioptrique ne s’avance pas “ plus, ce n’est que faute de loisir, et parce qu’il est difficile de s’appliquer “ a ces matières par intervalles, quand on est distrait par beaucoup d’autres “ choses comme je le suis toujours icy „.
- Lo stesso Huygens era diveiitato ammiratore del Campani. Dopo le scoperte di Cassini fatte appunto coi cannocchiali del Campani in una lettera a R. F. de Sluse in data 11 settembre 1665 (*) scrive quanto segue:
- “ gratias de missa epistola Cassini. speraveram observationes mittere sed “ nihil adhuc vidi. scribam quid postea successerit. si nihil, gratulabor Cam-“ pano de praestantia perspicillorum suorum, et tentabo an similia perfi-“ cere queam „.
- L’ammirazione, del resto, era pienamente giustificata. Non solo il Campani aveva colle sue diligenti osservazioni (**) confermata la teoria di Huygens dell’ anello di Saturno, ma la supériorité dei suoi cannocchiali era stata già riconosciuta dal Principe di Toscana Leopoldo dei Medici. In data 16 agosto 1666 questi scriveva a Cri-stiano Ygenio (***):
- “ Circa l’ombre dei Satellitj di Gioue credo che di alcune siasi appres-“ sato alla Yerità, ma non di tutte circa il tempo del apparizione, et che
- (*) Cfr. Œuvres complètes. Volume V, pag. 477;
- (**) Nel volume V delle opéré di Huygens si troya tra le pagine 118 e 119 una riproduzione fotolitografica di una tavola dei disegni di Giove e di Saturno fatti dal Campani nel luglio 1664. Nella nota la a piedi délia pagina 117 sono encomiati molto quei disegni che dànno una prova preziosa dell’eccellenza dei cannocchiali del Campani, dell’esattezza e del meravigliqso metodo di questo coscienzioso osservatore.
- (***) Cfr. Œuvres complètes. Vol. VI, pag. 78.
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- “ ni sia necessaria maggiore osservazione, la quale in parte è stata da noj “ fatta con qualche diligenza ; si corne aneora è stato osseruato Satumo
- * più volte, et in diuersi tempi, et sempre più viene confermata la ypotesi
- * di Yestra Signoria, corne hauerà potuto conoscere aneora dalle osserua-
- * zioni del Campani; ma circa il di lui Tomio aneora quà da.molti è stato “ creduto che non sia taie ma un artifizio competentemente lecito per che “ altrj non camminj per la strada uera del ben fabbricare le lentj. Vero perô
- * che i suoi Telescopi riescono, di qualsi uoglia grandezza che sieno, migliori
- “ d’ogni altro che quà sia uenuto, non ostante che ne sieno stati mandati '* dei fatti a comparazione „................
- La proposizione LIY délia Diottrica di Huygens enunciata cosi (*):
- Pkopositio LIY.
- Telescopii ex quatuor convexis compositi constructionem explicare, quo res visae erectae spectantur et magna copia.
- è tutta dedicata alla spiegazione del modo di funzionare del cannocchiale terrestre con oculare a tre lenti. Colle due figure, che qui riportiamo e che trovansi a pagina 193 dell’opera citata, egli mette in evidenza Y andamento dei raggi luminosi che entrano parallelamente all’asse nel cannocchiale, e l’ingrandimento di esso che uguale al rapporto délia distanza focale délia lente obbiettiva a quella di una delle lenti oculari. A pagina 195 trovasi scritto quanto segue:
- “ Haec egregia lentium compositio Eomae nescio a quo primum fuit * inventa, multum tamen adjuta annulo seu diaphragmate quod ad H, loco “ medio inter lentes E D, vel ad B focum communem lentium A et 0 inse-
- ________________ !
- (*) Christiani Hugenii Zelemii, dum, viveret, Toparchae, Ofuscola postuma quae continent Dioptricam, etc. Lugduni Batavorum, apud Corneliüm Boutesteyn, 1703, pag. 192.
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- “ ritur, cujus usum non ante cognitum (*) explicuimus in libro de causis “ phaenomenon Satumi. Est vero longe praecipnus cum in metiendis Plane-“ tarum diametris ut ibi docui, tum ad alia de quibus agam in sequentibus.
- “ In hisce vero telescopiis circulum apparentium imaginum praeciso “. ambitu iste annulus ideo circumscribit, quod quae circa H vel B collo-“ cantur distinctae cernuntur oculo F, cum radii ab H vel B egressi paralleli “ ad eum deferantur, simul vero colores circa margines ejus opéra rese-“ cantur, qui non bene antea vitari poterant.
- “ Mirum videtur in boc telescopio colores iridis oriri plurium ocularium “ refractione, non magis quam cum una ocularis adhibetur. Sed ratio haec “ est quod lens Q B corrigit et aufert colores quas lens “KL produxit. Idem enim accidit radio 0 K R K per “ superficies inclinatas ad K deinde ad R, transeunti, ac u si per cuneos binos contrarie positos SS, TT transir et “ parallelis lateribus, qui colore non inficitur non magis “ quam si per laminam vitream incederet „ (**).
- In questa proposizione l’Huygens non fa che spiegare quanto egli stesso aveva osservato nell’oculare del cannocchiale di Campani molti anni prima e da questi già pubblicato nel suo Ragguaglio. Corne mai l’Huygens non dice che quella egregia dis-posizione di lenti era dovuta al Campani? Eppure egli l’aveva vista coi propri ocehi in un cannocchiale del Campani; aveva letto il Ragguaglio in cui è detto chiara-mente in che consisteva la perfezione dell’ oculare ! Si puo dubitare (fino a prova contraria) se il Campani sia stato il primo ad adoperare un sistema composto di due lenti (***) per raddrizzare la immagine data dall’ obbiettivo ; è pero fuori di dubbio che il sistema composto adoperato dal Campani era il migliore. Sicchè quella egregia disposizione di lenti è giusto che sia ricordata dai posteri col nome di oculare del Campani.
- È bene perô osservare che il Campani aveva perfettamente compresa la ragione per cui l’Huygens nei cannocchiali lunghi aveva adoperato l’oculare composto di due lenti a contatto anzichè una sola lente biconvessa. Cio è detto chiaramente a pagina 37 del Ragguaglio citato innanzi nei termini seguenti:
- In proposito di questi Cannocchiali di straordinaria lunghezza, mi par di douer lodare il pensiero del Signor Christiano Hugenij, il quale nelle
- (*) Vedi nota la in fine.
- (**) Non sappiamo comprendere per quai ragione il sig. Caverni attribuisca all’Huygens questa composizione di lenti che egli stesso dice essere stata inventata a Roma.
- (***) Vedi nota 2a in fine.
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- 8 sue osseruazioni di Saturno stampate Panno 1659 si seruï (corne iui rife-8 risce à carte 4) in luogo délia semplice lente oculare tutta conuessa, d'una 8 lente composta di due vetri pianoconuessi, h fin di sfuggire in questa ma* 8 niera alcuni difetti, che nel vetro di straordinaria grossezza sono quasi 8 ineuitabili et
- Non creda il lettore che da noi si voglia in un certo quai modo far rimprovero all’Huygens per aver taciuto il nome del Campani nella proposizione LIV délia sua Diottrica. Lo splendore délia sua fama è eosi intenso da non poter essere in nessun modo offuscato dalle nostre considerazioni. La Diottrica dell’Huygens fu stampata 8 anni dopo la sua morte che avvenne nel giugno del 1695. Essa non era stata ulti-mata dall’autore. Coloro che nel 1708 attesero alla pubblicazione di quell’opera cosi si esprimono nella Prefazione :
- 8 Cui operi cum nos accingeremus, plus in eo laboris offendimus, quam 8 in principio nobis persuaseramus. Etsi enim pleraque haec, quae hic exi-u bemus jam a multis annis conscripta sint, vix quidquam tamen invenimus 8 plane ad umbilicum deductum, sed multa, nec satis integra, nec conve-8 nienti ordine disposita, utpote, quibus Auctor aliis, et aliis, ut fit, super-8 venientibus meditationibus distractus, ultimam manum imponere distu-8 lerat
- IY.
- L’oculare di Huygens.
- À pagina 182 délia Diottrica di Huygens trovasi:
- Propositio LI.
- Quomodo pro duabus convexis tria adhibendo amplior fiat telescopii prospectusj quo ad sidéra spectanda utimur.
- 8 Quamquam lentes non frustra sint multiplicandae, quod et vitri cras-8 situdine et iteratis reflexionibus non parum lucis depereat ; hane tamen uti-8 litatem praebere potest, ut latior evadat eoque jucundior Telescopii pro-8 spectus. Adsumtis enim praeter magnam lentem oculâribus duabus certam 8 inter se rationem distantiamque habentibus, multo minor fit aberratio
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- “ radiomm a diversis punctis rei visae ad oculnm tendentium quam si “ unica lens ocularis adhibeatur, quae eandem amplificationem officiât, atque * ita multo plura unico intuitu comprehendere licet, ac praeterea naevi ac “ impuritas omnis lentinm ocularium plane evanescit; cmn alioqui in una “ lente non parum adferat incommodi.
- “ Sit ratio angmenti proposita ea qnae P ad Q. Lens exterior L, focns « ejns G. Et nt P ad Q ita sit LG ad G K, cadente puncto K inter L et G.
- “ Et in K lens convexa statuatur cnjus foci distantia KV sit tripla ad KG, “ et divisa KV aequaliter in S, statuatur ibi lens altéra EF cujus foci di-“ stantia sit y SK. Oculus vero sit in M, posita SM distantia = y KG. Erit “ factum quod quaeritur
- L’oculare di Huygens è adunque un sistema eomposto di due lenti convergenti (biconvesse) taie che, indicando con <px la distanza focale délia prima lente cioè di quella che riceve prima la luce, con <p2 la distanza focale délia seconda lente e con A la distanza delle due lenti si abbia:
- (P! = 4cp2, A = 2 qp2.
- Con tali dati si ottiene che la distanza focale del sistema eomposto è — ed il primo fuoco di esso sistema è interno (fra le due lenti) e trovasi nel punto G che dista dalla lente K di
- L ' . A 1
- h & 1 V'
- L’oculare d’Huygens è adunque un sistema a fuoco interno, o, corne sogliono chia-marlo, un sistema negativo, ed ha la proprietà di aumentare il campo del cannocchiale.
- Quest’oculare è posteriore a quello di Campani: certamente non è stato indi-cato da Huygens prima del 1670. Nella Diottrica, che, corne si è detto, fu stam-Jadanza. 4
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- pata dopo la morte deU’autore, non si fa cenno dell’epoca in oui fu inventata. Pro-babilmente l’Huygens non l’ha sperimentata nemmeno lui, giacchè non si potrebbe concepire taie silenzio quando si osservi nella Proposizione LIY la cura che egli ha messo nel far sapere che l’uso dei diaframmi era stato indicato da lui (*) molti anni prima!
- N el volume V delle Œuvres complètes di Huygens, e propriamente in fondo alla pag. 199, si trova la nota 8 dove è detto:
- “ Le micromètre de Chr. Huygens, pour la mesure des diamètres des “ planètes, se composait d'une lame mince et de petite longueur en forme * de trapèze, que l’on pouvait enfoncer plus ou moins dans la lunette, entre “ les deux verres de l’oculaire, là où se formait l’image réelle de la planète. “ On déterminait à quel point de la lame le disque de la planète était en-“ tièrement couvert par la lame. Consultez le Systema Saturnium, page 82 ».
- Questa nota vorrebbe far credere che l’oculare di Huygens a fuoco interno esi-stesse già fin da quando fu pubblicato il Systema Saturnium, cioè nel luglio del 1659. Ora cio non è esatto. Ecco il brano di Huygens relativo alla misura del diametro dei pianeti che trovasi nel suddetto Systema Saturnium (**):
- “ Locus quidam est intra tubos qui Solis convexis vitris instructi sunt, “ circiter altero tanto amplius quàm convexum oculare ab oculo distans; “ quo in loco si quid intra tubi cavitatem visui objiciatur, quantumvis sub-“ tile aut exiguum, id distinctè prorsus ambituque exquisité terminato con-“ spicitur, atque ita pro ratione latitudinis suae partem aliquam rei lucidae, “ velut Lunae per telescopium spectatae visui subducit. Exacta loci deter-“ minatio, his quibus nullo vitio visus laborat, in focum convexi ocularis “ cadit; myopi aliquanto propinquius punctum accipiendum est, contraque, “ qui tantum à longinquo clare vident, paulo remotius; quod experientia “ protinus docere potest. Hic igitur si primo annulus statuatur cum fora-“ mine paulo angustiore quam sit vitrum ipsum oculo proximum, eo tota “ tubi apertura, sive spatium circulare quod uno obtutu in coelo detegitur, “ praecisâ circumferentiâ descriptum habetur »...................................
- In esso, corne vedesi, si parla di oculari semplici e non di quello descritto nella Diottrica.
- (*) Vedi nota la in fine.
- (**) Cfr. Cheistiani Hugenii, Opéra varia, Volumen secundum. Lugduni Batavorum, MDCCXXIV, pag. 598.
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- V.
- Acromatismo degli oculari precedenti.
- Un sistema composto di due lenti situate a distanza l’una dall’altra dicesi acro-matico quando il secondo fuoco (quello corrispondente a raggi incidenti paralleli all’asse) è il medesimo per tutti i raggi elementari dello spettro.
- Se consideriamo le lenti infinitamente sottili, ed indichiamo con <Px e cp2 le di-stanze focali di esse e eon A la loro distanza, è noto che le coordinate dei punti principali E, E* e la distanza focale <p del sistema composto sono date dalle equazioni :
- E
- Ei -f
- «PiA .
- q?i -f- <p2 — A ’
- grsjs ______ jr* __________ __________*P2 A_________
- 2 <Pi + <P2 — A
- cp =
- <Pl <P2
- <Pl + <P2 — A
- nelle quali Ex è il centro ottico délia prima lente, E*2 quello délia 2a lente.
- Poniamo per brevità y = E*2 — E* = - ? sarà y la distanza del se-
- condo punto principale del sistema composto dalla seconda lente.
- Il sistema sarà acromatico quando le variazioni di y e cp saranno nulle, qua-lunque sieno le variazioni di cpx e <p2 in conseguenza délia diversa rifrangibilità dei colori dello spettro.
- Ora si ha:
- by
- (qpi + qp2 — A) A&<Pa — <p3A(&<p1 + &q>2)
- («Pi + <P2 — A)2
- bq>
- («Pi + tp-2 — A) (<Pi &<P2 + <Pa5<Pi) — <Pi cpa^cpi + &qpa) .
- («Pi + <P2 — A)2 ’
- quindi le due equazioni by = 0, bcp = 0 si riducono aile seguenti:
- (1)
- ovvero :
- (2)
- j A [(cpx — A)b(p* — qa2bcpxj = 0 ! cpx(cpx — A)bcp2 cp2(cp2 — A)bcp1 = 0, j A = 0
- / cpx(qpx—A) b qp2 -j- cp2 (cp2— A)bqpt —0
- 1 (cpx - A)b(p2---Cp2b(Px=;0
- (3)
- ( cpx (cpx — A) b cp2 —j— cp2 (cp2 — A) b cpx 0.
- La coppia (2) corrisponde al caso di un obbiettivo acromatico, di cui qui non è il caso di discorrere.
- La coppia (3) dà (nel caso delle lenti formate délia stessa sostanza)
- <Pl “H ^2 — A = 0.
- Yale a dire che il sistema delle due lenti dev’essere telescopico. Questo risul-tamento è in contradizione con le (1) che suppongono cpt -f- <p2 A diverso da zéro. Se ne deduce quindi che l’oculare di Huygens non è acromatico. Quello del Campani, per il quale cpi = cp3 e A = 2 cPx è acromatico nel senso indicato dallo stesso Huygens.
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- Supposto un cannoechiale con obbiettivo acromatico di distanza focale <p0, si puo associare ad esso un oculare composto di due lenti délia stessa sostanza taie che Yingrandimento angolare del cannoechiale non varii per i differenti colori dello spettro.
- Se I è l’ingrandimento angolare e <p è la distanza focale del sistema oculare composto di due lenti poste alla distanza A ed aventi le distanze focali q>x, <p2 sarà
- e quindi
- I =
- qpo
- <p
- bl = —
- qp06(p
- Perche bl sia nulla, dovrà essere nulla bqp, ossia (4) (Pi(A — tpO b cp2 + cp2 (A — q>2)b ^ = 0
- che è identica alla (2).
- Ora bqp2 e bqp! si possono esprimere in funzione dell’indice di rifrazione n délia sostanza di cui sono formate. Si ottiene
- bqpi = —
- bn n— 1
- <Pi,
- bcp2 = —
- <P*
- Sostituendo questi valori nella (4) si ottiene
- donde
- (5)
- (A — q>i)<Pi<P« ~y + (A ~ = 0
- ^ __ <Pi + <Pi
- L’oculare di Huygens (quello descritto nella sua Diottrica) non soddisfa nem-meno a questa seconda condizione.
- L’oculare negativo che si adopera attualmente nei cannocchiali terrestri e nei microscopii composti e che ha per scopo principale di aumentare il campo dello strumento ottico cui è applicato soddisfa alla condizione (5) poichè si ha:
- 9i = 3q>2 A = 2qp2 =
- Esso è posteriore a quello di Huygens (*) ; pero meritamente si suole chiamarlo col nome di oculare di Huygens appunto per la sua qualità caratteristica di essere a fuoco interno e di aumentare il campo.
- (*) Cfr. Una memoria di George Biddell Aiby, B. A., avente il titolo: On the Principles and Construction of the Achromatic Eye-Pieces of Télescopes, etc. (“ Transactions of the Cambridge Philo-sophical Society vol. Il, parte II, pag. 243; ed anche S. Parkinson, A Treatise on Optics, London, 1870, pag. 180; G. Santini, Teorica degli stromenti ottici, Padova, 1828, vol. 2°, pag. 47 ; B. Baillaiçd, Cours d’Astronomie, pag. 188.
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- PER LA STORIA DEL CANNOCCHIALE
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- VI.
- Da quanto è stato esposto nei numeri precedenti si conclude essere storica-mente provato :
- 1°) Che i cannocchiali di Huygens, coi quali egli fece la scoperta dell’anello di Saturno e di un satellite di esso pianeta non avevano nulla di nuovo (teorica-mente) rispetto ad a] tri che si costruivano in quel tempo.
- 2°) Che l’oculare composto di due lenti vicine non ha che fare con l’oculare che attualmente è conosciuto col nome di oculare di Huygens, il quale ultimo è cer-tamente posteriore al 1670.
- 3°) Che I’Huygens non fu ne il primo ne il solo ad adoperare corne oculari lenti accoppiate piano-convesse.
- 4° Che fu Giuseppe Campani colui che osservo per il primo il fatto dell’a-cromatismo nell’oculare a tre lenti del cannocchiale terrestre, e dai cannocchiali del Campani I’Huygens ed altri appresero quel fatto.
- 5°) Che l’oculare negativo o a fuoco interno, che attualmente si adopera per aumentare il campo nei cannocchiali terrestri e nei microscopi dev’ essere chiamato col nome di oculare di Huygens.
- 6°) Che dev’essere chiamato col nome di oculare di Campani quel sistema di due lenti che serve a raddrizzare l’immagine data dall’obbiettivo in un cannocchiale terrestre, quando esso è un sistema telescopico.
- Quando, corne per lo più è in pratica, in un cannocchiale terrestre vi è il sistema oculare formato da quattro lenti delle quali le prime due costituiscono un sistema telescopico e le altre un oculare di Huygens, quel sistema dev’essere chiamato oculare di Campani e di Huygens.
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- NOTE
- la) Non è stato l’Huygens il primo ad adoperare i diaframmi nelPinterno del cannocchiale. Nel libro del cappuccino P. Anton Maria de Rheita (*) pubblicato in Anversa nel 1645 a pag. 352 délia prima parte trovasi scritto quanto segue:
- “ Tertio obserua in singnlomm tnbi canalium orificijs debere collocari “ assarium, seu lamellam in medio aeqna proportione per circnitnm ex-“ cisam, perforatamque ; adeo nt suo canali conoque radioso et apertnrae “ vitri obiectiui ita sint proportionatae assariorü aperturae, vt quô magis “ ocnlo accednt eô magis latae et apertae fiant, ita tamen, vt lncem per “ vitrnm obiectiuum ad latera canalis interioris admissnm, oculo omnino “ etiâ contegant, tubumqne vndique obscurum instar camerae obscuratae “ reddant. Nam quemadmodum species per convexnm obiectinnm in caméra “ maxime obscura multo clariùs, distinctins et excellentiùs dispicinntur, “ quàm ip cubicnlo lnminoso, vel semiobscurato, ita per canalem et tubum “ rite assarijs obscnratnm, obiecti species mnlto excellentiùs et exactiùs “ immittuntur cernunturque, quam telescopio aut nullo, aut paucis assarijs “ intus munito ...................................................... . I .
- L’Huygens conosceva l’esistenza di un taie libro fin dal 1653. Cio risulta da una lettera scrittâgli il 10 febbraio 1653 dal sig. G. van Gutschoven (**) in cui è detto:
- “ Autores qui de vitris poliendis agunt, tantum quatuor novi, Sirturum, “ Reitam, Cartesium et Hevelium, si bene memini. Sirturus liber in 4t0 est “ in Jtalia editus describens modum conficiendi tubum opticum Gallilaei, et “ quid in vitris terendis observandum sit. Reita in opéré suo Astronomico “ Enoch et Eliae, libro 4t0 sat fuse constructionem telescopij tradit, usque “ ad praeceptum 4um, quae satis bona sunt : verum quae sequuntur, et toto “ opéré continentur valde stulta sunt et tali autore digna, utpote, qui ne
- * vel simplicissimam in Geometria demonstrationem intelligebat: is alias “ ex me Antwerpiae aliqua audiverat et viderat, quae non intellecta ab-
- * surdè in chartam coniecit
- (*) Ocdlus Enoch et Eliae sive Radius Sideeeo mysticus planetarum veros motus solo excentrico
- TRADENS NOVA ET IUCUNDA CONTINENS CONDITOREM SIDERUM EIUSQUE PER FACTA VI6IBILIA MAGNALIA PRAE-
- dicans Antverpiae Apud Hieronymum Verdussium Anno Domini M . DC . ALIIIII. Autore R. P. Antonio Maria De Reita Concionat. et ex lectore Capucino.
- (**) Cfr. Œuvres complètes, vol. I, pag. 221.
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- 2a) In alcune opéré di serittori modérai trovasi seritto che l’oculare a quattro lenti del cannocehiale terrestre sia stato inventato dal suddetto Reita. Nel vol. I delle Œuvres complètes di Huygens nella nota 10 a pagina 85 è detto : Dans cet ouvrage Vauteur (Rheita) publie Vinvention de son télescope terrestre.
- Ora nel succitato libro (*) che noi abbiamo sotto gli occhi non vi è traccia di cannocehiali terrestri diversi da quelli già indicati dal Keplero. Il Rheita a pag. 851 nel Praeceptum VI dà le regole per costruire il cannocehiale astronomico con due lenti convesse (**) e nel Praeceptum VII che trovasi a pagina 354 parla De confec-tione tubi binoculi.
- “.........quibus faêtis necesse est te habere 2 connexa obiectiua ex
- “ eadem patina elaborata omnino eiusdem aequalitatis longitudinis ac cras-
- * sitiei et alia dna ocularia prorsus aequalia, atque ex ijsdem etiam scu-
- “ tellis parata: quae ita in canalem disponantur, vt ocularium vitrorum “ centra pupillas vtrinsqne oculi tni diametraliter semper respiciant........
- “ Itaque oportet in hune binoculum tubum ita conuexa quatuor (sive “ etiam duo concaua et duo conuexa, modo ordinario et pro terrestribus “ obiectis conspiciendis) disponere vt uterque conus visorius per ilia vitro, “ ab obiecto, vtrimque in oculos immittendus, extra tubum in vnum am-“ plum conum et foramen luminosum colligatur, et sic cuncta obiecti puncta “ ab oculis non duplicata sed vnita conspici antur, haud aliter ac in per-“ spicilijs ordinarijs fieri consueuit
- Nella pagina 356, che è Fultima délia prima parte, parla del cannocehiale terrestre e dice:
- a Obiecta autem duobus conuexis euersa, tribus pulcherrimè et am-a plissimo obtutu eriguntur, scilicet duobus ocularibus et vno obiectiuo, rita
- * tamen proportione, et distantia inter se et à se inuicem dispositis: tali “ tubo pro terrestribus nos vtimur, qui et vno obtutu centies quasi plus “ spatij repraesentat, quàm concauo-co'nuexus etc.
- In tutto quanto è detto sopra si vede che la invenzione del Rheita si riduce soltanto a quella del binoculo. Nemmeno il cannocehiale di Keplero a due lenti convesse è stato costruito la prima volta dal Rheita; 1’ aveva già costruito, prima di ogni altro e fin dal 1614 il napoletano Francesco Fontana, corne si vede nell’opera: Novae coelestium} terrestriumque rerum observationes, Et fortasse hactenus non uulgatae. A. Francisco Fontana, specillis a se inventis, et ad summam perfectionem perductis, editae. Neapoli Mense Februarii M.DC.XLVI.
- (*) CM voglia consultarlo lo troverà nella Biblioteca nazionale di Napoliv
- (**) Il Rheita fu il primo ad adottare le parole obbiettivo ed oculare.
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- Nemmeno il Fontana, che fu uno dei buoni costruttori di cannocchiali in quel tempo, ha costruito cannocchiali terrestri con più di tre lenti. A pag. 21 dell’opera ora citata si trova:
- Caput VIII.
- De modo dirigendi sp&eies inversas, tertia Authoris inuentio.
- “ Diriguntur species inuersae virtute tertiae lentis eiusdem diametri, “ ac est media lens qua inuersae sunt species, et ponitur etc. „..............
- 3a) Dopo la morte di Giuseppe Campani, il Papa Benedetto XIV compro la sua collezione di telescopî ed istrumenti per l’Istituto di Bologna (*). Con nostro rin-crescimento dobbiamo dire che, per quante ricerche abbiamo fatte, nulla abbiamo trovato a Bologna che ricordi il Campani. Appena appena in quelFOsservatorio astro-nomico, abbandonato in un angolo délia torre, abbiamo riconosciuto un cannocchiale del Campani, il cui tubo è in gran parte roso dai tarli! Le lenti erano coperte da uno strato di polvere e da una fitta tela di ragni !
- Nulla si trova di quanto dono Benedetto XIV!
- Non cosi a Firenze, dove si trovano parecchi cannocchiali del Campani e di altri costruttori contemporanei conservati con quella religiosa cura, che la gentile città ha messo sempre per ricordare ai posteri le grandezze del passato.
- (*) Cfr. Œuvres complètes, ecc. Vol. III, pag. 46, nota 10.
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