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L'automa aerio o Sviluppo della soluzione del problema sulla direzione degli aerostati publicata nella Gazetta ufficiale del regno di Sardegna ai 7 luglio 1854
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- SVILÜPPO DELIA SÔLUZÏOÎVE
- n» pbobuha
- SULLA
- OIREZIONE DEGU AEROSTATI
- publlcata nella Gazzetta Officiale del Regno di Sardegna
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- 4854
- BAL PROFESSORE
- ss câeu&st
- Antico membro del Col/egio di Filosofia e di lettere nelle Régie Université di S ai sari e di Cagliari, socio corrispondettle délia R. Accademia delle S dense di Torino , e delf Agraria ed Economica di Cagliari
- TORINO
- TIPOGRAFIÀ DI GIUSEPPE CÀSSONE
- 1855
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- Cela doit être. Comment n'y a-t-on pas pensé?
- Lalande
- Oramai, dopo settant’anni dalle prime dimostrazioni spe-rimêntali del principio aerostatico, tanto si è studiato sopra il medesimo 5 che debba a tutti parer yerissimo cio che il sig, Dupuis Delcourt, intelligente ed abile aeron aiita, asse-riva, scriyendo, non potersi per av ventura indicare un agente, o un sistema per la direzione degli aerostati, cbe non sia stato praticato, o almeno proposto.
- Era un massimo interesse per la stessa umanità nel pro-blema offerto al senno de’ fisici dell’Europa e dell’America ; era promessa una gloria singolare e superiore a quella di qualunque altro inventore di cose utilissime; e quindi quanti avean scienza e possanza di genio, o per filantropia, o per amor di gloria, yi si applicarono.
- Ed immenso deve essere stato il numéro degli studiosi, se sia yero (e bisogna crederlo sulla testimonianza del sul-lodato aeronauta, il quale ebbe commodo di saperlo), che
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- furono più di sessanta le memorie, che tra il 1783-85 erano presentate aU’Àcademia deîle scienze di Lione per il premio dalla medesima promesso (1); e che i progetti poscia forcnolati, per li quali furon fatte richieste di privilegio di invenzione, soyerchiarono il migliaio nella sola Francia. La quai somma sarebbe per lo meno duplicata, doye ai lavori de’ dotti francesi si cumulassero gli studi di quanti in Italia (2), Germania, Inghilterra ed America, nel corso di tanti anni ricercarono nella scienza le leggi dell’aerostatica.
- Egli è certo che al numéro di costoro non si ragguaglia il numéro delle diverse teorie; perche la maggior parte, siccome è stato riconosciuto, o riprodussero idee già emesse da altri e poi neglette per causa di insufficienza o di im-praticabilità, o combinarono quelle che entravano ne’ sistemi di propositori divers!; non pertanto se sieno eancellate le ripetizioni de’plagiari e reiette le composizioni de’combi-natori, sopravanzerà tanta copia e varietà di modi, che abbia a parère impossibile di produrre una novità.
- (1) Poco dopo i primi esperimenti degli aerostati, rAcademia delle scienze di Lione proponeva un premio di lire 1200 all’autore délia miglior Memoria sopra la più sicura e meno dispendiosa maniera di dirigerc i palloni a volontà, segnando ultimo termine alla pre-sentazione delle dissertazioni il 4 febbraio de! 1784.
- Il problema era espresso nella formola seguente :
- Découvrir la manière plus sûre, et la moins dispendieuse de diriger les ballons à volonté.
- (2) La prima esperienza veduta in Italia del principio aerostatico, faceasi in Torino agli 11 dicembre del 1783, con un piccol pallone, formato délia membrana usata da’battiloro, il quale giunto aile nuvole, stette esitante per un poco; ma si tosto quasi rallenatosi prendcva impeto, e proseguendo l’ascensione, spariva dopo 5’ f!4” dal momento délia partenza.
- La prima ascensione perô fu fatta ai 13 marzo 1783 a Moncuco, presso Milano, da D. Paolo derconti Andreani, patrizio milanese» il quale nella sua giovanile età d’anni 19 lu emulo de’Pilàtre, d®* Charles e Robert, ccc , e sorse a piedi 4200.
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- Per una siinile riflessione, escita da persona assennatis-sima, montre palesayami la sua opinione sopra il Cenno da me publicato d’una probabile soluzione del gran pro-blema sulla direzione degli aerostati, quando il mio con-cetto era ancora nello stato di embrione, essendomi entrato il dubio non fosse tantô nuova la mia idea, quant’ io la c redey a, conscio délia sua origine dal mio pensiero, era già per rimovermi dall’ iniziato syiluppo délia medesima : se non che mi parve più sapiente consiglio di accertarmi se il modo da me proposto per produrre i moyimenti del-l’aerostato nella determinata direzione si fosse escogitato da altri: onde mi yolsi incontânente a ricercare quello che si era scritto sopra tal questione.
- Ma dopo prolungate indagini, tra la gran farragine delle antiche e recenti teorie, avendo riscontrate alcune delle mie idee, nessun cenno pero del sistema od ordinamento delle medesime ; meglio raffermato nella mia opinione che possono sopra subbietti semplici conyenire nell’unisono due intelligenze, non possono sopra quelli délia maggior compli-cazione, ritornava agli intermessi studi, e li proseguiva alacremente, confortato dalla buona accoglienza, di cui aveyano onorato la mia idea persone di gran giudizio, meglio che disanimato dalle parole invidiosé di alcuni scioli, ne’quali non altro trovi che un titolo di dottrina, di cui quanto sono indegni , tanto insuperbiscono.
- Ed oramai la meditazioné essendosi tanto estesa, che sembri il mio concetto sufficientemente sviluppato da poter essere proposto alla considerazione ed al giudizio degli scien-ziati e de’ pratici, oso ofFrire T ordinato complesso delle mie opinioni sul gran problema.
- Yedano essi dunque se, corne pare a me, rispondano le mie proposte aile leggi fisiche, e sia satisfatto a tutte lecondizionidel medesimo, quale si enunciô da’primi tempi: o se per lo meno nel mio modo di pensare sia un avvia-mento a più felice soluzione.
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- Se per a y ventura fosse risoluta la gran questione, ver-rebbero dal principio aerostatico tali vantaggi, che nella com-parazione molto perderebbero del rispettivo grandissimo pregio i maravigliosi effetti di altri principl di pratica re-eentissima.
- L’uomo vi guadagnerebbe assai in dignità, il quale col suo ingegno si avrebbe acquistato una potenza negatagli dalla natura, il volo per gli imraensurabili spazi delbat-mosfera ; da vermo diventerebbe farfalla, e dalla terra vi-brandosi in modo di saetta nel cielo e scorrendovi con Tim-peto de’ più celeri augelli, eon la instancabilità delle mac-chine, potrebbe perlustrare tutte le parti del suo pianeta, e farebbe vera l’antica favola di Abari , eui per la facoltà divinamente attribuitagli di volare, fu titolo d'onore il cognome di Etrobate (1).
- Or hanno i goyerni e piroscafi e telegrafi elettro-magne-tici, e con questi mezzi e sussidi possono operare sulle rc-mote parti dello Stato più. opportunamente ed efficace-mente che nell’addietro. Ma se abbiano poi il servizio di automi, simili a quello che proponesi, faranno sentire anche meglio la loro azione provvidente non solo aile provincie di frontiera, ma pure a quelle colonie, che restano dis-giunte da larghissimi oceani.
- E se l’umanità sia lontana ancora dal termine délia troppa prolungata êra delle guerre, il quale non prima si attingerà, che la ragione abbia regalmente prevaluto sulla forza brutale; molto l’Etrobatica potrà giovare a bellige-ranti (2), poscia sarà trovata tra le più valorose cause a dissuadere dalle imprese inique gli ambiziosi.
- (1) Nella mitologia narrasi di Abari, che avesse ricevuto da Apolline , di cui era nipote, una saetta , la quale essendo lanciata lo traeva seco per l’aria ; e che con questo raezzo magico scorresse per tutte le regioni, rendendo oracoli a’ popoli.
- (2) Macchine silïalte se fossero state in uso nella présente guern,
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- Nello stesso tempo quanto se ne avvantaggierebbero le nazioni per l’agevolezza delle corrispondenze, e quanto mo-vimento agiterebbe i popoli per livellarsi alla civiltà di quelli cbe primeggiassero per cultura di spirito, per gen-tilezza di animo ? Quanto si avviverebbe il sentimento délia fraternità tra le diverse razze délia specie umana, e quanto felice avventura sarebbe per le nazioni silvestri, misera-mente giacenti neirabbrutimento entro deserti impenetra-bili, se fossero conosciute e fatte partecipi délia educazione cristiana per uomini pii, che paressero discesi dal cielo.
- È poi facile a intendèrsi l’incremento che verrebbe aile scienze naturali da’ viaggi aerei sopra ogni parte del nostro globo, e principalmente alla meteorologia, ed alla geografia (1) ; alla prima delle quali si porterebbe la spie-gazione délia massima parte de’ fenomeni, che considéra ; all’altra il complemento che finora non le seppero dare, dopo penosissime e pericolosissime odissee, tanti dotti viag-giatori e navigatori.
- Finalmente a coloro, che amano ricrearsi délia lassitu-dine de’ negozi e del travaglio degli studi più austeri col divagamento, sarebbe aperto un paradiso di incomparabil
- avrebbero fatto un servigio utilissimo a’ governi belligeranti. Forse entro 24 ore si sarebbero trasmessi gli ordini da Parigi e da Londra alla latitudine del 60° nel Baltico, e ricevutene le novità ; e in meno di 65 si sarebbero corrisposti i due governi e i quartieri generali sul Mar Nero.
- (1) Quante spese profuse, quante sofferenze durate, quanti pe-ricoli incontrati, per riconoscere la via boreale dall’Atlantico nel Pacifico, e poi per rintracciare il perduto Franklin tra’ ghiacci dei mari polari ! Quante diffîcoltà, quante pene, quanti pericoli, e quante vittime, per aequistare alla scienza poche e maldistinte no-tizie delle regioni dell’Africa interiore ! Se riesca il proposto Au-toma sarà sufficiente un mese di estate a riconoscere tutti i parti-colari délia geografia polarè, e délia corografia afrieana.
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- piacere (1) ; perche yiaggiando nell’aerostato senza nessuno de’ molti disagi che si patiscono ne’ veicoli terrestri e marini; senza la falica delle anelate ascensioni aile specole di gran panorama ; senza la noia degli indugi ne’ punti di stazione, potrebbero in pochi giorni compire le più gioconde ed utili peregrinazioni : e resterebbe ad essi molta gioia nella me-moria delle sensazioni provate tra le incantevoli svariatis-sime scene offerte alla loro contemplazione da’ diversi elimi délia terra nella sua seabra superficie, dove rilevata in gruppi o in spine montagnose con semplici, o moltiplici . bizzarre linee e diramazioni ; doye distesa in alti e bassi piani, in amplissime regioni campestri, striate da correnti, che sfogano nel mare, g stagnano in bacini; dove in stato naturale, dove modificata dall’arte dell’ nomo ; dove spo-glia di vegetazione, dove coperta di pascoli e selve ; dove
- (1) Il lieve sbozzo che M. Charles diede délia scena da lui ammi-rata nella esperienza del 1 dicembre 1783, quando risali solo, basta a formarsi un' idea delle incantevoli vedute che si godono dall’alto, impareggiabilmente più belle de’ panorami che si contemplano dal vertice de’ più alti monti, dove se sia pure la scena amplissima, restano offuscati e mal distinti i particolari, mentre sull’aerostato si puô passare sopra tutti, osservarli partitamente, e si gode ognora un nuovo orizzonte.
- Rispettivamente agli effetti meravigliosi délia luce, che si dà dî osservare nell’alto, rammenteremo cio che riferiva il sig George Elliot, aeronauta americano, délia sua ascensione centunesima (notata nel Moniteur, 17 settembre 1854), a Petersburg nella Virginia, il quale ail’altezza di piedi 3000 (inglesi?) traversando le nubi trovossi « corne dêntro a un vasto globo di cristallo (di p. 300 di diametro), e osservo sopra una parte di esso 1’ ombra del suo pallone , e a mezza distanza tra il pallone e l’ombra una simile forma aerea di aerostato , governato per un Sosia, che imitava tutti i di lui movimenti.... » Non riporto il resto, perche basta dire che si possono vedere effetti non mai veduti délia luce, corne accadde al sig. Elliot, che godette quello dello specchio concavo, da cui erano prodotti gli spettri indicati.
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- quêta in solitudini nevose o sabbiose; dove popolata da belve, o abitata da tribù umane in selvaggi abituri, in casali, in città; — nella prospettiva cangiante deh piano azzurro de*mari, dove liscio corne cristallo, dove agitato e spumeggiante; qua solcato da navi, là caricato di immani ghiaccioni, o di mostruosi cetacei; liquido in tütte parti; solido or in uno, or in altro de’ poli inospitali; — e finalmente nello spettacolo che si potrà godere intorno nella stessa atmosfera, or translucida, or torbida de’ vapori, o del funio de’ vulcani, sparsa di nuvolette, ravvolta in vortici da venti contrari, premuta da nembi, traversata da turbini nevosi, da torrenti di pioggia, da furiose grandinate, da guizzanti saette; maravigliosamente abbellita da’ magici fenomeni délia luce, dalle moltiplici meteore luminose, e dalle serene faville de’cieli profondi.
- Ne questi piaceri si dovranno comperare con grandi pa-timenti, nè saranno diminuiti e interrotti dal timoré di pericoli occorrenti, corne accade troppo spesso ne’’ viaggi per terra e per mare. Negli aerostati secondo la lorma novella si avrà molto meno a temere di infortunio che navi-gando i laghi su’ piroscafi, o scorrendo sopra guide di ferro, o salendo aile montagne sulle lubriche e fesse ghiac-ciaie : perché l’aerostato cui non ovvia altra contrarietà, che dalle fluenti aeree, nè altro pericolo, che dalle rupi de’ gioghi alpini, potrà evitare le correnti répulsive, pas-sando in altro girone dell’atmosfera, e salvarsi dalle col-lisioni, sostenendosi in una sfera superiore a tutte le altezze.
- Fra le accennate sensazioni gioconde non mancano certa-mente le spiacevoli ; ma queste non sono a quel grado, al quale le esagerano alcuni nella imaginazione degli effetti igrometrici, e termometrici, délia grande umidità nella re-gione delle nuvole, délia siccità nelle sfere più alte; del calore sotto i diretti raggi del sole, del freddo a conside-revoli elevazioni ; e principalmentè di ciè che patiranno gli
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- organi dalla rarefazione dell’aria superiore; e i non pochi tra gli aeronauti clie salirono in sublimissime altezze, e i due italiani, che nel 1808 poggiaron ove nessun altro era sin al-lora asceso, non riferirono patimenti e pericoli che possano spaventare (1). Le transizioni dal caldo al freddo non parvero troppo moleste; la copia o assenza de* vapori lo furono anche meno, e l’acceleramento délia respirazione e délia cir-colazione, con altri sintomi di qualche gravita, non si sen-tirono , che presso al XVI girone ( agli 8000 metri sul livello del mare), dove non sarà nécessita di sorgere, che quando si ami di sorpassare le più eccelse montagne del gloho, bastando, fuor di questi rari casi, di tenersi, quasi direi, a mezza la notata altura, massime che a’ viaggiatori
- (1) Notasi nella citata relazione di M. Charles, che nel rapimento ineffahile dell’estasi contemplativa era egli bentosto richiamato a se stesso per un dolore straordinario nell’interno deU’orecchio destro, e nelle ghiandole mascellari (il quale andô poi dissipandosi, corne di-scendendo l’aerostato), e che in brevi momenti era passato dal te-pore délia primavera al freddo dell’ inverno, il quale tuttavolta non gli parve intollerabile.
- Il sig. Blanchard nella sua prima ascensione (2 marzo 1784) avendo varcato le nubi, senti dai raggi del sole un calore assai forte, e asceso più oltre e rimasto 5j4 d'ora ne’ sublimi gironi provava dopo il calore un freddo assiderante, una ardente appetenza di cibi, e quando fu a maggior altezza, una opprimente sonnolenza.
- Il sig. Green salito in tal punto, dove il barometro da 76 era disceso a 32 centim., e il termometro centigrado da 310 a — 5° 9’, sentiva tanto acceleramento nella respirazione e nella circolazione, che le pulsazioni da 66, quante erano nello stato normale gli creb-bcroal20; e intanto osservava una stupenda siccità nell’aria, perche tutte le sostanze igrometriche non solo si erano asciugate, ma si tordeano corne fossero esposte al fuoco.
- La indicata ascensione ebbe effetto a’7 settembre 1836, insieme coi sigg. Hollon e 31ason. Partiti all’l lj2 pom.» passarono lo stretto di Calais in un’ora, viaggiarono sulla Francia nella notte, e disce-scro aile 7 1 j2 antim, in un paese di Nassau.
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- piacerà tal distanza, dalla quale possano riconoscere i parti-eolari oggetti che giaciono a spettacolo sulla superficie del globo.
- Le grandi utilità indicate, che nelle prime esperienze degli aerostati furono intravedute, e parvero degne dello studio di migliaia d’uomini intelligent^ mi fan sperare che i dotti ed i pratici vogliano considerare il modo da me pro-posto per la loro consecuzione nell'Automa aerio, del quale imprendo la descrizione ragionata.
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- L’ÂUTOIÂ ÂERIO (5)
- Annunziasi con questo nome una macchina da costrursi quasi interamente di lamine e verghe metalliche, di forma ovoide, e simile a un pesce; la quale sospensibile nell’at-mosfera per la relativa maggior leggerezza del volume e mobile co’propri mezzi, saïga, discenda, progredisca, or paralella, or verticale, or obliqua ail’orizzonte; e volgasi in ogni parte, e corra nella linea indicata, e in parità di condizioni con una celerità molto maggior di quella de’ più potenti volatori, proseguendola pure senz’ alcuna intermis-sione fino a cinger il globo sopra la linea équatoriale (2).
- (1) Si dà questo nome aile macchine che si movono da sè e più propriamente a quelle che imitano gli animali.
- (2) Contiensi in questa nozione quanto M. Guyton de Morveau riferiva aver preteso alcuni dall’aeronautica, perché credessero de-gno l’aerostato di esser compreso nel novero delle invenzioni utili.
- I quali domandavano che si trovasse il modo di indirizzarlo a un punto indicato, in qualunque stagione, a malgrado de’ venti e delle tempeste, e indi richiamarlo aile mosse. Il detto fisico li negligeva, quali pretensori dell’ impossibile.
- Veramente sarebbe impossibile di satisfare a tali condizioni con gli aerostati communi ; ma si potrebbe rispondere agli amplissimi desideri con una macchina, quale si è delineata nella nozione offcrta d€ll’Automa aerio , che avesse in sè la poteriza di tutti i movimenti necessari per tenere una direzione determinata a dispetto delle contrariété , che si affronteranno, se superabili, o si scanseranno, se troppo violente
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- înnanzi perd che prenda a ragionare singoîarmente dei particolari, accennati in questa complessiva brevissima no-zione, giova che indichi e spieghi le cause, per cui l’Aero-statica non fece i progressi che si erano sperati, e rimase lin qui senza soluzione il problema sopra la direzione.
- Errori communi sopra V Aerostatica
- Il sig. Victor Meunier nell’appendice, che porté la Presse nel 27 sett. 1854, ricercando perché le invenzioni posteriori a quella del Montgolfier, le locomotive marine e terres tri, la telegrafia elettrica, la galvanoplastica, ecc. le quali non numerano più che una ventina d’anni di esi-stenza, sieno State nella mirifica emulazione degli ingegn1 2 promosse molto prossimamente alla perfezione; per lo contrario rimasta Y acrostatica sul punto dôv'era nel 1785, stérile delle moite e grandi utilità promesse (1); non seppe in altro vederne la ragione, che in un errore universale, per cui sieno State storte le menti dalla via délia soluzione, e siasi vietato di render proficuo alla umanità il principio , se non scoperto, altamente perô predicato dal Montgolfier (2).
- (1) Nell’ Illustration 1 marzo 1851 scrivendo M. Auger sopra una macchina aerostatica a elice-concoide de’sigg. Dupuis-Delcourt c Regnier, notava temersi dal primo de’ due non fosse la Francia, che era stata eulla dell’Aerostatica, precorsa dalFAmerica, dove gli studi del sig. Wyse aveano singoîarmente ampliato la scienza aerostatica: e ciô leggendo restai maravigliato che lo stesso Dupuis, quando, sotto li 30 settembre dello stesso anno, scrivendo nello stesso Periodico , nominava gli autori delle principali proposte sugli aero-stati, non avesse narrato i progressi, che per il sig. Wyse avea potuto fare questa parte intéressante délia fisica.
- (2) Stefano Montgolfier fu hen fortunato di poter attrarre sopra il suo aerostato l’attenzione ; ma non fu esso il primo a concepirne F idea.
- Sessant’annî innanzi, cioè nel 1720 Bartolommeo de Gusmao ,
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- Cui consentendo, riconosco che il mal successo délia Ae-rostatica fu da un grave errore, che mi appar moltiplice, ed è inescusabile.
- Gesuita portoghese, nato a Lisbona nel 1677 , dopo aver veduto sospendersi in aria un corpo leggerissirao e concavo , colpito dal fenomeno, sperô di ottener lo stesso effetto, fabbricando una mac-china concava , la quale présentasse all’aria una gran superficie con un menomo peso ; e felicemente, riescl formando un sacco sferico di tela, aperto circolarmente nclla sua parte inferiore, dove sos-pendeva un bragiere fiammante. Dopo molti esperimenti felici, falti in privato , fabricava un pallone colossale, e montatovi nella piazza contigua al palazzo del Re , comandava che fosse rilasciato. Ma la prova non andava innanzi, essendosi il pallone per colpa di chi te-neva le corde imbattuto nel cornicione del palazzo, e in parte guasto; ne poi si riprendea l’esperimento, perché il popolo, ingannato dalle calunniose insinuazioni dei nemici dell’Ordine de’Gesuiti, si ammu-tinava contro del Gusmao, che fu gittato in una prigione, e proba-bilmente in quella del Santo Offîcio. — Che differenza tra’ portogbesi, che oppressero il primo dimostratore del principio aerostatico, e i francesi che accolsero col massimo favore ed entusiasmo la stessa dimostrazione !
- L’abbate De Feller nel suo Dictionnaire historique riferisce li par-ticolari di sopra notati del Gusmao, i quali, già inseriti nel Giornale di Murcia e in diverse Memorie del tempo, erano poi riprodotti tra le Notizic letterarie di Cremona del 1784, N. 17, e dal Journal des Savants nel ottobre dello stesso anno, dove inoltre si asseriva alla macchina del Gusmao la forma d’un uecello , e si aggiungea a maggior certezza delle cose narrate, che tali nozioni erano state date ad alcuni scienziati inglesi e francesi, andati in Lisbona a verifi-care i fatti, da un religioso Carmelita, fratello del P.Gusmao, e lega-tario de’suoi MSS. sull’arte di costrurre le macchine volanti.
- Lo stesso De Feller, parlando di Montgolfier, stima possibile che questi non abbia mai udito a parlare del Gusmao ; non pertanto non gli sa concedere il vanto di primo inventore, il quale se tocca a chi innanzi ad ogni altro scopre un vero, deve perô riconoscersenc il merito nel Gusmao, che di tanto tempo lo precedeva con la sua notoria invenzione.
- Soggiunge poi ; « I giornali che ne han parlato non sono délia classe di quelle opère, elle giustamente non so chi qualificô Romanzi
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- Il primo inganno sta nella opinione, universalmento in-valsa, clie sia YEtrobatica o Aerobatica men simile al volo e al nuoto, che alla navigazione ;
- Il secondo nella credenza non meno generale che dalla navicella, o cesta , sostenuta pe’ cordoni delh aerostato, possa questo essere governato ;
- Il terzo nella persuasione communissima che non sia altro mezzo di sospensione, che l’aria calda o l’idrogene.
- Basta una considerazione nè lunga, nè profonda, a sen-tire l’erroneità di questi pregiudizi, a’ quali restarono man-cipati uomini pure di non médiocre intelligenza.
- I. Se la navigazione commune si fa tra due fluidi, il volo e il nuoto in un solo ; corne l’etrobatica che opéra entro quello solo dell’aria, si potrâ dire piuttosto analoga
- di fisica, dove non troveremo nè il sig. Cavallo (lo storico de l’Ae-rostation) che manclava in aria bolle di sapone impregnate d’aria infiammabile ; nè quel Veneziano, il quale, nel sec. XIII, o XIV, avea mandata su per l'atmosfera un volume d'aria rarefatta, invilup-pata in una s fer a di sottili fogli metallici (**).
- Ma se non vogliasi spogliare il Montgolfier dagli onori , di cui finora fu insigne, per adornarne il Gusmao, sul cui esperimento rimane a molti qualche dubio ; o r M. Cavallo, il qualc, secondo la testimonianza irrecusobile di M. Broussonet, egregio naturalista, sperimentava il principio aerostatico nel 1781, prima con le bolle saponacée piene d’aria infiammabile (derise dal De Feller, corne abbiam veduto), poi con un pallone di carta, che egli chiama sacco oblungo di tre a quattro piedi di larghezza : credo non vorrà nessuno essere cosi ingiusto da posporgli il Lana, che un secolo innanzi con-cepiva la grande idea del aerostato , e ne sviluppava la spécial teoria in un'opéra scientifica. L’idea primitiva è d’un italiano, cd alla Italia ne restera la gloria.
- (**) Ho riferite queste parole del De Feller per la notizia che ci dà dello sperimento di cotcsto italiano che giugnemi nuova, e vorrei fosse considerata da quelli che sono in posizione di far qualche ri-ccrca sul fatto.
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- alla navigazione sopramarina, che al volo, al nuoto ed alla navigazione sottomarina (1) ?
- (1) Fa maraviglia sentir alcuni da’ quali riguardasi corne chime-rica la direzione degli aerostati, e poi crcdesi che la navigazione sottomarina possa avéré un bell’avvenire. Ma se vi è una perfetta analogia tra la navigazione sottomarina e la etrobatica, perché negasi a questa cio che si concédé all’altra ?
- Sara forse perche, corne asseriva uno de’ sapientissimi délia scienza officiale, l’aria per la sua poca densifà non presta a’congegni del-l’aerostato un punto d’appoggio , quale l’acqua nella sua densità, di 770 volte superiore a queila dell’aria , offre nella sua incrzia aile macc’nine idrostatiche ; onde poi deduceva doversi il problcma ae-rostatico ordinare fra quelli, che non possono ricevere una vera soluzione nello stato attuale delle cose?
- Certamente, essendo tanto diseguali le rispetlive densità, il soste-gno che darà l’aria sarà molto più debole di quello dell’acqua ; ma da cio non esce che manchi, corne poco logicamcnte asserirono alcuni, mentre pur vedeano librarsi le grandi aquile a grandi al-tezze, e ascendere gli aerostati, quanto fu visto quello del signor Brioschi (**) asceso a metri 8265 (misura trigonometrica), a poco meno di metri 300 sotto la punta del Dumlagiri délia catcna del-niimmalaya, a più di 3455 sul monte Bianco : e solo èlecito dedurre che, corne a far portare dall’acqua un certo peso devesi la macchina veicolare render più leggera rispettivamente a pari volume d’acquaj nello stcsso modo bisogna operare perché quello stesso peso sia portato dall’aria.
- Del resto l’etrobatica non patisce difiicoltà tanto gravi quanto la navigazione subacquea per la respirazione delle persone che sono chiuse nella macchina. Si potrà bene far conserva d’aria compresssa e di ossigene i ma se possa per una tromba depellersi la mefite, prodotta dalla respirazione e dalla combustione , a poca profondità sotto il livello j non basterà forza umana, quando debbasi star giù a un notevole numéro di braccia.
- (**) Questa ascensione del Brioschi, accompagnato daU’Andreoli, si fece in Padova ai 22 agosto 1808.
- Nell’ann o precedente (18 ottobre) l’Andreoli salito sopra Milano a metri 7925, superava il grado, cui era giunto il Lunardi sopra Napoli (15 sett. 1789), perché misurava metri 7638, nella quaîe al-tezza il barometro, che nel momento délia partenza era a poliici 27, 9, parve disceso a poliici 11, mentre il termometro segnava 0’-
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- IL Se parrebbe ima assurdità, degnissima de' cachinni, la pretensione di governare i movimenti d'un vascello, so-spinto dalla corrente dell’acqua o dell’aria, da sopra la scialuppa, trainata dal medesimo; perche non vorrassi rico-noscere similmente assurda la pretensione di poter dirigere dalla cesta pensile d'un enorme globo il corso di questo?
- III. Se non è lecito di negare la possibilità di effet-tuare in un amplissimo vaso il vuoto, che si fa dentro la cupola délia macchina pneumatica, e meglio ancora quelle che si fa nel tubo torricelliano ; se dee questo vuoto dare al solido evacuato una maggior leggerezza, che possa aversi per la rarefazione dell’aria, o per l’idrogene; se questo mezzo di sospensione non patisce i difetti, per oui è sce-mato il yalore dell’aria calda e del gaz indicato, che sono manchevoli e pericolosi; non deve parère irrazionale la esclusione del vuoto da’mezzi di sospensione?
- I non lontani nostri posteri, la mente de’ quali sia disoccupa ta dai pregiudizi, su quali consistono i notati errori, credo debbano molto stupire che abbiano questi per tanto tempo e per tutto dominato con pochissime eccezioni.
- L’immensa estensione del primo è facilmente provata da questo solo che l’arte di governar gli aerostati fu ed è ovunque appellata Aeronaulica.
- La predominanza del secondo dall’esiguo numéro di co-loro, i quali parvero aver intraveduto questo vero, che per operare nell’aerostato i movimenti desiderati doveano gli organi motori agire dal suo corpo.
- Ed è lecito dire sulla difFusione del terzo pregiudizio, che se pochissimi si affrancarono da uno o dall'altro dei de’due primi; forse non si puo nominare un solo, il quale abbia approvato il pensiero del fisico Lana, e stu-diatane la pratica secondo i suggerimenti da lui lasciati nell’opéra, che divulgava nel 1670 in Brescia, co’tipi del Rizardi e col titolo di Prodromo, ovvero Saggio di alcune
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- invenzioni nuove, premesse all'arte maestra ;.... neî
- quale al cap. VI si legge enunciato il problema di Fabri-care una nam, che cammini sostentata dalVaria a remi, a vele, quale si dimostra poter riescire nella pratica (1).
- La causa dunque, perché dopo tanta volger di tempo non ebbe il principio aerostatico quello sviluppo che si aspettava, furono i sunnotati errori; ed essendo i medesimi profondamente radicati in moite menti, temo per5 forte che per le loro traveggole, se i cotali occorrano al rero non solo lo disconoscano, ma derisori lo sfatino: e sotto un altro rispetto, mentre vedo nel volgo de’ sedicenti dotti taie e tanto un orgoglio, per oui rigettano cio che essi non seppero pensare ; temo un’altra Yolta che nessun di costoro, pur tra la evidenza luminosissima del Yero, avrà tanta virtù da confessarlo con le magnanime parole, che io posi in cima aile mie e già proferse Lalande, in udendo il suc-cesso delle esperienze del Montgolfier.
- Cela doit être : comment ny a-t-on pas pensé?
- Forma dell’Aufema
- Entrando ora nel mio arringo comincerô da render ra-gione délia forma che gli diedi.
- E’ parmi esser voluto dalla logica degli analoghi ,&ehe avendo esso a moversi entro a un fluido sia disegnato a
- (1) La indicata opéra di questo illustre brcsciano , fu riprodotta nella stessa città con data del 1684, e sotto il titolo di Magisterium Artis et Naturae, e nel 1784 in lingua tedesca per cura di M Ileer-brandt in Tubinga.
- Il problema proposto dal Lana fu trattato dallo Sturm (Gio. Cri-stoforo), che fu professore di filosofia e matematica in Altorf, c ristoratore delle scieuze fisiche in Alemagna, nella sua opéra Col-legium experimentale curiosum, publicato nel 1676, dove tra molli al tri terni trovasi un progetto di rnacchina aerostatica conforme alla teoria del Lana.
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- somiglianza de’ semoventi ne’ fluidi, e diro degli uocelli, o dei pesci.
- Yide F Italia ne’ tempi antichi un miracolo di meccanica, operato dall’ ingegno del famoso Archità di Taranto , egregio geometra délia scuola di Pitagora, vissuto nel IV secolo, A. C., il quale, corne ne accerta Aulo Gellio (No-des Attic. L. X., c. XII.) sopra l'autorité di molti scrittori greci, che aveano riferito lo stupendo fatto , e princi-palmente sopra la testimonianza delF egregio filosofo Fa-vorino, avea saputo formar di legno un uccello (1), che sos-pendeyasi controbilanciando la forza, da cui era tratto alla caduta, e volaya per una potenza meccanica, animato dall’aura d’uno spirito occulto (insensibile), che vi era rin-chiuso (2) ; ed io avrei imitato il grande esempio, e scelto
- (1) Alla colomba autcntica d’Archita non aggiungerô l’aquila apo-crifa del famoso Giovanni Muller, conosciuto sotto il nome del Re-giomontano , sebbene in diversi scrittori, che religiosamente creduli a’ precedenti trasorissero cio che leggeano, si trovi notato che quella macchina siasi lanciata a volo incontro ail’ imperatore Carlo V, e rivolta con lui a Nurimberga. Ea render certo il Iettore délia falsa supposizione e délia imbecillità de* plagiari, basterà di notare che h morte del Regiomontano precedette di 40 anni la nascita di Carlo V, questi essendo venuto al mondo nel 1500, quegli partitone nel 1460.
- (1) 11 Wilkins (Giov. vescovo di Chester), coetaneo del Lana, nel suo Dedalo, o trattato sui movimenti meccanici, dove si occupa spe-cialmente dell’ytrfe di volare, cosi parla rispettivamente alla spiega-zione di Aulo Gellio.
- « Scaliger conçoit que la structure de pareils automates volans n’est pas difficile : Volantis columbae machinulam, cuius auclorem Ar-ehitam tradunt, vel facillime profiteri audeo. L’on crut anciennement, que ces mouvements étaient dus a quelque air renfermé. Ainsi Aulu-Gelle dit : Ila-ernt libramentis suspensum atque aura spiritus inclusu atque occulta conditum, ecc. Comme s’il y eût à l’intérieur un feu de lampe, ou autre, à fin de produire un degré de raréfaction, capable de mettre en mouvement toute la machine-, mais ceci peut-être plus fa-
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- la stessa forma, se non che restai sgomentato dalle diffi-eoltà délia costruzione, e più ancora dalla pratica impossibilité deli’organismo motore delle ali per un aerostato, il quale per servire, non ad uno sperimento di meccanica, che si puo fare in piccol modulo, s'i bene aile grandi utilité umane, domanderebbe amplissime le dimensioni di quei membri; mentre dall’altra parte la facilité degli ingegni motori del pesce mi allettô ad adottare la sua figura più commune.
- Forse sembrerà ad alcuni che la forma de’ semoyenti nell’acqua, cosï diseonvenga al fluido aereo; corne la forma de’ semoventi nell’aria disconviene al fluido acqueo.
- Ma siffatto ragionamento non mi pare assai giusto. Con-ciossiachè se l’ampia superficie del penname sarebbe un grande ostacolo al facile movimento tra le acque ; la brève misura de’membri motori d’un auto ma pesciforme, sospeso per sua minor pesantezza, avrà un effetto proporzionato alla loro quantité: il quale se sentirassi minor di quello che produrrebbe la distensione di due grandi ali, sarà tut-
- cilement exécuté par la force de quelque ressort de la forme de ceux, dont on fait usage pour les montres. Ce ressort peut co-muniquer à une roue , qui donnera un mouvement égale aux deux ailes 5 ces ailes ayant chacune intericurment un ressort plus petit, qui les fera contracter, et se déployer en s’élevant un peu , de sorte que étant abaissées par la force du grand ressort, le plus forte de tous, et ensuite élevées par les deux autres, il est aisé de concevoir comment peut s’exécuter le mouvement rpour voler, et comment il peut continuer ».
- Su questo modo di metter in movimento le ali in un uccello-auto-ma, io non credetti di far alcuno studio, avendo inteso che se era facile di imaginare il modo di piegare le ali per ordigni elastici, diffîcil-mente il meccanismo sarebbe pratieabile nelle grandi dimensioni che esige la utilità délia macchina, e attuandosi non ne sarebbe molto sicura l’azionc.
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- tavolta molto maggior di quello, clie gli stessi orgaai pos-sono produrre nel mezzo più denso delle acque.
- Del reste T impossibilità per l’arte umana di costrurre ali proporzionate al un uccello gigaute, quale sarebbe voluto per li servigi riehiesti al principio aerostatico , è, se non nT inganno, attestata dal fatto stesso délia natura, la quale, avendo posto tra le aeque ingentissimi mostri , mandé nell’aria lievi corpuscoli, quali in paragone delle smisurate balene sembreranno i volatori delle più grandi specie; e quali stimo essere stati pure nelle epoche più an-tiche del globo terracqueo ; sebbene i ristauratori imaginosi di quelle sepolte ereazioni ce ne rappresentino alcuni co-lossicamente enormi.
- Egli è vero che la proposizione délia detta forma non è nuova, essendo stata più volte indicata nelT aerostatica, e nominatamente — dal barone Scott, il quale in un progetto di navigazione aerea disegnava la costruzione su grande scala d’un pesce, articolato e munito, corne rife-risce il Dupuis-Delcourt, di sua vescica natatoria; — dal sig. Paully di Ginevra, autore d’una bella esperienza aerostatica, fattasi nel 1804 sotto gli auspicî del maresciallo Ney con una macchina di forma ovoide ed allungata, il quale poi nel 1816 costruiva in Londra un pallone nella forma d’una balena, e d’un volume niente minore di quello de’più grossi di questi cetacei, sperando di farlo servire a’trasporti; — dal sig. Charles Guillié, il quale figurava il suo pallone in lunga sferoide, e lo attraver-sava di due grandi aste, che sostenevano la navicella ed una coda veramente immodica; — dal conte di Lennox, che cubava a metri 3000 un aerostato, formato di un lungo cilin-dro, terminato in due coni, e assiso sopra una galleria, lunga di metri 25, guernita di quattro forme d’elice e di venti remi; — dal sig. Julien e dal sig. Sampson: ma conscio che le idee, enunciate nel cenno, che delle me-
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- desime diedi, sono délia mi a mente, e non spigolate dalle scritture altrui, oso perô dire a clii creda da me riprodotti gli altrui pensieri, ehe sebbene Y idea di quella forma sia cosa altrui, forse l’altre, e la loro ordinazione dovranno essere riconosciute mia vera propriété,.
- fflaieria délia cosdruzione
- Se la lettiera e la gabbia dell’Automa abbia meglio a comporsi di un métallo, il quale più pienamente risponda aile condizioni sempre rispettabili di forza e di leggerezza, appena il legno sembrerà acconcio in alcuni membri di poca importanza.
- I metalli da usare saranno il ferro per la struttura che sosterrà l’automa, e il rame laminato per il suo guscio, almeno finchè gli studi de’ sigg. Deville e Wahler ci som-ministrino sufficiente copia del nuovo métallo, l'alluminio, di cui furono predicate qualité stimabilissime, e fra l’altre questa nell’uopo nostro importantissima d’una leggerezza impareggiabile nel genere (1).
- Costruzione
- Àbbiamo testé significato il rispetto, che non devesi ob-bliare nella eostruzione degli aerostati, alla loro forza e leggerezza; ed ora diremo espressamente che sotto la consi-derazione di siffatto principio deve sempre operare il co-struttore, riguardando con la stessa diligenza uno ed altro requisito; non mai servendo più a questa, che a quella
- (1) I due sunnominati chimici pare che studino ancora a trovar un processo facile, con cui ottener questo métallo dalle tanto com-muni terre alluminose. La loro arte, favoreggiata munificamente dal-l’Imperatore de’ Francesi, riescirà, lo speriamo, a produrre questo nuovo èommodo a’bisogni sociali.
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- çondizione, ma cotnponendo, secondo che sia ragione l’ana çon l’altra qualità, e tenendo costantemente queste mas-sime, che
- La leggerezza non deve negare quello che sia neces-sario alla forza ;
- La forza togliere senza suffîciente causa alla leggerezza quello che le convenga.
- Stabilita cotesta legge délia molta forza e poca materia, scenderemo in sul disegno e su’modi délia costruzione.
- Simile alla sezione dell’ ovoide, praticata paralellamente al piano massimo orizzontale, si formera un anello che ricinga a piccola distanza il giro délia elisse e sostenga un gratioolato ;
- Questo graticolato sarà composto
- 1° Ponendo equidistantemente dalla linea dell’ asse maggiore due regoli con quell’ intervallo tra loro, che si voglia dare al ponte délia galleria, dove si adageranno i viaggiatori ;
- 2° Incrociando i detti regoli Del mezzo délia figura con una traversa, o madera (1), distesa sopra l’asse minore , e aggiustando paralelli a questo da una parte e dal-Taltra, alla distanza ragionevole, stabilita nel disegno, altre madere minori, quan te sieno volute per la maggior o mi-nor lunghezza dell’elisse;
- 3° Doppiando, se giovi a maggior consolidazione, i
- (1) Madera o madiere, termine di costruzione navale, significa il pezzo di mezzo delle coste corrispondenti, che si incastra sulla chiglia. I genovesi lo dicon maîôlo, i francesi varangue.
- Chiedo licenza di poter mutuare dalla nautica quelli altri voca-boli che mi sieno necessari a rappresentare le mie idee. Qui occorre il caso accennato da Orazio (De Arte Poetica) e.... necesse est.
- Indiciis monstrare recentibus abdita rerim. L’analogia tra l’oggetto nautico e l’aerostatico giustificherà il mio uso.
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- detti regoli di altri due simili minori çlie sottendano gli archi laterali dell’anello: infine disponendo altre linee, se importi di aggiungere rinforzo, e inflettendo di tanto i regoli e le traverse verso il mezzo che ne risulti un concavo di poca cupezza.
- Cotf sta compage sarà poi elevata sopra il suolo a poco più délia freccia dell’arco del distaglio, o segmenta, per un ragionevol numéro di sostegni o piedi, simmetricamente disposti, trifidati in su e connessi fermamente intorno aile giunture delle traverse con l’anello e li regoli, avvitando-sene due fusoli o rebbi aU’anello, o a grandi regoli, ed uno alla traversa, s\ che in un perfetto piano sostengano tutti il peso; in su lo scabro bastino quattro a reggere quanto che sia il pondo délia mole, e non accada il menomo sco-sciamento. In questo modo il graticolato sarà formata a lettiera dell’automa.
- Gabbia dell’Automa
- Le dette madere sporgendo e levandosi, corne curve, serviranno quali coste alla gabbia.
- Parimente i due regoli maggiori lanciandosi obliqua-mente in su si approssimeranno convergendo nel modo délia figura sino ad afferrare un cerchio verticale agli estremi del suo diametro orizzontale.
- Il cerchio délia parte del capo sarà maggiore e simile a un cavezzone; quello délia parte délia coda molto minore, ma largo a modo di anello, e configurato al cono tronco délia estremità che dovrà ricingere.
- Nelb intervallo dalla galleria a quei cerchi saranno sopra il prolungamento de’ suddetti regoli assettate alcune curve semianulari nella distanza commune delle coste, e serviranno corne tali.
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- Incinta (1)
- Chiamo cosi la linea che coatorna la figura nella mas-sima sua lunghezza, procedendo paralella alla circonferenza del piano massimo orizzontale, e formasi di due verglie o barre, incastrate ai capi del diametro orizzontale degli indicati cerchi, incurvate sopra il detto perimetro, e legan-tisi aile descritte coste ed agli archi semianulari che^’po. tranno dir false.
- Le eoste vere e le false, esclusi perô i semianuli sos-pensori del capo delh automa, sopravanzeranno la detta Incinta di metri 1, 50 o po.co meno.
- Questa parte soverchia subira due inflessioni, una all’o-rizzonte sopra la incinta, Taltra verticalmente in guisa di L, o j, in modo che il pezzo orizzontale si allungbi di metri 0, 50, il verticale di metri 1, 00.
- I pezzi verticali si termineranno in un occhio, per cui passi e si assicuri la corda, o il file metallico, che sosterrà la rete di parapetto.
- I pezzi orizzontali, sporgenti su fianchi in somiglianza di mitoli, o modiglioni, terrano un certo numéro di gre-tole metalliche, distese a pente.
- Siffatto sporto col suo parapetto formera una pergola e ringhiera, del cui uso si dira poi. Con cio fia compiuta la eompattura délia gabbia, nella quale dovrà essere incas-sata la forma deU’automa.
- Ma per ritenere inalterabile la figura délia Incinta ci sembra di dover collegare i suoi lati lungo i diametriper
- (1) Anche questa parola è presa dalla eostruzione navale, e ris-ponde alla Précemte de’ francesi. Sono cosi appellate in un naviglio alcune file o corsie di tavole esteriori più forti e rilevate delle altre del fasciame, che, corne cinture é fascie, lo cingono dalla poppa alla prora.
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- alcuni bagli (1) a quella distanza clie ’convenga, e in quella forma, in cui con poca materia abbiasi molta forza; su che lasciamo arbitrio l’intelligente meccanico.
- L’Incinta sarà afferrata da bagli o baglietti, dove essa afferrerà le coste vere e false; e con questo saranno le parti délia gabbia consolidate a inconquassabile fermezza.
- Armatura del dorso.
- Per soffolcire la testuggine delFautoma, e principalmente per assicurargli la forma del modello, tra diversi modi di armatura crederei preferibile per la molta forza nella poca materia, o dirô perché solido e nella sua semplicità più leggero, il seguente.
- Di appoggiar su gli estremi de’ bagli maggiori due linee in modo di corde all’arco délia sezione, incrociantisi in in certo punto ;
- Di intersecarle con altra corda, ma paralella al baglio o diametro délia sezione ;
- Di afforzare quella parte delle corde che toccano la cir-conferenza deïFarco per contrafforti assisi , quelli delle corde oblique sopra la corda orizzontale, e quelli dell’oriz-zontale sopra le oblique; .
- Di collegar gli archi delle diverse sezioni per un con* veniente numéro di correnti e correntini.
- Sopra i quali archi e correnti sarà disteso l’invoglio me* tallico , corne accennero più sotto.
- Del resto io non insisto sulla proposta, quale ho espressa, e se Farte del meccanico sappia far meglio, usi dfll suo diritto, e corne qui, cosï altrove.
- (1) Baglio ( franc. Bau). Indica questo nome le grosse travi messe a traverso délia nave da un fianco all’altro. I minori sono detti hâte ( francesi lattes), e meglio si direbbero baglietti.
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- Ponte, o tolda délia galleria
- Se si preferisca il legname per l’impalcamento, si for-meranno nel raezzo due corsie di assi per ambulacro, fian-cheggiati da carabottini (1), con che si avrà maggior leg-gerezza, e si darà commode» a’ viaggiatori di contemplare le regioni che si sorvolano.
- Ne' detti assi si apriranno alcune boccheporte, o botole a ribalta per discendere sotto il ponte.
- Altre botole, ma riquadrate in bislungo, con le loro ribalte, saranno aperte ne’ carabottini, e avranno sospesa una amaca o cuccia a modo di cassa, con forti cinghie e quadrello (telaio) d'assi, doye i yiaggiatori possano riposare.
- Altri riposori o giacitoi, se questi aperti nel ponte non sieno assai, si potranno formare in un soppalco sospeso a certi stipiti, sorgenti a’ franchi délia galleria.
- Ivi sarà pure luogo commodo ad alcuna credenza.
- Proporzione nelle dimensioni dell'Àutoma
- Venendosi alla eseeuzione del progetto la ragione delle dimensioni, sarà stabilita, quanta sembri conyenire dopo matura considerazione, se non sia provata quella che qui proponesi e porta la ragione dell’asse maggiore ail’ asse minore, corne 3, 1, la quale generalmente osseryasi dai costruttori navali, essendosi riconoscinto che sulle acque
- (1) I Carabottini, che rispondono a’ gradellati de* veneziani, e al Caillebotis de’ francesi, sono una specie di graticolato di listelli ri-quadrati e lunghi, che si incrociano ad angoli simili, e si incastrano gli uni negli altri. Questi graticolati si adattano a’ riquadri delle boccheporte, corne si dicono le apefture quadre, fatte ne’ponti per communicare da un piano aU’altro.
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- il movimento de* battelli è più facile, quando la loro lun-ghezza risponde in siffatta quantità alla larghezza.
- Perché poi stimo che, se l’altezza sia minore délia larghezza , il volume posera più. fermo sull’ atmosfera ; pero ho distagliato una parte dell’ ovoide paralellamente al piano massimo orizzontale si che Fasse minore ne rimase scemo d’l{8 (1).
- Involucro ddl’Automa.
- Sono nel guscio dell’Automa due parti distinte, una in-feriore, l’altra superiore, che restano separate dalla Incinta.
- I lavori procederanno più spediti nell’ordine e modo seguente :
- Ad ambo i lati del ponte délia galleria, a distanze eguali, sorgeranno a metri 2, 50 circa alcuni stipiti (2), congiunti di sopra per un arco, onde il rame laminato (3) dechinando ad ambe parti in forma di due contrapposte si posi sulle verghe pulvinale (mi si passi la parola) délia lettiera per rilevarsi subito con la conveniente incurvatura, e appoggiarsi aile coste, avanzandosi alla Incinta, lungo
- (1) Cosi, posto Tasse maggiore di metri 60, la misura del dia-metro maggiore orizzontale, sarebbe di metri 20, quella del verticale per la diminuzione del detto Ij8 nel semidiametro inferiore di metri 10 + 7, 50. Ma anche su questo particolare resti intero arbitrio al dotto ingegnere.
- (2) Son quelli accennati nella pag. 27.
- (3) La ragione perche preferiamo la falda, o lamiera di rame a quella di ferro, non sfuggirà a nessuno, la sicurezza di un lungo servizio dovendo stimarsi meglio délia differenza di peso.
- Dopo Fulton il rame fu preferito ne’ battelli sotto marini ad altre materie.
- II precitato Wilkins nella sua opéra Scoperta del Nuovo-Mondo, accenna che F idea d’un vasello metallico per l’aerostatica cra nato in altre menti, prima che fosse proferita da quel fisico, scrivendo sotto la proposizione XIV cosi : « Albert de Saxe, et avant lui Fran-
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- la quale gioverâ stenclere una fascia di piastra più forte (1).
- Le lamiere nel prolungarsi a formare la parte inferiore del capo e délia coda, si disporranno sopra le coste false, in modo, che sia conservata la curvatura aile due finestre
- « cois Mendoça disent que l’air est navigable dans quelques endroits » et que d’après ce principe de statique tout vaisseau de cuivre ou » de fer, dont la matière composant est beaucoup plus pesante » qui est l’eau, étant rempli d'air plus légère nagerait à la surface *.
- Parve parimente al Dupuis Deleourt; ed è noto il suo tentativo d’un globo aerostatico di rame, fatto nel 1834 di met. 10 di dia-metro , cbe poi abbandonô, e credo per la inettezza del fabbro, che male eseguiva il suo disegnofte seconde le prescrizioni del Lana che si leggono nel citato capo vi.
- Nel tom. Y del 1824 degli Annali delV Impériale Regio Istituto Polilecnico di Vienna, il consigliere Giovanni Prechtl, direltore ed editore de’ medesimi, proponeva di dare a’ palloni volanti una co-struzione più sicura e durevole, perché potessero, a guisa di navi, dirigerai a lunghi viaggi; la quai cosa che non si potea ottenere coi giobi aerostatiei, fatti di seta, per la perdita che pativano del gaz; poteasi bene con un pallone «. costrutto co’ principî del P. Lana , » consistente in una grande sfera di lastra di rame, priva inter-» namente d’aria, e chiusa ermeticamente. »
- Ma considerando poi che se la lamina fosse molto sottile, non potrebbe resistere alla pressione atmosferica (su di che si vedranno in seguito le mie riflessioni) ; se fosse d’una suffîeiente grossezza, il suo peso eccederebbe la forza ascensiva ottenuta per mezzo del vuoto ; pero proponeva di costruire una macchina di lamina sottile con un diametro di piedi 150, con la capacité di p. cub. 1, 765, 125; c pel caso che piacesse all’aeroporista (viator aereo), di salire, o abbassarsi senza disperdere alcuna parte di gaz, od alleggiarsi délia zavorra, suggeriva di inehiudere nel pallone di métallo un pal-loncino coriaceo di diametro subduplo del continente, il quale riem-pito d’aria atmosferica per un mantice. diminuirebbe la forza ascensiva (calcolata da lui a libre 113,472) a un ottavo (cioè a libre 99,288).
- (1) Un consimile rinforzo, che puô esser utile anche nclla parte infima de’lobi, dove essi posano sulla lettiera, e forse nel vertice del dorso, è necessaria presso l’Incintà , alla quale deve attaecarai il guscio per forti viti. ' '
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- délia galleria e mantenuta la garbatura che vuole l’ovoide.
- Per cosiffatto rientramento e incavamento la parte infe-riore del predetto solido tronco, sarà formata in due lobi, i quali nell’ interno figureranno quai truoghi o cassoni.
- Le arcaccie
- Se si domandi la sospensione al mezzo pneumatico, o se questo si abbini col vulcanico, converrà di preparare in cia-scuno de’ detti lobi o trogoli, a’ capi oppositamente alterni, due arche ch'iuse.
- Le quali misurate a eguale capienza si formeranno, po-nendo un tramezzo di piastra tra la parete délia galleria e il franco esterno di forma convessa con inarcatura del lato superiore; quindi si acconcerà un coperchio teguliforme da saldarsi con attentissima cura, ed iuclinarsi alquanto alla parte aperta del trogolo.
- Nel fondo di questa parte si apriranno alcune bocche di emissione, nel cui collo giuochi una chiave a chiudere e dischiudere la communicazione dal casso a fuori, tante a un îobo, e tante all’altro, curando bene che si abbia un facile scolo aile medesime.
- Dal fondo poi delle arcacce escirà una canna, la quale incurvandosi si annesterà con la sua corrispondente a un tubo maggiore, si che ne risulti la somiglianza d’un Y.
- Questo collo commune finira o nella macchina di Guerike, o in un fornuolo, secondo che si adopri per i’impulso aseen-sorio o il mezzo pneumatico, o il vulcanico.
- Nel secondo caso dovrà esser aperto in fondo d’ogni arcac-cia un foro circolare di ragionevole diametro. Forse si otter-rebbe una grande utilità, se la gola, per cui si sia assorbit$ il calorico, e quella per cui sia eruttata l’aria, si potesse chiudere per una chiave, dopo una notevolissima rarefa-zione, da essere riconosciuta nel modo che tosto propor-
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- remo; e sarebbe nel risparmio del combustibilé enell’allevia-mento dell’opera.
- Nel primo caso, e voglio dire adoperandosi per l’ascen-sione il mezzo pneumatico, perché molto importera di sti-mare la forza elastica dell’aria, residuante ne’ due vasi, o di riconoscere il grado délia rarefazione ; percio sarà stabilito sopra la congiunzione de’ due tubi communicanti un baro-metro tronco (il provino délia macchina pneumatica), il quale sopra l’annessa scala verticale segnerà la pression e che soffra la colonna del mercurio, e il grado di rarefazione delFaria interna, spirante dentro la campana ben suggel-lata e impenetrabile all’ambiente.
- La macchina di Guerike, che deve essere sostenuta dal tubo commune de’ due vasi, sarà quella adoperata dal fisico inglese Hawksebee a doppia tromba aspirante, per la quale il peso dell’atmosfera sopra uno stantuffo sia controbilan-ciato dal peso délia medesima sopra l’altro, e la manovra di-venti meno penosa, e più pronta.
- Costrutta in tal modo la parte inferiore del guscio s’im-prenderanno i lavori délia parte superiore, e quasi direi délia testuggine.
- Vinna dorsale
- A proseguire, dove è utile, l’analogia dell’automa col pesce, stimo gioverà di levare sopra la ovoide, corne fosse produzione del suo massimo piano verticale, una lamina che imiti quella membrana radiata erf,tagliata nella maniera di cotai membro.
- Indagando alcuni naturalisti la ragione delle pinne dorsali di molti generi di nuotanti, si fermarono in questa opinione che esse, del pari che le ventrali, servissero a’ pesci per equilibrarsi. Ma se la loro mente intendeva il vero , le parole non erano siffatte, che ingenerassero una idea vera
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- nell’intelligenza de’ lettori ; quindi, perché parmi necessaria una più distinta spiegazione, dirô la mia sentenza sulla in-tenzione délia natura in armare la massime parte de’ pesei di questa pinna; e quella essere stata niente diyersa dall’in-tendimento del macchinista navale in far risaltar la chiglia delle navi. E se la chiglia serve bene a sostener le navi con-tro la dériva (1), opponendo tanto maggior resistenza alla impulsione latérale sullo scafo, q[uanto maggiore sarà la sua superficie; la quale perd alcuni aumentano, aggiungendo di sotto alla chiglia un pancone délia stessa lunghezza (la falsa chiglia): parimente quella membrana, e la lamina che la imita, varrà a scemar Teffetto délia dériva. Nè si tema che nella? differenza délia membrana e délia lamina , quella essendo articolata, questa inflessibile, possa la seconda in qualche caso parère sfavorevole al moto. Imperocehè egli sembra évidente, che, quando non serva, perché la fluenza aerea non la percota, non potrà causare difficoltà alla corsa, perché non présentera alla corrente, che il solo sottilissimo suo filo.
- Siffatta pinna starà bene sopra la ,piastra che rioopra la linea spinale dalla coda al rostro in forma di elissoide allun-gatissima.
- Testuggine
- Posta fermamente questa lamiera superiore si continuera l’opéra in due modi; o movendo dalle due estremità, se i lamierini si dispongono a zone; o da un capo all’altro, se si dispongono a modo di doghe.
- (1) Dériva, term. naut. , significa il movimento latérale di una nave a sottovento délia sua direzione apparente, la quale è secondo la direzione délia chiglia. Sopra la dériva, che potranno patire gli acrostati délia forma proposta, ci spiegheremo ampiamente nell’irte délia Manovra.
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- Sara inaggiore facilità al rivestimento se l'armatura me-tallica si addoppi di altra temporaria da scomporsi ed estrarsi per una finestrasul franco, che suggellerassi, compito questo e altro lavoro, quai sarebbe il linimento de’metalli per sal-varli neir interno dalFossidazione, ove non siasi altrimenti proveduto.
- Infîne sulla parte superiore del comignolo dell’automa, si apriranno tra la pinna dorsale alcune imboccature con ben adatta chiave di communicanza per immissione, e dirô tante e di tanto lume, che rispondano in tutto aile sboccature, che si siano aperte nel fondo de’ lobi.
- JSe perô sia praticato il solo mezzo vulcanico, allora non v’è ragione per quelle bocche di immissione; saranno tutta-volta conservate quelle di emissione, per cui sfoghi l'aria interna nella sua dilatazione, e avranno la loro chiave pel caso che vogliasi mantenere la opéra ta rarefazione.
- Rete addominale dell’Aufoma
- A coprire la deficienza del segmento dell’ovoide, anzi a supplirlo, sarà appesa alFanello délia lettiera una specie di giacchio o rete di corda, con maglie di tal quadratura, che a* manovrieri resti aperta e sgombra la vista per tutto il cerchio dell’ orizzonte;
- Il seno délia rete rappresenterà meglio il eonvesso de[ segmento mancante, se aile corde si leghino giunchi e stecche di lamina di balena; il quale rafforzamento delle maglie permetterà di stendere alcune tavolette di sovero in certi tratti per andar sopra la sua lunghezza.
- Sospensioaie M’Anioma
- I mezzi aerobatici finora praticati furono l’aria calda, che si adoperô dai fratelli Montgolfier ; e Y idrogene che il ehi-
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- mico Charles primo usava in Francia, sostituemlo col con* sigîio del sig. Robert, egregio meccanico, alla tela doppiata di caria il taffettà gommato.
- Dalla diversità di questi mezzi ebbero nome diverso gli aerostati, perché si appellarono Montgolfières i sospesi per l’aria rarefatta, e si dissero Charlottes i sospesi per l’idro-, gene.
- Resté quindi inesperimentato l’altro mezzo di sospensione che potevasi avéré, il vacuo, già, proposto dal fisico italico Lana, e or da noi riproposto e thfeso, siccome quello che meglio conferisce a cio che l’aerostatica produca quelle uti-lità, che dalla medesima furono, e invano fmora, domandate.
- Sospensione dell'aeroistato per il mexxo pneramattco
- Escluso assolutamente l’idrogene, devo preferire al mezzo di Montgolfîer quello del Lana, per cui potrebbesi credere fosse dall’italo Archita sospesa la sua ingegnosa colomba, se a nessuno sembrerà verisimile la spiegazione, che del mirabile fenomeno davasi per Aulo-Gelio, e meno ancora quella che aceennô, non so chi, nella Biblioteca Italiana (N. CLVIII febb. 1829), dissertando sul paracadute (1).
- (1) Nella cita ta Biblioteca e nël luogo indicato ragionandosi del paracadute, vi è detto: che si inganaerieno, cui paresse questa mac-china un ritrovamento assai moderno , essendo scorsi già due secoli da che Veranzio pubblicava il paracadute corne invenzione sua (Ma-chinae novae Fausti Verantii Siceni), lasciandone la figura ben di-stintamente delineata. — Poi si soggiunge essere cotesto istromento anteriore allô stesso Veranzio , e trovarsi indizi nel Dedalo di Wilkins, nelle opéré del Lana, del Porta, del Kirker, del Gassendi; e in varie Mcmorie, dell'uso del medesimo in diverse epoche* per cui non poche persone eran saltate incolumi da torri altissime in Costantinopoli, Venezia, Londra, Norimberga : anzi allontanandosi a immenso tratto questa invefszione, pare si voglia attribuirc allô stess°
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- Le ragioni dell’assoluta esclusione dell’ idrogene, sono :
- a) Il dispendio considerevole che si vuole per ogni ascensione ;
- b) L’impossibilità di ritenere per moite ore questo gaz in quel tanto che sia necessario;
- c) I pericoli de’ qnali è occasione : e sotto tali eonsi-derazioni credo che il sig. Gaudin, calcolatore allô studio (Bureau) delle Longitudini, abbia in fine d’una sua let-tera al direttore délia Illustration (18 ottobre 1851) es-presso che non gli pareano impossibili lunghi viaggi per l’atmosfera, oltre ancora dell’Atlantico , ma in un sistema di palloni in tutto dissimili dagli usati e contenenti aria calda, inyece di gaz infiammabile.
- I motivi poi, per cui preferisco il mezzo del Lana (il pneumatico) a quello del Montgolfier (il vulcanico), sono questessi: perché operando la sospensione pel yacuo
- a) Si risparmia nel combustibile e nel personale di servizio •
- b) Si fa servire ad altro lo spazio che avrebbe occu-pato la provisione del focolare ;
- c) Si mantiene quasi sempre eguale il peso délia macchina ;
- d) Si puo continuare il viaggio senza troppo spesso atterrarsi per rifornimento.
- Sono veramente delle difficoltà, e nessuno le vuol ce-lare o negare, nella pratica del vacuo, ne mancano gli incommodi; ma avendoli bilanciati co’suoi vantaggi e tro-vati di rninor momento, riconobbi la ragionevolezza délia mia elezione. E dovendo persistere nella medesima sostarô alquanto su questo particolare per sottomettere al vero chi
- Àrchita : imperocchè si vede asserito, corne cosa ccrta, che il Colombo meccanico di Archita sia volato in virtù di un paracadute combinato con un moto di progressione, operato da una maechinetta ad elasiro tenuta nascosa ! ! !
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- per una indegna preoccupazione disapprovo il mezzo di sospensione del Lana.
- Possibilité délia sospensione pel vaeno
- pralicat© in un g^nscio Mieiallic©
- La proposta del Lana di adoperare per la sospensione il vacuo in un vaso metallico parye ad alcuni impossibile. I quali ragionavan cosi : che dovendo Y involucro formarsi di una tenue lamiera, non potrebbe questa per la sua sot-tigliezza resistere alla pressione dell’ atmosfera ; perché « facendo forza l’aria per entrar dentro ad impedire il vacuo, o almeno una violenta rarefazione, dovrebbe comprimer esso vaso, e se non romperlo, almeno schiacciarlo e guastarne la rotondità ».
- Ma riconoscendo l’egregio fîsico (1), che cosi sarebbe avvenuto solo quando il vaso non fosse stalo tondo, sosteneva che essendo s.ferico l’ada lo avrebbe cosi com-presso da tutte le parti da rassodarlo; e invocando in prova le esperienze pneumatiehe sopra vasi di vetro, notava che quelli di figura non rotonda, sebbene di pareti grosse e ga-gliarde, si rompevano in mille pezzi; mentre restavano interi gli aitri délia stessa matena, anche imperfettamente rotondi, quantunque sottili.
- La stessa proposta essendosi non ha guari ripetuta da me , fu ripetuta la stessa obbiezione, anche per uomini titolati di molta scienza, con la giunta perô d’un altro mo-tivo di contraddizione ; ed era questo che l’assenza nell’in-terno del guscio d’un fluido, il quale sufficientemente po-tesse reagire contro la circumpressione, sarebbe causa délia distruzione délia maechina: a conforto délia quale asser-zione si aggiungea, che la ragione, per cui i globi aerosta-tici, empiti d’aria calda o d’idrogene, poco sentivano la près
- (!) Xell’opcra e capitolo eilato.
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- sione dell’ambiente, fosse nella elasticità e impenetrabilità dei fluidi interni (1); e fosse pure per consimil ragione, perché l’aria e l’acqua non spianava i corpi degli animali viventi nel loro mezzo.
- Ai quali rispondero che se il loro pregiudizio fosse pen-siere solido e consistente, la fisica non avrehbe mai avuto nè il vuoto di Guerike, nè quello del Torricelli ; e che la massima rarefazione dell’aria, che si ottiene per una labo-riosa pneumatizzazione, il vuoto quasi perfetto nella caméra barometrica, e quindi la elasticità debolissima nella prima, nulla nella seconda, sono niente meno che una manifesta condannazione del loro errore.
- (1) Anche al di d’oggi molti per difetto di considerazione, o per troppa deferenza a certe autorità, subiscono la servitù de’ pregiu-dizi, e nella iliusoria evidenza sentenziando con l’orgoglio de’ pe-danti rig'ettano quanto non si acconci aile loro idee. Ai quali se do-mandi ragione délia resistenza di certi pesci sotto moite acque (**)., essi la indicheranno e nella resistenza de’ liquidi, di cui sono quasi rimpinzati e nella loro impenetrabilità; e soggiungeranno che se sop-portasi da noi il peso d’un’atmosfera, egli è perche l’interno del nostro corpo e delle ossa empiesi di liquidi incomprimibili e d’un aria tanto elastica, quanto I’atmosferica ! ! ! .
- (**) Àlcuni fîsici anche di gran nome asserirono di non so quai pesci, che soggiornano alla profondità di 2000, e anche di 3000 piedi, e sono per conseguenza premutinel primo strato da più di atmosfere 62, nel secondo da più di 92, si che mettendo, p. e., un tonno che avesse la superficie di metri 2 , 50; se fosse a 2000 piedi sarebbe premuto da chil. 1,500,000, se scendesse sino a 3000, la pressione crescerebbe sino a chil. 2,325,000. Ma questa asserzione, che pur da uomini di criterio è ricevuta con tutta buona fede, pare a me gratuita affatto. Gli scandagli, che tanto difficilmente discendono a tali abissi, pos-sono bene indicare la qualità de’ fondi, ma non riferire se i natanli spesso ed in numéro usino per quelli avvallamcnti tenebrosi; men-tre da altra parte l’analogia permette di congetturare che se faticoso ed arduo riesce agli uccelli di sollevarsi dove l’aria è più rara, non riescerà meno a’ pesci di adimarsi dove le acque oppongano una validissima resistenza ad esscre scisse.
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- Nè importando di insister oltre sopra ciè, yolgerouirni al altro, se possa satisfare ad alcuni délia causa che indagano délia poca efficaeia deU’aria sopra sferoidi comprimibili, e délia quantité délia forza, mancante alla pressione sopra i solidi che tondeggiano.
- Spiegava il Lana il debolissimo effetto délia circumpres-sione atmosferica sopra solidi sferici di vetro sottile per la contrapposizione ed eguaglianza delle azioni; ma, dirô il vero, cotesta spiegazione non bene mi appagava.
- In primo luogo la contrapposizione di pressioni eguali si avvera pure sopra solidi cubici, ai quali, sebbene forti, non sono innocue.
- D’altra parte siffatto antagonismo non procédé a una vera collisione, se le forze contrarie non vengano a cozzo immediato, o restino divise da un intermedio niente elastico; e nel nostro caso medierebbe alla circompressione un volume coartabile.
- La ragione délia nocuità e innocuità délia pressione atmosferica deve più verisimilmente essere riferita alla sua diversa applicazione su’cubi e sulle sfere.
- Ed è, se non m’inganno, patente questa diversa maniera di applicazione ; mentre la colonna aerea opéra per-pendicolarmente sopra un cubo, obliquamente sopra quasi tutte le parti d’una sfera (1).
- (1) Nelle infinité rette elementari délia curva d’un quadrante, sono due, una posante orizzoutalmente sut semidiametro verticale, l’altra verticalmente sul semidiametro orizzontale, le quali sole si intendono premute da tutta la forza délia colonnetta corrispon-dente ; mentre sulie interposte, le quali non sono nè perfettamente orizzontali, nè perfettamente verticali, le singole pressioni elementari , operano più o meno obbliquamente, quanto più o men de-flcttano dalla posizione orizzontale o verticale, o cio che torna allô slesso , quanto sia maggiore o minore l’angolo, che le linee pressive perpendicolari (délia gravita) , e orizzôntali ( délia elaterio ), for-
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- Quindi perche nel primo modo di agire fa grande effetto, q strugge e stritola i solidi ; nol fa nel secondo, lasciandoli illesi; perô sarà ragion di dire che nellci pressions appli-cata perpendicolarmente agisse lutta la forza délia co-lonna; in quella applicata obbliquamente sembra agire sola unà parte.
- Sovviene qui un’altra questione: se possa determinarsi la quotità di questa parte, che sola opéra nella pressione obbliqua ?
- Su che io sento corne prendo a esporre.
- Se il fluido preinente fosse coartato e quelo, corne in un vaso, la sua azione si rassomiglierebbe a quella d’un solide, e il detrimento délia forza délia colonna pressiva potrebbe ridursi a calcolo. Ma il caso nostro è assai di verso ; perché qui si considéra il fluido aereo in tutta la sua libertà e mobilità; e se venendo sopra piani orizzon-tali o verticali, puô posarvisi e spiegare tutta la sua forza ; quando cada o imbatta sopra una convessità, allora non puô non scivolare e soorrere; si che mentre in sul cubo la sua îizione è intera e continuata, intendesi parziale e intermittente in sulla sfera; — parziale, perché in quello che un glo-
- rnano con la verticale del piano, cioè con la produzione del semi-diarnetro, sul quale insistono.
- Ammettero che la pressione verticale cooperi con la orizzontale sopra ciascuna retta elementare obliquamente disposta5 ammetterô pure che i loro angoli, che sembran rappresentare la forza délia azione, sommino a un rettoj ma noti credo si possa da cio con verità inferire tanta pressione sopra le oblique, quanta si conosce sopra la orizzontale o verticale ; e basta contro tal raziocinio il eon-siderare che essendo le due azioni ad angolo la forza risultante o composta si dovrà ragguagliare alla diagonale.
- Se non che mostrerem si tosto che le pressioni combinate dei fluidi liberi, quale è l’ambiente, sopra un corpo convesso hanno un effetto molto minore di quanto si rappresenti dalla diagonale , e sarebbe operato da fluidi non liberi.
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- bulo, già attingente il eonvesso, comincia ad agire; nello stesso, sdrucciola per la sospinta del superiore ; al quale àccade parimenti che non abbia tempo, nella nativa labilità, di esercitare la sua pressione sotto la urgenza délia mole-cola sussecutiva; — intermittente, perche nella successione de’ globuli si devon riconoscere more e intervalli di tempo, sebbene infinitesimi, ne’quali manca l’azione premente.
- Tuttavolta io penso si possa determinare con qualche approssimazione al vero la potenza pressiva dell’aria sopra una sferoide comprimibile, se riguardisi insieme la potenza reattiva di questa. E a farlo mi permetterô di esprimere l’una e l’altra con le cifre délia rispettiva densità, supponendo tra la circumpressione dell’aria una contenenza sferoide di 16 chilolitri d’idrogene.
- Or la densità dell’aria, nell’ infimo girone atmosferico, essendo quasi sedecupla délia densità dell’idrogene; è lecito su ciô di computare l’azione dell’aria a gradi 16 di forza, la reazione dell’idrogene a solo 1.
- E stando questo, se fosse tanta l’azione dell’aria sul-l’idrogene, quanta si pretende, non dovrebbe avveuire che il volume d’idrogene, reagente col sedicesimo di forza, avesse a soppassare contratto da 16 chilolitri a 1 ?
- Ma avviene altrimenti, essendo, corne attestano infinité esperienze, il coartamento del volume dell’ idrogene non di quindici, ma solo di quattro, o tutt’ al più di cinque sedi-cesimi : onde si puô conchiudere che la forza pressiva del-l’aria è di molto minore; e, tenendo conto delle osserva-zioni intorno alla sua riduzione, definirsi la forza délia azione atmosferica contro una sferoide contrattile d’idrogene dai quattro terzi a’ cinque quarti délia forza reattiva, e fissare la perdita a 14 e due terzi, o tre quarti délia sua efficacia sopra i piani.
- Quindi in risultamento delle osservazioni e raziocinazioni surriferite si potrà aecettare, corne vero fisico, che la près-
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- sione atinosferica sopra solidi convessi è molto minore, che sopra solidi di forme piane, su cui batta essa yerticalmente od orizzontalmente ; e che per la sua naturale labilità opéra appena con un ottavo circa di sua possanza natia.
- Che per conseguenza le forme tondeggianti ne’ corpi de-gli animali furono dalla sapienza del Creatore cosï dise-gnate meno per renderli belli, corne imaginarono alcuni estetici, che per schermirli dalle ofïese del medio, in cui li pose : e da ultimo che non puô parère e qualifiearsi niente meglio, che irrazionale, la convinzione, in cui molti si ostinano, di quella tanta compressione, quanta si sup-pone esercitata dall’aria e dall’acqua sopra i due diversi generi di viventi.
- Refutata cosi la raziocinazione, con cui negavasi la pos-sibilità di attuare il vacuo barometrico nella ovoide del-l’Automa, riprenderemo la sérié delle idee.
- Sospeitsione deiraerostaio per inezzo vulcanico
- Il mezzo adoperato dal Montgolfier per la sospensione ha due vantaggi stimabilissimi.
- 1. La facilita di preparare hascensione pel risealdamento dell’aria interna del guscio; la quale operazione, non in-tervenendo ostacoli accidentali, si compie in pochi minuti, corne ayvenne al Montgolfier che nella sua esperienza degli 11 settembre del 1783, riempiva in soli 9 minuti un pallone alto 72 piedi, briiciando di sotto 50 libre di paglia secea, mescolata di 12 libre di lana tagliuzzata ; e alhab-bate Camus, professore di fîsica, nella esperienza di Rhodez, che pote sciogliere, dopo soli 11 minuti, un aerostato di 57 piedi di diametro;
- 2. La facilita di sabre e di scendere, regolando all’uopo la forza de fuoehi.
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- Ne’quali due rispetti il mezzo del Montgolfier vince quelle del Lana. Imperocchè non si pu6 dissimulare elle per fare il vuoto col solito mezzo aspiratorio ne’soli vasi minori ( dello squilibrio), si vorrà molto più di tempo e di fatica.
- Proseguendosi perd nel confronto de’ due mezzi, risaltano tosto alcuni suoi svantaggi, e sono: il carico del combu-stibile, perche renderassi variabile il peso délia macchina ; il ristringimento dello spazio, pel luogo ehe tal materia domandi per sè ; l’aumento delle persone di servizio, per* chè se ne vorranno alcune per il focolare ; la impossibilità di proseguire a più giorni il corso, per la ricorrente nécessita di rifornirsi ; e arrogi in certi luoghi la difficoltà delle provision!, o la deficienza totale delle medesime.
- - E perché questi svantaggi del mezzo montgolfierano bi-lanciati con quelli del mezzo del Lana mi parvero più gravi; perô optai per questo, rigettando l’altro.
- Cosi in tesi; ma poi nel ricercare se si potesse accommo-dare il mezzo vulcanico alla macchina novella, mi avvisai si tosto che poteva farsi servire alla medesima e che svani-vano, quasi in totalità, gli inconvenienti assai gravi, che sono sentiti negli aerostati communi.
- E perche sieno vedute in maggior chiarezza le mie idee, suppongasi nel calorifero (corne è lecito indicare il cannone che trasmette il calorico dal fornello nel gran recipiente) una chiave, per cui sia aperta e interclusa ogni inüuenza ed effluenza, od in sua vece un cono rovescio, che per mezzo d’un’asticeiuola, uscita dal suo apice, levandôsi per-metta l’adito, abbassandosi lo intercepisca : suppongansi nel fondo (1) de’lobi, alcune valvole di sflatamento non aperibili senza sforzo ; quindi si imagini quale sia per
- (t) Ne’ fori eircolari, che furono indicati a farsi neH'uso del palorico.
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- essere ï efTelto d’ima vivissima fiamrna accesa nella fur-nacella.
- Si riconoscerà ben tosto che dopo cert’ ora diventando l’aerostato più leggero d’un egual volume d’aria comincerà a levarsi, e cbe continuando lo sfiatamento sarà proseguita l’ascensione.
- Or se da certo grado non piaccia di andar oltre, biso-gnerà ritenere la rarefazione, e perciô intrachiudére il calo-rifero, volgendo la cbiave o abbassando lo zaffo conico.
- Ma allora, forsecbè avverra corne nelle montogolfiere, le quali, quando il fuoco si ammortisce, cominciano a degradare ?
- Penso sembrerà anche ad altri che debba avvenire altri-menti, e che l’aerostalo s’abbia a sostenere nella regione, dove si libri nuotante. Ed ecco onde io cosi ragiono.
- Corne siasi chiuso il calorifero, comincerà si tosto a in-debolirsi la tensione dell’aria interna, e, corne la sua forza contro la val vola sia mdebolita a tanto da'non poter resi-stere aile forze combinate délia molla e dell’aria esterna sopra la stessa valvola, questa sarà volta a stoppare la bocca sottoposta e fortemente suggellatavi sopra.
- In cosiffatto modo se sia precluso all’ambiente ogni vareo neirampio casso, egli è évidente che do vrà restar in esso l’etere risultato dalla rarefazione operata pel calorico, e quindi conservarsi alla macchina quella leggerezza, per cui sia ascesa in quel grado.
- Abliinamento
- île b mezzl pneumatico e mlcanico
- Ei sarebbe un gran bene per le corse aerostatiche, se i vantaggi del sistema pneumatico e del vulcanico, che abbiamo riferito , si potessero combinare. Ed a mio parère è possibile questa combinazione-, sc nel gran vaso sia
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- effettuato il vuoto barometrico, e mantenutovi anche in tempo di riposo, e ne’ minori operata la rarefazione, la quale parimente potrà essere mantenuta, finchè non convenga di tornare a terra.
- Questa abbinazione è massimamente raccomandata da che, ove si mantenga il vacuo suddetto nel gran vaso dell’equilibrio, sarà permesso in men d’un quarto d’ora di prender il’ volo, tanto di tempo essendo assai per operare una gran rarefazione ne’ vaselli dello squilibrio.
- Dalle cose dette sulla applicazione del mezzo vulcanico al novello aerostato in tutte, o in alcune parti del suo vano, o délia sua vacuità, risultando che serve esso, corne serve il mezzo pneumatico, a operare la rarefazione, ondechè dopo la medesima va dimesso, corne si dimette questo ; ne sembra perd s’abbia diritto a dire che la com-posizione de’sistemi di Montgolfier e di Lana non sia più che apparente, e che nel vero valga solo il sistema del Lana. Il che importava di notare per ridurre a tutta giustezza le idee.
- Spessezza délia lamiera
- Che pensi su tal questione si puè intendere da quanto discorsi sopra la pressione deU’ambiente contro le superficie curve, la quale, se perde su queste gran parte delle forze operanti sopra piani orizzontali e verticali, non domanda per-tanto nelle lamine, che si convolgono in sferoide la grossezza che vuolsi in quelle che formano solidi piani. Se una con-vessa fina lastra di vetro résisté, e non si frange, si puô esser sicuri che résistera per lo meno altrettanto una si-mile lamina di rame.
- Ma si oppone che quella forma di vetro nella sua rigidité resta inflessibile ; che per lo contrario in un corpo colossale la lamina metallica, se trappe sottile, deve cedere
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- per la sua flessibilità, e spianarsi qua e là, e comparire eome ammaccata.
- Io non credo che costruendosi intelligentemente l’arma-tura interna, che dissi necessaria per mantenere la forma, possa per la pressione dell’ambiente avvènire il temuto cedimento ; e nè pure osservarsi in alcune parti un vero spianamento, perché il convesso, se patisce alterazione, non si muta altrimenti che in concavo. Del resto si pu6 intendere che lo spessore sufficiente a un lamierino sferoide di met. 1 di diametro, non avrà assai di consistenza per altro dia-metro decuplo ; ma si dee pur intendere che non dovrà la grossezza esser quanta usasi nella costruzione di battelli di ferro (corne pretese alcuno) per esser forti all’uopo contro la pressione di un üuido settecento settanta yolte più denso delharia.
- In questo particolare io non escirô da’ termini generici, lasciando che l’intelligente costruttore faccia, nel caso, lami-nare il métallo a quello spessore, che gli parrà eonve* niente sotto il combinato rispetto délia forza e délia leg* gerbzza.
- Med© ©©sue effcïlnar© il T&iot© nel grain recfplente dcll* asitoina
- La massima delle difficoltà pratiche nella so^pensione dell’aerostato pel solo vacuo, o pel vacuo e l’aria calda, è nell’esaurimento dei recipienti. Ma tanta difficoltà sarà menomata, se si operi secondo il consiglio del Lana, per cui si potrà ottenere un vuoto simile a quello che si ha sopra la colonna di mercurio nel barometro.
- Ed ecco corne l’accorto fisico italiano, nel citato capi-tolo insegnava ad evacuare di quasi tutta l’aria ogni gran vaso, nel quale perciô vuole aperto nella parte culminante un piccol collo con chiavetta che chiuda e schiuda con tutta
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- giustezza il passaggio all’aria ; e<l .altro simile nella parte più bassa con chiave consimile, siccome già in yista di quest’uopo abbiam disegnato, discorrendo i particolari délia costruzione.
- Si incomincerà, scrisse Tegregio scienziato, dall’adattare al collo inferiore (e verticalmente) una canna di rame o di latta lunga almeno 47 piedi romani (ed essendo più lunga sarà più sicuro l'effetto), immersa dall’altro capo in un tino pieno d’acqua, o in un pozzo. Essendo fissata questa canna si volgeranno le due ehiavi, quella del collo inferiore (che potrem dire lo zipolo) a chiudere la corrispondenza tra il recipiente e la canna; quella del collo syperiore (cui per simil ragione sarà lecito nominar cocchiume) a lasciar entrare il becco délia siringa elastica délia tromba idraulica, per cui il gran recipiente sarà tutto empito d”acqua.
- Empito il vaso si chiuderà il collo superiore e si aprirà V inferiore e Y acqua escirà tutta dal vaso , restando piena la canna fîno all’altezza di palmi romani 46 (1), e tutto il rimanente di sopra sarà vuoto, non potendo entrarvi
- (1) Questa misura di palmi romani 46 si approssima a’ met. 10,33.
- La pressione dcU’atmosfera puô al livello del mare equiübrare una colonna di mercurio di met. 0, 76, od una colonna d’acqua (alla temperatura 0) alta met. 10, 33, per essere il mercurio délia densità di 13, 5959 verso quella dell’acqua 1.
- Il Torricelli avendo sperimentato la pressione atmosferica sul mercurio, Pascal nel 1646 voile provarîa con altro liquide; ed avendo riempito d’acqua un tubo lungo metri 15, e poi drizzatolo verticalmente e capovolto in una tinozza, osservô che il liquido restava sospeso aU’altezzadi metri 10, 33, cioè di 13, 6 volte maggiore del-î'aitezza del mercurio , corne dovea essere , essendo l’acqua di al-treltante volte meno densa del mercurio
- . Si eaîcola la pressione atmosferica al livello. del mare sopra la superficie piana ornzontale (N. B) d’un centimetro quadrato eguale ai peso d’un prisma d’acqua di egual base e de.U’altczza di metri 10, 33 , o di centim. lincari 1,033.
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- l'aria. Àllora si ehmderà il eollo inferiore, e si avrà il vaso vuoto (1).
- Ad abbreviare il tempo dell’esaurimento gioveranno più colli, invece de’due ordinati dal Lana, tanti sulla parte culminante, e altrettanti nella più depressa, co’rispettivi tubi; e fa perciô che io ne proposi un certo numéro.
- Corne puô intender ognuno, sarà questa una operazione lunga forse di moite ore, ma di pochissima fatica, e a compiersi sopra un terrazzo, alto da metri 10 sul livello dell’acqua, in cui sia immerso il tubo torricelliano.
- Si dovrà perô badare nel riempimento del vaso di ap-poggiare i suoi fianchi e l’addome con un apparecchio simile alla invasatura (2) delle navi da yarare, e ciô per evitare ogni guasto.
- Estratta una volta l’aria, se il vaso sia cosi suggellato, che non si apra il menomo spiraglio, si manterrà per gran témpo il vuoto, e occorrendo di far un viaggio, sarà dato di imprenderlo quasi incontanente, se pe’ vaselli dello squi-librio si adoperi il mezzo vulcanico, e in poco men d’un’ora, se si usi il mezzo pneumatico.
- Un centim. cubico d’ucqua pesa gramrni 1, un cent cub. di mer-curio grammi 13, 6.
- Dunque una colonna di mercurio di un cent, quadr. di base pesa sopra una egual superficie grammi 13, 6 per 76, vale a dire gram. 1033 ; sopra un decimetro quadr., che comprende 100 cent, quadr., peserebbe cento volte altrettanto , e proporzionatamente sopra un métro quad. elle contiene 100 dccimetri.
- (1) Sa qucsto proposito gioverà di considerare ciô che serisse il Lana nel citato cap. VI dell’opera indicata.
- (2) Le vase ( in franc, anguilles, coites de berceau) son assi ordinati in modo , che compongono una forma (letto o invasatura), la quale nella superficie interiore ha la stessa figura del fondo délia nave, che perô vi si appoggia in lutta la sua lunghezza cd anche dai fianchi.
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- ORGANISMO DELL’AUTOMA O APPARECCHIO LOCOMOTIVO (1)
- Si imaginarono , e proposera , corne abbiam accennato in sul principio, molti mezzi per la direzione desiderata degli aerostati, massime nei primi anni dopo la scoperta, quando ardeva un maraviglioso studio a ritrovare la solu-zione del gran probleraa, e furono : remi, vele, timone, elice, ruote palmate, ali5 pinne, piani inclinati in diverse posizioni, ventilatori, ed anche enormi mantici, la stessa polvere da fuoco in grandi razzi, o in canne esplosive,
- 10 schizzo dell’aria calda contro l’ambiente per alcune val-voie, o per un sistema delle medesime, intorno aïïequa-tore del globo, l’eolipila a gitto fisso, o girante; e non aggiungeremo a questi mezzi, proposti pel moto progressive (2) a libitô del conduttore, quelli che furono imagi-
- (1) Chi voglia confrontare la spiegazione, che qui offriamo del nostro disegnosull’organismo délia locomozione, colle idee enunciate sullo stesso soggetto nel Cenno , che dienimo, délia prohabile maniera risolutiva del problema sulla direzione degli aerostati, potrà riconoscere la quasi intera corrispondenza de’ pensieri, che ora si sviluppano, con quelli che furono proposti nella Gazzetla Officiale del Regno (N. 159) de’7 lugüo dell’anno , p. p., 1854. Ricercando
- 11 meglio nello studio che abbiam fatto délia gran qnestione, siamo entrati in diverse vie; ma dopo certo tratto ne uscimmo per ritor-nare su questa , che ci si era aperta la prima. Quindi ricompari-scono qui le idee primitive con quelle sole variazioni accidentali, che credemmo di dover fare ncll’intento di semplificare i mezzi del movimento, e di assicurare i ioro effelti, insicme con quelle addi-zioni che ci sembrarono avéré una certa utilità.
- (2) Fu chi propose di far riraorchiare i palloni da grandi uccell» addestrati nel modo, che i mitologi rappresentano tratto dalle aquile il carro di Giove, eec. La proposta fu meritamente densa; tutta-\ olta cotesta maniera di far frarre l’aerostato da un agente , che va da sè, è meno assurda di lutte le altre, nelle quali vuolsi che la navicella, la quale c traita daU’aerostato, abbia essa a trarlo.
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- nati, o per elevarsi e degradarsi a Yolontà, al quale intento si sottopose al globo dell’ idrogeae una montgolfière/, a cono rovescio (1), dove la variabile quantità del calore potesse determinare l’ascensione e la descensione ; o per rallentare e frenare T impeto ascensivo, a che si adoperô una calotta a razze parimente rovescia; o per effettuare la discesa ad arbitrio, la quale si stimô possibile per il peso delFaria atmosferica, che fosse alFuopo compressa, o in un uoyo con-tennto in seao del pallone, con tubo alla galleria, o tra Fad-doppiato inviluppo del suo sacco, ecc.
- Nessuno perô tra tanti argomenti ebbe efficaeia, e quelli stessi, che erano paruti più razionali e pratici, mancarono di successo, o non furono sperimentati.
- Il Blanchard (Giampietro), il quale da molti anni innanzi délia scoperta di Montgolfier studiava il modo di elevarsi nell’aria con forze puramente meccaniche, voile adoperare alla direzione dell’aerostato il meccanismo delle ali, per cui avea sperato di poter volare ; ma queste non fecero miglior effetto per dirigere il pallone, e mancata ogni efficaeia anche al timone, e alla coda che aveva aggiunto,
- (1) Perché quando la navorra , consistente in sacchetti di sabbia, od in otrelli di acqua , fosse stata gittata , mancava il modo di elevare il pallone j percio si propose l’abbinamento delle montgolfières aile Charlottes , e fu il conte Francesco Zambeccari di Bo-logna che primo lo praticô, costruendo un globo perfettamente rotondo di piedi 40 bolognesi in diametro per tanto gaz, che ba~ stasse ali* equilibrio délia macchina, al quale sottoponeva (e non so dire a quai distanza) la eosi detta Montgolfiera conica fdiam. p. 19), con la punta tronca dentro il cesto, dove egli alimentava il fuoco. Studio di farsi autore délia direzione, e tra gli infelici speri-menti finiva malconcio i suoi giorni dietro una fatale caduta, per essersi rovesciata la montgolfiera, e quindi la lampana piena d’alcool , onde il suo compagno di viaggio, l’Andreoli, ebbe le mani semicombuste.
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- dovette soffrire che il sua aérostat© atndasse indeclmante-mente dove era sospiiîto dalle fluenti aeree (1).
- Ne furono più felici gli altri che dopo lui pstposero iu opéra altri motori. '
- Délia quai mala riescita fu da noi indicata la causa, dove abbiara spiegato le parole del signor Meunier.
- Ornano îmsc© dî tutti i movi menti
- Immuni da quelle fatali illusioni noi proponghiamo per la locomozione e direzione degli aerostati un organo unico e semplicissimo, fisso nel loro corpo, corne le ali e le pinne nel corpo do volait ti e de’natanti.
- Esso è una ventola che si moltiplica seconde la gran-dezza délia macchina in 9 , in 13* in 17 punti, con quelle differenze di contorno e formazione, che noteremo spie-gando le sue diverse specie.
- Ventola caudale
- La singolare sua figura riferisce un settore, che nelïa quiete ha paralello il piano al piano massimo verticale dell’ovoide.
- (1) Da un articolo di Iettera diretta dal Blanchard a un giornale di Parigi, apparisce che egli non riesciva al suo intento di volare : u Je rends un hommage pur et sincère à l’immortel Montgolfier, sans le secours du quel j’avoue que le mécanisme de mes ailes ne m’aurait peut-être jamais servi, qu’à agiter un élément indocile, qui m’aurait obstinément repoussé ver la terre , comme le lourd autruche, moi qui comptois disputer à l’aigle le chemin des nues»,
- La sua speranza di regolare la via dell’aerostato non era più for-tunata. Il citato autore àe\\'Histoire et Pratique de VAerostation, dice che a malgré ses efforts, ses ailes et le gouvernail du bateau semblèrent ne produire aucun effet, et le ballon suivit la direction du vent » e lo stesso Blanchard in una sua Iettera a M. Faujas de S. Fond, parc che non dissimuli il menomo o nullo successo.
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- Il suo perimetro metallico, formato di due raggi e d’un arco di circa 70°, sarà connesso ad un’asta continuativa dell’asse maggiore, ma snodata da esso ad una ambigua oscillazione orizzontale di circa 45°.
- Il piano di questa figura sarà diviso in sei subsettori ; de’ quali i due contigui albasta sien fer mi, gli altri cosi mobili, che or coprano il restante spazio, or lo lascino sco-perto j ritraendosi dietro i settori fissi.
- Per li quali movimenti si apriranno le convenienti vie, o corsie nella larghezza dell’arco.
- A maggior distinzione diremo pinnole i sei subsettori» e daremo un colore particolare aile quattro mobili, il verde a quelle délia semicoda superiore ; il rosso a quelle délia inferiore, lasciando Hanche le pinnole fisse.
- Le pinnole verdi scenderan volontieri per le proprie vie dietro le bianclie ; ma non risaliranno per empire il vano, se non trattevi; montre le pinnole rosse andranno spontanée per chiudere il vacuo, e non torneranno a nascondersi dietro le bianche, se non sieno forzate per le drizze (1).
- Tali pinnole potranno esser formate d'una verga volu-bile in un perno che sostenga il proprio arco, intromesso nella rispettiva corsia.
- Il loro piano avrà un tessuto triangolare finito con forte Ugorello (2), con la testiera incappiata al detto arco, con la punta al perno di esso raggio.
- La grandezza délia ventola caudale sarà ragionata sul-Teffetto che vogliasi, e sulla sieurezza del suo servigio.
- (1) Drizze. I manovrieri navali dicono cosi le corde che servono ad issare o elevare al suo luogo una vêla o un pennone, e anche la bandiera, e servono pure ad ammainarli, o abbassarli.
- (2) Diciam noi cosi ciô che i francesi dicono Couture de voile, cioè la ripiegatura del cucito de’ ferzi delle vele, dentro la quale è chiusa una corda, che dicesi midolla.
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- Altro modo di costruzione per la stessa ventola
- Si potrebbero empire i piani delle due semicode con stecche quadrilunghe, o laminette girevolmente imperniate al raggio e quindi all’asta, e annesse a una bacchettina metallica, cbe le agitasse tutte insieme, rendendole quasi paralelle od oblique al piano dell’ intera figura.
- Una cordieella attaccata a un piccolo elastro, cbe poi descriveremo, governerebbe i movimenti délia detta bacchettina.
- Questa maniera gioverà per evitare la resistenza dell’aria, presentando il taglio delle stecche, quando si dispongono a operare x mentre operando si applicherebbero aU’aria col piatto.
- Ventole lalerali
- Le indichiamo con questo nome per la Ioro disposizione su bassi fianchi deU’Automa.
- Esse raffigurano una semielisse , sprangate nell’ asse , mastiettate e volteggianti orizzontalmente, o verticalmente.
- La sunnotata spranghetta è men necessaria per rinforzo, che per soffrire l’azione delle molle, corne poi diremo più spiegatamente.
- Particolari di queste ventole
- Il loro officio è quello degli istromenti motori degli uc-celli e de’ pesci ; e parve di combinare i mezzi del volo e del nuoto, perche Farte non saprebbe dare aile Yentole-pinne il movimento nelle tante inclinazioni, in quante vol-gonsi dai pesci le loro natatorie pettorali per una artico-lazione snodata in molti yersi, corne quella delle braccie umane nella natazione.
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- Le dimension! si dovrèbbero proporzionàre alla mole del-i’aerostato; se non che ei ritiene a certo punto la previsione delle forti commozioni atmosferiche, tra le quali non di rado si dee passare, sebbene momentaneamente.
- Le ventole-pinne e le ventole-ali si eorrisponderanno ge-melle in sull’anello délia lettiera, dove spuntano i madieri per volgersi in coste, e si indiclieranno con lo stesso nome, distinguendosi solo per la posizione di destra e di sinistra, la quale risponde alla destra e sinistra di chi'riguardi verso il grifo o capo dell’automa.
- La ventola caudale e le pinne anteriori e posteriori, mas-simamente le ultime, essendo gli organi che faticheranno più degli altri; forse è lecito di dire che opereranno quasi inces-santemente ; dovrà per ciô il eostruttore comporie solide e docili.
- La verità délia raramente intermessa opéra delle pinne posteriori sta pure nel caso che l’aerostato entri in un filone aereo paralello al rombo délia sua rotta ; se la celerità del movimento si trovi minor di quanto si voglia.
- Formazione delle ventole laterali
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- Per iscansare che nel trarsi indietro per prepararsi al colpo, non patiscano resistenza dall’aria i mezzi piani se-parati dalla detta spranghetta delFasse, si terra una maniera analoga al secondo modo che abbiam proposto per la coda, formandoli di stecche sottili e un po’ larghe, o d’altro simile, calettate o incastrate nel contorno e nella spranga, ma in modo, che arretrandosi o levandosi per disporsi alla percossa, presentino il taglio, lanciandosi al colpo battano di piatto. Costrutte in questo modo stimo che faranno un effetto mi-gliore, che nella maniera di Lunardi (1).
- (1) Vicenzo Lunardi, uomo italiano , tentava in Londra il primo viaggio aerio che cominciô aile 2 pom., e fini a ore 4, min. 50 del 14 sett. 1783. Egli usô un’ala, formée, corne dice l’autore del-
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- AZIONE DELLE VENTOLE
- Si puô eccitare con molle, o senza.
- Movimeitfo delle ventole per molle
- Per ogni movimento si vorranno due elastri o molle con-troagenti, e più spesso di forza dispari.
- La quanti ta délia forza sarà eguale in quelle, per cui si opereranno le oscillazioni délia ventola caudale; diseguale in tutte le altre.
- Belle molle maggiori
- Le molle maggiori serviran forse meglio ail’ intenzione, se ciascuna sia composta di due distinti elastri.
- Il primo potrebbe essere una fascia spirale, svolgentesi da un mozzo, o pezzo solido, per cui la molla fosse te-nuta fortemente; il secondo d’un certo numéro di bacchette, ordinate una presso l’altra, e da una parte per un apposito intermedio commesse all’elastro spirale, dall’altra racchiuse in un capelletto.
- Sara cimiere al capelletto una forma di croce doppia, la quale scorra, corne maschio, in una mortisa o incana-latura, aperta nella spranghetta déliassé.
- Le molle, per la cui trazione accadono i movimenti, dovranno avéré a certo punto un’ansa di forma conve-niente, e finita in anello.
- Lanello prenderà il filo motore.
- I’Histoire de i/Aeorostation , de plusieurs volets en soie, dell’opera delle quali pretese essersi giovato per scendere , mentre il detto autore ne negava l’effetto.
- Vantossi pure il Lunardi d’esser stato inventore di quella maniera d’ali o reini ; ma anche in questo pati contradizione dal prcin" dicato,
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- I fili motori si distenderanno a una levangolare (1), im-perniata su d’un braccio proteso dal suddetto mozzo.
- L’avantaggio di forza da dare aile molle maggiori sarà determinato dopo riconosciuta la forza delle minori, e in rispetto delle ventole-ali, che dovranno essere sostenute, stimato il peso di esse.
- Ma in questo non devesi di molto sorpassare la resistenza clie si ha da superare; imperocchè se si largheggi, la potenza dovrà fare uno sforzo maggior del necessario. Cosï p. e., se la forza delle molle minori si computi di chil. 6, e pesi la ventola chil. 2; egli ô chiaro che la molla maggiore, la quale con chilog. 8 si equilibrerebbe alla resistenza 6 4- 2, ove prenda un lieve incremento, vincerà la detta resistenza, piegando le molle minori, e volgendo la ventola contro il fianco dell’Automa; ma nello stesso tempo potrà esser vinta dalla forza del macchinista, se questi spiegherà una forza di poco superiore alla differenza di forza, per cui essa avea prevaluto.
- Delle molle minori nelle ventole pinne ed ali
- Per queste credo meglio di adottare la forma degli ela-stri detti à boudin, adoperati dal sig. Dupasquier e da lui denominati, che si compongono di un filo elastico di conve-niente diametro ; il quale passato per basse d'un cilindretto di legno, indi.piegato e ripiegato a figurar con esso can-noncino un quadrilungo ad angoli smussati, si ritorce spi-ralmente su di esso; quindi inflettesi altre due volte per formare, congiunto con Faltro capo del filo, un secondo paralellogrammo eguale.
- I lati minori esterai delle dette due figure potranno esser
- (1) Dico levangolare, o îevangolo, una leva in forma di scttore împerniata nel centro.
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- connessi ad altro membretto ; quindi uno de' due eapi sarà. fîsso alla spranghetta délia ventola, l’altro alla sbarra o alla Costa, di cui qui sotto parleremo.
- Questi elastri-Dupasquier si addoppieranno, e anche più, se conviene, in grandezza graduale, disponendosi in sérié e in modo, che nel loro piegamento gli angoli si allonta-nino in parti opposte.
- La molla maggiore operando con tutta la sua forza dovrà piegare questi elastri; essendo paralizzata per l’azione del manovriere, allora le contrarie molle minori potranno rad-drizzarsi e con vigore spingere la ventola al colpo.
- Un simile elastico attaccato alla bacchetta delle stecche mobili délia coda e all’angolo del settore si piegherà per la già indicata cordicina, e farà mover le stecche.
- Posizione delle molle
- Ventola-codà. Pel suo movimento oscillatorio sono do-mandate, corne si notava, due molle di pari virtù, si che nel loro equilibrio il piano délia ventola risponda, secondo che abbiamo accennato, in perfet-to paralellismo al piano massimo verticale dell’Automa.
- Disposte le medesime orizzontalmente e eollegate forte-mente alla ghiera del cono tronco, in cui termina il corpo, protenderanno il rispettivo braccio armato nella punta délia levangolare, la quale da una parte prenderà il filo motore, dall’altra la tirelia.
- Ventole-pinne. Il meccanismo delle pinne anteriori e posteriori è raccolto sopra due sbarre incrociate, delle quali la verticale tiene i mastietti délia ventola, l’orizzontale le molle di forza diseguale controagenti, perché nello stato di quiete la molla minore restera compressa e eoperta dalla ventola.
- La sbarra orizzontale délia indicata croce toccherà l’a-
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- nelio délia lettiera ; la verticale Testrema Costa vera ; ed una od altra, per attenersi meglio a’ predetti meinbri, sarà convenientemente incurvata.
- Il braccio, dal quale portasi la levangolare, deve in queste ventole e nell’altre 'laterali esser cosï disposto, cbe la linea délia trazione tanto per il filo motore, quanto per la tirella, prosegua diritta sino al centro del moto. I/obli-quamento produrrebbe un mal effetto.
- Ventole-ali. Il meccanismo di queste è nelle parti pre-cipue simile allô descritto delle pinne ; se non che si puô di molto semplificare, se sieno mgangherate le ventole sopra l’anello délia lettiera, ed affermate le molle minori alla costa, la maggiore tra’ rebbi del piede sottostante.
- HIovimenli senza molle
- Se vogliasi maggior sicurezza di servigio, cbe non pos-sono promettere le molle, le quali talvolta si schiantano, talaltra son diminuite di loro virtù , e si sentono poco docili, proporrô un mezzo di maggior semplieità, e d’uso più certo in una leva, imperniata in punto conveniente, la quale gioverà al facile movimento delle ali e délia coda.
- Leva motrice delle ali
- Questa avrà il suo punto d’appoggio tra li suddetti rebbi e tal forma e misura di braccie, che il maggiore prepon-deri, l’altro tenga l’ala elevata, e compressa al fianco deU’automa.
- Ma qui pure il preponderamento vuolsi tanto, cbe il manovriere possa vincerlo con menoma fatica.
- I/effetto di siffatto congegno è ben évidente ; levandosi il braccio maggiore si abbasserà il minore, e questo traendo seco la ventola si effettuerà il movimento volute.
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- Leva motrice délia coda
- Il punto dell’asta dove sia traversata e fortemente le* gatâ l'a leva motrice sarà determinato oltre la sua meta, e potrebbe aver luogo convenieute anche nell’apice.
- Le sue tirelie guidate si no al centro motore, e fisse in una ruota tiramollante (1) causeranno infallantemente che la ventola volteggi in una ed altra parte, e in quell’arco che si voglia.
- Motori supplementari o di riserva
- Per meglio guarentirsi che non sieno per mancare i mezzi del movimento, si potrebbero disporre altre quattro ven-tole-pinne sotto il ponte délia galleria, in tal modo che per esse si eccitasse corne il moto progressivo e regressivo* eosï l’obliquativo o conversivo.
- Queste ventole subventrali non formeranno che soli due organi, se il binario anteriore sia congiunto in una leva appena arcuata, orizzontalmente oscillante sopra un perno, tenuta ne’suoi estremi e governata da due tirelle fisse su d’una ruota tiramollante. Parimente il binario poste-riore.
- Queste ventole saranno scutelliformi e raggiate a stec-che, corne le ombrelle, e con la parte anteriore concava propulseranno la colonna aerea che incontrino, con la con-vessa scanseranno gran parte délia resistenza atmosferica.
- La forma è interamente identica a quella che adopera-rono i due Robert nel viaggio del 19 settembre 1784.
- (1) Si tiramolla quando una parte delle funi si allenta e molla, e l’altra si* tira a tesa.
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- Binario anteriore
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- I vari suoi movimenti possono causare il moto régressive, ed il conversivo.
- Moto regressivo. Se tenendosi la leva paralella ai dia-metri si agiti a leggera oscillazione, dovrà necessariamente dalla reazione dell’aria anteriore provenire una spinta in-dietro.
- Moto conversivo. Se perô si obliqui in modo, che sia perpendicolare alla linea délia reazione desiderata, e si agiti parimente in lieve tentennio, sarà ricevuto l’impulso che sia richiesto per obliquare Tasse delTantoma.
- Binario posteriore
- Corne le pinne posteriori, cosï questo binario servira al moto progressivo : e parimente corne quelle in qualche contingenza scuserà Tazion délia coda e aiuterà per operar più rapidamente una conversione.
- CENTRO DEL MOTO
- Trovasi questo sotto la parte media del ponte délia gal-leria, intorno alla linea di gravita, e dipendente dal madiere maestro. Lo diciam Centro, perché, corne nel centro del circolo si raccolgono tutti i raggi, cosi intorno al notato punto si vanno a concentrare tutti i fili delle ventole sotto la mano del macchinista, o manovriere ; il quale quasi, anima del gran corpo, dà movimento a’diversi organi (1).
- (1) Questo pensiero fu già nella mente perspicace di Rogero Bacone, il quale ragionando delle mirificenze délia natura e del-l’arte (De mirabili potestate artis et naturae) imaginava possibili certe macehine volanti, in mezzo aile quali assiso Tuomo potessc
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- Hanovra
- Questo nome adoperato da’ marini a indicare le funi e le operazioni che si fanno per governar la nave, cioè per orientare (disporre) le vele in qnella guisa, per cui sia dato di far rotta ; potrà, corne è permesso dall’analogia , ésser adoperato anche dagli etrobati (1) a indicare i fili mo-tori, e il modo di maneggiarli, per cui l’aerostato vada nella linea segnata con la desiderata velocità.
- Movimenti singolari
- Sulla sponda anteriore e posteriore délia riquadra bigoncia sorgeranno imperniati'del centro motore' tanti levangoli, quanti fili di movimento singolare concorron da una parte e dall’altra dell’automa.
- I levangoli, d’alquanto inclinati verso la tirella dell’or-gano motore, prenderanno questa col braccio più corto; ma saranno per la estremità del braccio interno più lungo presi dal manovriere, o tirati da una catenella.
- Ordinamento de' fili
- Devono questi esser disposti cosi, che gli omonimi si trovino compagni : cosi, p. e., nella sponda anteriore délia bigoncia, i fili delle due ali prime (destra e sinistra) saranno presi dalle due prime leve angolari ; quelli delle ali seconde
- col mezzo di qualche meccanismo movere alcune ali ariifîciali, e co^ verberar l’aria, corne fa l’uccello nel volo. Confessava perô che questa idea erasi destata in lui da un’opera consimile, cioè da una macchina volante, col cui ingegnoso autore egli avea particolari relazioni. Ma non dice di averla veduta, il che importava sapersi.
- (1) Etrobati o aerobati, vale ascensori neU’eterè, o ncH'aria,
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- (D. e S.), si attaccheranno aile due successive, n quelli delle due pinne anteriori alPaltre due seguenti.
- Parimente nella sponda posteriore saranno appaiati i fili delle ali terze, delle ali quarte, delle pinne posteriori e délia coda, se questa sia mossa per molle.
- La ragione dell’appaiamento de’fili degli organi omo-nimi sarà veduta tantosto.
- Movimefito simultaneo di uno o dm binari di ventole
- Perché occorrerà di mettere in opéra sovente due ventole omonime di pinne per progressione o regressione, e di ali per rilivellare Tasse delTautoma déclinante ; e perché occorrerà parimente di mettere in opéra due paia delle stesse ali, per aiutar la macchina nella ascensione; peré alla zanca (1) del braccio interno di ciascun levangolo, si attaccherà una catenella pendente sin presso al fondo délia bigoncia, e a certo punto si annoderanno le catenelle delle due ventole omonime.
- Di dette due catenelle una terra una staffa, Paîtra pren-derà il capo d’una traversa mobile tra due corsie laterali e levate a certa altezza dal detto fondo.
- Quindi quando vogliasi il movimento d’un binario il manovriere lo avrà premendo sulla staffa suddetta; quando quello di due copie di ventole, o di due binari, egli Tot-terrà se carichi di tutte o di alcune parti del suo peso la calcola, o traversa sostenuta dalle catene di due binari.
- Movimento de* binari supplettivi
- Ragionando sul movimento délia coda per una leva, ab-biam indicato che Toscillazione a una parte o all’altra do-vrassi effettuare per mezzo delle tirelle attaccate a’ capi délia
- (l) Il braccio interno de’levangoli ha nelTestremità una zanca, o ripiegatitra per esser maneggiata.
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- leva, e condotte a ima ruota, in-cui si tengano fisse allô stesso punto, passando una di sopra, l’altra di sotto ; ed ora apporremo che lo stesso modo dee valere per li binari a leva, che si proposero in supplemento aile pinne ante-riori e posteriori.
- Le ruote per una e altra leva de’ binari di supplemento si troveranno esse pure sotto la mano del macchinista ad uno de’ lati délia bigoncia. Una terza consimile ruota ppr ledrizze delle pinnole mobili délia ventola caudale, o per la indicata oscillazione delle stecche che copriranno i piani dei semi-settori, sarà fissa al lato opposto, dove avrà ilsuoasse anche la quarta, se la coda sia mossa a leva.
- Ma vedrem poi il caso, in cui tutte e quattro queste ruote tiramollanti si avranno a disporre da un solo lato.
- Quindi a più distinta nozione giova soggiungere alcune parole sui motori delle pinnole, per le quali ora compiasi il piano délia coda, ora si diminuisca, o delle stecche da rendersi paralelle o perpendieolari al piano massimo verticale délia figura.
- Se si usino le proposte stecche, le loro drizze saranno attaccate alla molla annessa alla linea che déterminera la loro posizione, e si terra all’angolo del settore, e si trar-ranno subito sotto il detto liminare, ed indi a una rotella particolare.
- Se si usino le descritte pinnole, le drizze concorrenti, una pel raggio superiore del contorno délia medesima, d’altra per Tasta, sotto l’articolazione délia coda, si disten-deranno di là a sotto il liminare délia galleria.
- Questa, corne le altre, avendo prolungato il diametro oriz-zontale induplice manovella, potrà esser mossa in due versi per l’azione del piede sopra una od altra delle staffe pendenti; già che non bastano a tutto le mani, e si puô fare molto ef-fetto, ponendo su di esse il peso del corpo in quella quantità che sia richiesta; onde seguirà, corne pare évidente,. che
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- mentre una delle drizze si lasduo allenti, l’altra si tiri o tesi, e si operi il movimento voluto.
- Il movimento, per cui ambe le pinnole, verde e rossa, si nascondono dietro le bianche, o le stecche si rivolgono pre-sentando il taglio al fluido, deve praticarsi quando la coda sia adoperata al moto progressivo, perché verberi l’aria solo dalla parte, onde si vuole la reagione. Tuttavolta se la con-versione délia ventola per disporsi al colpo e alla percossa sia fatta lentamente, non sarà nécessita di operare nessuna mutazione; perché un movimento mite non produrrà sensibile reazione.
- Dove per forte commozione d’aria sia ragione di ammez-zare o ristringere la coda alla sola meta, si terra la ruota delle drizze in quella posizione che convenga.
- Ad arrestarla gioverà di incidere a dentiera due parti délia circonferenza a quel tratto che sia utile, e di traversarla con un cavicehio mobile.
- Un altro motore suppleinentario
- Macchina Eolica
- L’idea del ventila tore per la locomozione degli aerostati, non è nuova, corne appare da cio che abbiamo detto nel-l’esordio di quest’articolo; è perd nuova la maniera, con cui possa questo agente essere efficacemente applicato nella forma proposta dell’aerostato ; ed essa mi fu suggerita dal cav. Gius. Ferraris, incisore nella R. Zecca di Torino.
- Secondo lui un ventilatore, collocato in sito acconcio, sotto il ponte délia galleria, supplirebbe con successo le pinne an-teriori e posteriori; ed è a dire, avrebbe effetto per il moto progressivo e conversivo, che soli bastano per la direzione, se la sua gola mandasse il vento in una cassa a tamburo, onde partissero alcuni tubi spiratori, uno verso la coda che
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- causasse l’impulsione iu avanti, e altri due sotto il sito delle due pinue anteriori, che determinassero la deflesione dell’asse dell’automa dal fil délia via, o a destra, o a sinistra; e se la emissione deU’aria compressa si potesse fare per quello di tre tubi, dal quale si volesse effetto.
- Il che si otterrà, se dentro la cassa, onde si sprigionano i venti, sia un cilindro con altrettanti fori talmente ordi-nati, che yolgendosi per una manovella orizzontale, fissa nel prolungamento dell’asse, sia schiuso lo sbocco, onde Yorrebbesi emettere la corrente, restando turati gli altri.
- A operare con certezza Yarrebbe di sottoporre prossimo al manubrio un semicerchio segnato di punti, sino a’ quali dovrebbesi volgere, perche l’aria erompesse dallo spiratore idoneo all’effetto voluto.
- L’azione del ventilatore si praticherebbe o per la forza muscolare, se fosse un mezzo supplementario ; altrimenti, essendo unico modo di progressione, per una macchi-netta a vapore, la quale avrebbe anche un’altra utilità, chè servirebbe a scaldar l’aria nelle due arche dello squi-îibrio.
- Situazione di questo istromento
- Il ventilatore adoprandosi sussidiario alla locomozione, esso non meglio altrove sarebbe collocato, che sotto il ma-diere maestro, allato délia bigoncia, si che la macchina eolica restasse separata da questa per il piano massimo verticale dell’automa.
- Una delle ragioni délia convenienza délia indicatà col-Ireazione è questa, che al macchinista sarebbe commodo di dirigere la spirazione dove gli piacesse, supposto che Fasse del detto cilindro si levasse in mezzo délia manovra e délia cassa del ventilatore.
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- Sarebbe questo il caso, in oui convenisse di sistemare tutte le ruote dall’altro lato délia bigoncia.
- Servigio dell’automa
- Diremo per rispetto di proprietà etrobati, e aerobctii quelli cbe nell’antieo sistema dell" Aerostatica erano nominati aeronauti e faceano il servigio dell’aerostato.
- h’equipaggio (1) d’un aerostato, cbe si destini a lunghis-simi voli, avrà un macchinista, o piloto, il quale intenda bene l’arte di condurre l’aerostato da un meridiano ad altro designato sotto una determinata latitudine.
- Agli ordini del macchinista i manovrieri eseguiranno le manovre ; e dovranno per lo meno esser due per scambiarsi nel quarto - (2), che in tempo facile potrà esser quanto nelle navi.
- Se si adoperi anche il mezzo vulcanico, si vorranno anche de’ fuochisti o scaldatori, ed essi pure per la indicata ragione non men di due.
- Non importa di dire che nelle lunghe corse sarà necessario un mozzo per la cucina e la pulizia, e un valetto per servigio de’ passeggieri.
- Scale
- Nel ponte délia galleria saranno aperte alcune botole per scendere nella bigoncia e nella rete per altrettante scale a corda.
- (1) 1 marini comprendono sotto questo nome tutti gli uomini che sono imbarcati per il servigio délia nave, officiali, marinai, mozzi, opérai. Puô accettarsi a notar il personale degli inservienti all’aero-stato.
- (2) Dicesi quarto tra’ marini il tempo che impiega una parte degli officiali e delPequipaggio per il servigio e la manovra, mentre gli altri dormono. Nelle navi da guerra i quarli sono d’ordinario regolati al periodo di 4 orc per otto ampollette di mezz’ora.
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- Lunghesso poi una ed altra Costa maestra penderà dal-l’incinta alla rete una maglia tuboide di corde, che per alcuni anelli elittici sarà mantenuta in tal figura e darà sicurezza al macchinista che saïga alla pergola, o ringhiera, già indicata, per le osservazioni che importi di fare, mas-sim e uranografiche, alla ricognizione délia latitudine e lon-gitudine, in cui si versi, e per meglio avvisare i punti più lontanh
- Bigoncia
- Abbiamo più volte nominata là bigoncia, posta nel cen* tro motore, e giova di spiegarci sopra la medesima.
- Essa sarà una cassa quadrangola, alta di metri 1, con-venientemente larga, composta solidamente, sospesa im-mobilmente al madiere maestro ed aJ suoi collaterali e communicante con la galleria per una scala a piuoli, dove starà il manovriere o piloto dell’automa.
- Solida in tutte le parti, deve essere solidissima nelle sponde, che sosterranno i levangoli, per cui si traggano le tirelle del movimento de’singoli organi motori.
- Una pari solidità deve assicurarsi a’suoi fianchi, dove si disporranno le ruote tiramollanti già accennate.
- In comparazione di quello che si ha da fare ne’ navigli veligcri 1’ opéra de’ manovrieri aerostatîci è più facile.
- Le manovre più frequenti saranno pel movimento délia coda e dcl binario delle pinne posteriori; e solo da questo si puù intendere che il servigio aerostatico è semplicissimo in confronto del compli-catissimo che comandasi nelle navi.
- Nel servizio delle navi talvolta per più giorni, già che le procédé durano più giorni, si devon sostenere fatiche tanto dure, quanto lunghe , che quasi snervano i più robusti dell’equipaggio; mentre nell’ctrobatica le traversie non si patiscono che per pochi momenti, potemlo subito l’aerostato escire dalla sfera inospitale per passare luogo migliore, ascendendo o discendendo.
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- Son queste le nostre idee sopra Y organismo locomotore, delle quali confessiamo non essere abbastanza soddisfatti, sebbene vi abbiamo studiato più che sopra le altre parti délia teoria, nell’ intendimento di semplificare, facilitare e assicurare i movimenti. Se ci si offrira qualche miglior maniera, la indicheremo in fine; in altro caso speriamo che il meccanico intelligente abbia a trovare nelle sue idee pratiche corne supplire alla nostra mancanza, e sap-pia cosi congegnare gli istromenti, che l’azione del ma-novriere sia efficace senza molta fatica.
- Indicazione délia nazionalità dell’automa, passando tra U corso sopra grandi città
- Quando diverse nazioni adoprino l’automa a’ viaggi aerei, sarà non solo conveniente, ma, credo, anche utile, se si manifesti all’uopo la nazionalità del medesimo. E questo si potrà fare, mettendo fuori dalla fenestra posteriore délia galleria un pennone di forma consimile a’ cosi detti cervi-volanti, o coniete, corne si appellano da* Sardi, e tengasi per una cordicella, corne si fa con quelle. Il piano délia figura avrà i colori nazionali in quel modo che li usa ogni Stato, per essere riconosciute nel mare le sue navi.
- Istromenti necessari etl utili pel governo deli’aerostato
- Alcuni di questi servono a determinare o Faltezza del-l’aerostato sopra il mare, o il punto in cui si trovi rispet-tivamente a un certo meridiano e al gran cerchio del globo; altri a indicare i punti cardinali, e donde provengano le fluenti aeree; altri a computare la celer 1 ta del movimento; altri infme a riconoseere l’orizzontalità deli’aerostato.
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- Istromenti per la datermînazione dell'allezza, dove si trovi l’aerostato.
- Barometro (1). Questo istromento, che puô segnare ap-prossimativamente i gradi di eîevazione, gioverà massime nell’oscurità délia notte e nelle buriane per conoscere a quanta distanza dalla terra si nuoti, e per avvisare se si ascenda, o discenda, e con quanta celerità. Corne in sul mare notturno i piloti son soliti di tenersi lontani dalle coste; cosî un cauto etrobate dovrà nelboscurità dell’aria volar, quasi direi, alturiere, se pure non scorra su piani deserti, o in sul mare; e dove sono montagne sostenersi in tal girone che superi di moite centinaie di metri le più grandi altezze. Le ru pi più eminenti sono nell’ Oceano at-mosferico gli scogli pericolosi degli aerostati (2).
- (1) Sara a preferirsi il barometro a sifonc di Gay-Lussac con la modificazione di Bunsen.
- Notasi l’altezza media aunuale del barometro al iivello del mare sotto l’equatorc a metri 0, 758.
- Cresce allontanandosi e giunge al massimo Ira li paralelli ^50 e 40, dove notasi di met 0, 763. Decresce a lat. più elevate, e tro-vasi in Parigi ridotta a 0. 7568.
- La media generale è di 0, 761.
- Per misurar le altezze con questo islrumento, M. Oltmanns ha eostrutto delle tavole, con l’aiuto delle quali si calcola in modo assai semplice la differenza di Iivello tra due stazioni, quando si conoscono le altezze del barometro ne’ punti inferiore e superiore, e le température che si sentivano ne’ medcsimi. Queste tavole con la spiegazione del modo di ben servirsene si trovano nelPzLmMaî're du Bureau des Longitudes,
- (2) I picchi più eceelsi del globo sono nell’Asia il Davalagiri di metri 8556; nell’Amer’ca il Chimborazo di 6529; nell’Europa il Montebianco di 4810; nell’Àfriea..??
- Quindi se scorrendo di notte nelle regioni, dove sorgono queste montagne, tengasi l’aerostato ad una altezza superiore, esso potrà progredire con tulta sicurezza , sebbene la terra sia seomparsa sotto la tenebria dei vapori.
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- Sestante. Di giorno se abbiasi poca fede nell’indieazione del barometro e vogliasi certezza dell’ elevazione delF ae-rostato, se ne avrà il inezzo nell’ istromento cosi detto, o nel quadrante. Il macchinista puô prendere per esso l’an-golo, sotto cui gli apparisce F orizzonte, e per una opera-zione trigonometrica trovare la sconosciuta altezza. Y. Tibère Cavallo, Histoire de VAêrostalion.
- Cronometri nautici, communemente detti orologi marini. Queste macchinette orarie a compensazione sono costrotte con taie artificio, per cui è una costante equabilità nel loro movimento, avuto riguardo del tempo medio, cioè delle diseguaglianze del corso apparente del sole ; e perche riferiscono Fora del mezzodï del luogo, onde si mosse; si puô per essi stimare di quanto il meridiano, sotto cui si osserya, disti da quello délia dipartita, o la differenza tra la longitudine délia discessione e quella dell’osserva-zione: onde sono pur detti orologi delle longitudini (1).
- Tavole della Luna e de’ saxelliti di Giove. Essendo queste, dopo fatieosi calcoli, ridotte oramai alla perfe-zione, possono servire ad assicurare il rettore dell’ aero • stato, dubio su eiô che gli riferisca il cronometro sopra il meridiano, in cui si trovi. Portando esse le differenza apparenti della luna dal sole, o da una Stella, a certe ore del luogo, ove si calcolarono le tavole ; e riconoscendosi
- (1) Per quanto da Harrison , vero autore dell’oriuolo marino, sino a Breguet siasi studiato per la inalterabile equabilità del suo movimento , non si è potuto ancora riescirvi ; e perô in due macchinette dello stesso artefice si osserva la variazione in alcuni mesi di non pochi secondi. Da eiô si riconosce che non si puô preten-dere a quella giustezza, che posson dare le operazioni matemati-che ; ma se basti un’ approssimazione , questa puô aversi , è massima.
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- quelle distanze in altre parti del globo, si riconoscerà alla differenza delle ore la differenza delle longitudini di osser-vazione e di partenza.
- Tavole geografiche. Nel corso deve il macchinista dopo la stima fatta determinare sulla carta rappresentante la superficie terracquea, che va sorvolando l’automa, il punto, su cui a cert’ora si trovi.
- Per riconoscere i punti cardinali delVorizzonte, e da quai parte venga il flusso aereo
- Bussola. Quanto essa è necessaria al piloto per ben di-rizzare il corso délia nave, tanto è necessaria al condut-tore dell’aerostato ; epperô starà nel luogo délia manovra> e sarà cosi posta la sua scatola, che la linea segnata nel mezzo resti nel piano verticale dell’asse maggiore, o almeno gli sia paralella.
- Nel cielo délia galleria starà appesa a soddisfazione dei viaggiatori un’altra bussola simile a quelle, che diconsi rovescie e si vedono da sotto (1).
- Anemoscopio. Starà sotto alla bussola e prossimo un cer-chio, sul quale un dardo girevole indicherà la direzione
- (1) Si présumera che, se si adoperi nella costruzione délia let-tiera il ferro, questo, avendo acquistata la polarità magnetica sotto l’influenza dell’azione del globo terrestre, debba agire sopra la bussola e farla deviare dalla sua direzione naturale, corne fu os-servato accadere nelle navi, massime nelle più alte latitudini.
- Ma osserverô che, mentre nelle navi la massa del ferro ê ine-gualmente distribuita, troverassi nella struttura dell’automa spar-tita equamente; e sarà évidente che le attrazioni di tutti i mcmbri di ferro, corne di altrettante calamite, si concentreranno in un punto délia linea di gravità. Non pertanto quando sia riconosciuta una vera perturbazione nella bussola dall’azione del ferrame , si avrà nel mezzo proposto da Barlow corne sopprimere in gran parte gli effetti di questa causa perturbatrice col suo compensatore magnetico,
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- délia fluenza aerea. Il detto dardo sarà fisso al capo d'una asta abbassata sotto la bigoncia con ventarola di latta, che volgasi dal vento, e mettasi paralella al suo filone.
- Anemometro. Servira questo a misurare la celerità delle fluenti aree.
- Il vento è moderato con la velocità di met. 2 per 1”; è fresco con quella di 10; forte con quella di 20; tem-pestoso con quella di 25, ed è uragano con quella di 40.
- Annunziossi in questi giorni, che il sig. Kreuzer, vice-ammiraglio délia marina svedese, abbia inventato un istro-mento che misura con tutta giustezza la forza del vento. Quando esso sia taie potrà adottarsi, altrimenti se ne imaginera qualche altro, o si usera alcuno de’già cono-sciuti.
- Per intendere alcune altre condizioni delF atmosfera, serviranno F elettrometro , F igromexro , il termometro.
- Per compulare la quantité del corso
- L’Odometro (1). Questa macchina, il cui membro principale, volubile nella impressione delle correnti aeree, aggirasi pure nell’impeto dell’automa, puo, corne è chiaro, nella con-tinuazione del moto indicare la lunghezza délia via per-corsa, se il suo mulinello alettato mova un sistema taie di ruote, per cui sia notato lo spazio misurato in certo numéro d’ore : e se dalFasse di ogni ruota esca un indice sopra un quadrante, si avrà il numéro vero di tutti i giri del detto cilindro. Questa misura sarà giusta, se non spiri
- (1) Forse potrebbe adattarsi l’odometro, inventato dall’ ingegnere Peronet, ed applicabile a misurare il eammino che si fa in vettura, a cavallo ed anche a piedi, idoneo pure a contare giustamente il mo-vimento rctrogrado.
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- vento contrario, perché allora le rivoluzioni saranno acce-lerate, ed esso girerà per Y impeto dello slancio deU’automa, e per la impressioae del vento.
- A ridurla a giustezza bisognerà prendere per un mo-mento il vento di traverse , e vedere quanti giri faccia allora il mulinello per quella forza. Sottratto il loro numéro si avrà la giusta quantità délia progressione.
- Per accertarsi delVorizzontamento
- Ltvelli. Questi serviranno per assicurarsi délia orizzon-talità del piano délia gaileria. Uno sarà convenientemente collocato nel centro del moto sotto gli occhi del mano-vriere, perché possa riorizzontare ï automa, pendente sotto la paralella dello stesso orizzonte dalla parte d’avanti, o da quella di dietro, sbandante a destra, o a sinistra; altri saranno stabiliti nelia gaileria, perché i viaggiatori accorti dello squilibrio si dispongano meglio, se essi lo abbian causato.
- Cubatnra deiraeronlato
- Lasciando a’ matematici lo studio di tutte le questioni geometriche, che esciranno dalla proposta, dirô poche parole sul rapporta délia capacità al peso.
- La recipienza dell’aerostato dovendo essere in propor-zione del carico elevando ; pero a determinare il cubo nella prestabilita figura conviene anzi tutto proporre la quantità del carico, che se gli vuol dare, sia di persone, sia di cose, espresso in chilogrammi.
- Cio fatto, se pongasi attuabile una rarefazione al XL (1)
- '1) Questo numéro romano si prenda nel valore d’iptO.
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- deli’infimo ambiante, dovrà riconoscersi che non si bilan-cerà un chilolitro d’aria del detto grado con un chilolitro d’aria commune, se non sia aggiunto alla rarefatta un compenso di 39 volte il suo peso. Quindi se un chilolitro d’aria commune si computr di grammi 1290, e un chilolitro d’aria rarefatta al XL. di gr. 1290: 40, o 32 *4; si dovranno aggiungere al chilolitro délia rarefatta grammi 32, X 39, e defînitivamente grammi 1248.
- Cubo del carico
- Stabilita questa base, è facile di sapere quanti chilol. di rarefatta al XL si vogliano a sostenere un dato carico.
- ÜNell’ipotesi d’un carico di chilog. 1000, una semplice proporzione darà il numéro di chilol. di rarefatta, suffi-cienti a sostenerlo.
- Se gr. 1248 son portati da chilol. 1 di rarefatta; gram. 1000,000 da quanti chilol. délia medesima saran portati?
- Si avrà la cifra di ch il. 802.
- Cubo del peso de’ materiali e del servigio
- Ottenuto il cubo délia rarefatta per il carico, si dovrà determinare il peso de’materiali metaliici dell’aerostato, dei suoi istromenti, dell’equipaggio e delle provviste.
- Di alcune di queste parziali puo essere conosciuto il peso, e noterô :
- à) Quello delle persone di servizio, manovrieri e scalda-tori, calcolando mediamente ciascuna di chil. 80 ;
- b) Degli istromenti;
- c) Delle provviste.
- Per il peso délia lettiera e gabbia, deU’armatura interna e del guscio, si puo avéré un’approssimazione, e se sup-pongasi che questa approssimazione porti chilog. 5000, il
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- problema del cubo o délia recipienza dell’aerostato Sara enunciato nel modo seguente:
- — L’aria rarefatta al XL volendosi caricare di chilog. 5000 + 1000, quanti chilol. di essa si vorranno, perche equiponderino ad altrettanti chilol. d’aria commune?
- E per la risoluzione bisognerà procedere nel modo sopra indicato.
- Se gr. 1248 son portati da 1 chilol. di rarefatta, i proposti gr. 6000,000 da quanti chilol. délia medesima saran portati? Il calcolo darà chilol. 4812.
- Proporremo a maggior comodità una breve tavola, dalla quale si domandino i cubi délia rarefatta al detto grado che sien voluti per un dato peso.
- Tabclla tmlicativa
- Dei chilolitri d’aria rarefatta al XL e de’ chilogrammi che possono portare
- Chilolitri 1 Chilogrammi 1 248
- 2 2 496
- 3 3 744
- 4 4 992
- 5 6 240
- 6 7 488
- 7 8 736
- 8 9 984
- 9 11 236
- 10 12 480
- 11 13 728
- 12 14 976
- 13 16 224
- 14 17 472
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- 15 Chijlog. 18 720
- 16 19 968
- 17 21 216
- 18 22 464
- 19 23 712
- 20 24 960
- 100 124 800
- 1000 1248 000
- 10000 12480 000
- Per uso più spedito si potrà dare a questa tabella un taie sviluppo’, per cui sieno subito veduti i numeri cbe si pos-sano proporre e domandare, sebbene con facile operazione, anche a persona non assueta a complicati calcoli, sia dato di servirai in ogni caso delle poche cifre che furono notate di sopra. Sia p. e. domandato : quanti chilolitri d’aria al detto grado varranno a sostenere in equilibrio con egual volume d'aria commune, chilogrammi 26, 849 ?
- Mancando questo numéro nella tabella, si sostitui-
- ranno le sue parziali, e si prenderanno
- due volte chilogrammi 12 480 = 24960
- una volta 1 248 1248
- einque volte 124, 8 624
- una volta 17 17
- Essendo cosi composto il totale di chilog. 26849
- se sieno notate le cifre, che nella colonna de’chilolitri
- corrispondono aile dette parziali dei chilogrammi
- al doppio di chilog. 12440 chilol. 20000
- a chilog. 1248 1000
- al quintuplo di chilog. 128 8 620
- a chilog. 17 14
- Si avrà il totale di chilolitri d’aria al XL
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- Cubo per la forza ascensoria
- Al cubo di capienza, che vuolsi per il carico e per il peso sï de’ materiali che del personale di servigio , se ne deve aggiungere un altro per l’impeto ascensivo.
- Cosï sedimandisi che un cubo complessivo di 1000 cbilol. di rarefatta, dal quale sostienesi un peso di chilog. 1248, si scocchi in su; esso si scoceherà essendo accresciuto di un certo numéro di chilol., i quali se sieno 10 produrranno una spinta verticale di chilog. 12; e se 60, faranno che l’ae-rostato sia tratto su con una potenza di circa 75 chilog.
- Ritenendo la fatta distinzione del cubo complessivo délia rarefatta per l’equilibrio e del cubo per lo squilibrio, ri-torna la questione délia separazione de’ vasi, per conte-nere il primo e il secondo : ed essendosi provata la nécessita délia medesima, salvo il caso che si adoprasse il solo mezzo vulcanico, resta qui solo a dire che la capienza di ciascuno de" due squilibratori dovrà essere determinata alla meta de’chilolitri del cubo délia forza ascensoria, sebbene possa utilmente esser ampliata.
- Bilanciamento délia laiaccltiaa auïomatica
- Quando sia compito e arredato tutto l’edificio, sarà tempo allora di accertarsi se il centro di gravita nell’ opéra cor-risponda al punto, che secondo i calcoli erasi indicato,
- Adoperandosi il solo métallo nella costruzione e tutti i pezzi essendo regolarmente formati, sembra debba risultare cotale equiponderamento delle parti intorno alla linea di gravita, che la meta anteriore sia equilibrata colla poste-riore, e il peso d’un fianco bilanciato con l’altro ; tutta-volta gioverà di assicurarsene.
- Per siffatta ricognizione bisognerà di evacuare dell’aria
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- il gran recipiente, e poscia operare su vaselli dello squili-brio, per dare alla macchina tanto di forza ascensiva, che si sospenda.
- Ritenendosi essa per alcune corde a pochi metri sul Gantière, si osserverà se il piano délia galleria (che non ostante l’inflessione deîle spranghe délia lettiera puô sostenersi in paralellismo col piano massimo orizzontale dell’aerostato), stia perfettamente livellato.
- L'orizzontalità mancando, saranno disposti ne' punti con’ venienti alcuni contrappesi stabili, per l’azione de’ quali il centro di gravita délia macchina riducasi nel punto pro-prio, a piombo sotto il centro di gravi tà délia figura, o délia massa d’aria egualmente figurata, e la mole sospesa resti bilanciata in se stessa.
- Infine si calzeranno i piedi délia macchina di certa forma di talloni elastici, i quali ammolliscano il posa-mento eosi, che le persone stanti nella galleria non pati-scano succussione.
- ARTE DELLA MANOVRA
- L’arte per'produrre quei movimenti che sono necessari a governare , e voglio dire volgere o dirigere la rotta d’un aerostato, basa tutta sul principio fisico spesso citato délia reazione, esercitata dall’aria contrariamente all’azione de’ descritti organi motori, e talvolta dall’azione dello stesso fluido sopra qualche membro del medesimo.
- Tutti i movimenti che possiamo imaginare, si riducono a due specie; e sono orizzontali o verticali, seconde che si fanno in un piano or orizzontale, ora verticale, o com-positamente in uno ed altro.
- Su* movimenti orizzontali
- Se ne distinguono tre modi, secondo che si faccia progression, regressione o conversion.
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- Movimento progressive
- L'aerostato avrà l’impulsione progressiva, or dalla ventola caudale, or dal paio o binario delle pinne posteriori o dell’organo supplementario délia leva a doppio disco.
- La ventola caudale, oscillando rapidamente , spingerà. e conciterà l'aerostato in continuazione délia linea del suo asse maggiore.
- L’aria posteriore verberata obliquamente a sinistra o reagendo a destra, verberata obliquamente a destra e reagendo a sinistra ; e siffatte riverberazioni o controcolpi, essendo per la supposta rapidità délia oseillazione quasi simultanée: deve perô seguire che l’aerostato soffra sul detto estremo suo membro due spinte quasi contemporanee, una verso destra, l’altra verso sinistra, e sia lanciato nella diagonale délia loro direzione, la quale coïncidera cou la linea dell’asse maggiore, se oltre la simultaneità de’ con-trobattimenti o delle riverberazioni sia in queste egualità di forza.
- Ho notato sulla oseillazione délia ventola due verbera-zioni dell’aria; ma nel vero sono in numéro maggiore, e lice dire quante le colonne aeree, che successivamente si possono indicare per le diverse perpendicolari che cadono sul piano délia coda ne’ diversi punti del suo arco. E perche il numéro delle reazioni è eguale al numéro delle azioni ; perô quante colonne d’aria saranno premute nel volgimento délia ventola, tante contropremeranno; se non che queste contropressioni da destra e da sinistra, scen-dendo parimente inclinate sulla ventola, hanno perô tutte una stessa ed unica diagonale, che corre sull'asse maggiore dell’automa.
- E questa spiegazione dell’azione délia ventola caudale sopra l’aria, e délia reazione dell’aria su di essa, intendasi per tutti gli organi motori.
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- Le due ventole-pinne addominali o posteriori, faranno col loro vogamento Teffetto indicato délia ventola-coda; perché con la propria azione contro l’aria posteriore desteranno la reazione di due sérié di colonne aeree sopra di sô, dalle quali sarà progittato l’automa nella direzione délia commune unica diagonale, applicantesi sopra Tasse maggiore.
- L’operazione di questi due organi motori si assomiglia alla voga arraneata dei remi, o delle ruote che spingono Tacqua rerso la poppa; e si assomigliano gli effetti.
- Le dette pinne, sussidianti T azione délia ventola-coda, varranno bene a supplirla nella contingenza di qualche sconcio nel suo meccanismo.
- Potranno poi far le loro veci i dischi délia leva posteriore, se questa tenendosi paralella a diametri si agiti in leggera oscillazione.
- Egli è ben évidente che le due impressioni provoche-ranno due reazioni, simili a quelle delle ventole e che queste reazioni produrranno la forza composta.
- L’automa essendo armato del motore eolico, il mano-vriere, che voglia concitare l’automa in progressione, darà sfogo all’aria compressa per lo spirante drizzato verso la coda.
- Movimenlo regressivo
- Puô venire il caso di do ver cangiare in regressione la progressione, se a cagion di esempio, si debba ritrarre da una collisione, alla quale imprudentemente si acceleri, o se convenga di soprastare d’un certo punto per qualche osservazione : ed allora in pochi momenti sarà frenato l’ab-brivo (1) dell’automa, se gli si faccia subire una contro-
- (1) Âbbrivo, significa la celerità, da cui portasi la nave, quando esce dalla sua posa, per lo vento e la voga : onde essa prende l’ab-brivo , quando comincia a muoversi per acquistare la velocità pro-porzionata al vento , la qualc va crescendo sino al grado , in cui di venta uniforme.
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- spinta dalla parte, onde si vuol recedere. La quai ripul-sione opererà si tosto corne il manovriere, mettendo in mo-yimento le due pinne pettorali o anteriori, ammorzi l’im-peto progressivo.
- Anche l’azione di questo binario si assomiglia all’azione de’ remi o delle ruote palettate che spingono l’acqua verso la prua, e si assomigliano gli effetti.
- La leva anteriore de’ disclii pub fare lo stesso effetto che il bmario delle pinne anteriori.
- Celerità presunta ddl'automa
- Si computô che corrano le 60 miglia all’ora gli uccelli di volo più potente; e si puô stimare che in condizioni Don sfavorevoli l’auto ma con i propri mezzi possa correre tra un sonantissimo frombo cou slancio più rapido ; perché evidentemente l’aquila, p. e., nel suo volo dee fare due fatiche, una per sostmersi, l’altra per prog redire; mentre l’automa, stando sospeso nella sfera del suo equilibrio, opéra solo pel progresso. Cio stando, esso potrebbe correr sopra tutto il maggior cerchio del inondo in molto meno di 360 ore, cioè di 15 giorni e rigirare il globo due volte innanzi che la luna avesse percorsa una sola volta l’orbita sua. E se debbansi supporre frequenti contrarietà; queste non potranno rendere la circumvoluzione dell’automa più lenta d’un periodo délia lunare.
- Movimento conversivo
- Bene spesso appariran ragioni, per cui convenga di obliquare il corso, volgendo il rostro dell’automa a destra e a sinistra e deflettendo per un certo arco dalla linea, délia seguita direzione. Nel caso si avrà quest’effetto per 1 azione semplice délia coda, o pel movimento d’una delle
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- pinne, o per l’azione combinats délia coda e di una del le dette pinne.
- La ventola caudale, la quale, siccome analoga délia coda degli üccelh e de’ pesci, produce il moto progressive, siccome analoga del timone giova al conversivo.
- Corne per volger la prua a destra, o a sinistra, bisogna volger il timone alla stessa parte; cos'i deve manovrarsi la coda nell’automa: e corne quanto sarà maggiore l’im-peto délia nave e più veloce la seorrenza dell’acqua per i fianchi di lei, tanto più fortemente premerà essa il timone; cosï quanto sarà più impetuoso lo slancio deirautoma > tanto più efïicacemente opererà l’aria scorrente a’ suoi fianchi, e più presto esso obedirà al comando del ma-novriere.
- Da questo intendesi quanto importi che il macchinista conosca la teoria del timone e de’suoi effetti; onde la coin venienza anche per questo rispetto di scegliere a modera-tori dell’automa aerio marini moîto pratici. La suindicata teoria fu luminosarnente esposta da Georgio Ivan nel suo Esame marittimo.
- Le pinne anteriori, che, siccome analoghe dell’organo con-ceduto a’ pesci per moltiplici moti, produrranno nell’automa il moto regressivo ; siccome analoghe de’ remi faranno sin-golarmente l’effetto di un remo, che agisca a un solo fianco, sciando perd, ossia vogando a ritroso (1), e dirô esplici-tamente càgioneranno che la prora volgasi alla parte, da eui si voghi.
- À intendere questo canone d’arte si imagini un regoîo incrociato presse i capi da due piccole traverse, siante in equilibrio sopra un perno, e si concepirà facilmente che, pre-mendosi la punta del braeciuolo destro délia traversa ante-
- (() Si voga a ritroso, tirando il manico de! remo verso la poppa, e spingendo l’aqua con la paîa verso il davanti del. baltelio. , .
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- riore, il rego-lo oscillera da questa parte; ehe aecaderl eontrariamente in contraria supposizione, e che si avranno contrari effetti, applicando la forza dalla parte interna sui bracciuoli délia traversa posteriore; quindi
- Anche le pinne posteriori possono servire allô stesso intento.
- Suppongasi che suir imaginato regolo agiscano simultanée alla stessa banda sulle due gruccie, o croci, le notate due impulsion:, egli è évidente che si avrà una conspi-ranza e che l’effetto seguirà più pronto, che se si agisse sopra d'una sola.
- Anche questo effetto obliquativo pub essere prodotto dalle leve de'dischi; ma per cib bisognerà disporsi cos\ la leva ehe riesca perpendicolare alla medesima la forza composta delle colonne aeree, che si vogliono reagenti.
- Avendosi la macchina eolica, darà essa pure l’effetto di obliquare l’automa a una parte e all’altra, se schizzi dal fianco opposto.
- $ui movimeiali vertical!
- Si distinguono in ascensivi e descensivi in linea per-pendicolare od obliqua, e si ottengono misurando all’uopo Y impeto ascensorio, e imitaodo quello che i pesci san fare per istinto.
- Le arche chiuse de’ lobi dell’automa, dove si rarefà l’aria pel mezzo pneumatico o pel vulcanico, pareggian il nuo-tatoio de' pesci ( la vescica aerea spesso scom parti ta in di-versi sacchi), e l’aria rarefattâ in uno de’due modi imita il gaz qualunqne, elaborato e somministrato al libito del-l’animale da un organo particolare. Il quale gaz gonfiando e distendendo quella vescica, quindi rendendo il corpo più leggero dell acqua, conferisce aH’animale la facoltà di alzarsi in mezzo a taie liquide; corne per l’opposto pub, quando yoglia, seendere, eomprimenda quel nuotaîoio, mediânti t
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- muscoli che lo circondano, e mandando il gaz espressone per lo condotto pneumaiico nello stomaco, onde sfoghi per l’ano o per l’esofago.
- La replezione e deplezione délia detta vescica, che si opéra nella massima parte de’ pesci, appare evidentissima nelle baliste e ne’ tetradoni, potendo quelle raccogliere tra gli integumenti dell’ addome tanto di gaz da produrre un notevole rigonfiamento ; questi distendere quasi a palloae il- loro ventre, si che le parti solide del corpo appariscano la parte minore, e ne sia tanto sformata la natural figura, da essere disconosciuti.
- Dei gironi dell’atmosfera
- L’altezza dell’atmosfera dal livello del mare a quel punto, dove si puô salire con gli aerostati, se sia determinata a lj5 délia sua spessezza, dirô a 10,000 metri, e divisa in strati di m. 500 , noi potremo notare venti gironi, 6 sfere, per determinare più facilmente le distanze, nelle quali si-nuoti, e per ricouoscerle indicate nel barometro.
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- Movirmnto ascensivo
- Qui si parla dell’ascensione che si faceia dal girone, dove l’aerostato posa va per causa deU’equilibrio.
- ' Si potrà trascendere questo girone e salire in là del grado, dove la forza ascensiva si équilibra con la forza depressiva délia gravita, in taie sfera, nella quale all’au-toma, per il proprio suo peso, sarebbe vietato di salire, se oprino simultanei due binari d’ali in equidistanza dal madiere maestro.
- La spiegazione di questo fatto è ovvia.
- Verberando le ali l’aria ouccumbente devon eccitare con la loro impressions sopta diverse, colonne d’aria altrettantç mpulsioni in su, per oui la mole deve ingradare..
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- Movîmento ckscensivo
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- Nella sospensione col mezzo pneumatico, volendo degra* dare Faerostato, basterà clie i vaselli dello squilibrio aspirino alcuni fiati d’aria.
- Nella sospensione co’ mezzi combinati, pneumatico. e vul-eanîco, si soffocherà la goîa maggiore, e si vieterà altro sviiuppo di calorico dalla lampada o dal focolare,
- La soffocazione avverrà incontanente abbassando la val* vola conica ; la discalescenza sovrapponendo alla lampada, o al focolare un coperchio cosï congegnato. che possa am-raortire a quel grado che vuolsi la forza del fuooo.
- Movimenio rotalorio o spirale nella discem
- Se, invece di atterra rsi rapide mente appiombo, piaccia di scendere volteggiando e caracollando, corne usano spesso r grandi nccelli in volamento coeleoidé, si potrà farlo gra-duando leotamente gli incrementi délia gravita, e alter-nando lazione degli organi del moto progressive a qiiella degli istrumenti del conversivo.
- Mezzo eolico per V ascensions & descensione
- Ove a’ tubi indicati, per cui il ventilatore emetta in fré~ mito l’aria compressa, se ne aggiungano altri due, uno volto di sotto, l’altro condotto in sul dorso délia macchina, ed ambi nella linea di gravita dell’aerostato, varrà la forza délia loro spirazione a spinger su o giù I’aerostato.
- Movimenti di ascensions e descensione obliqua
- In questa maniera di movimentida forza perpendicolare di specifiea leggerezza, o gravita, si compone con la pro-aressiva.
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- Non importando di fermarci sulla ascensione obliqua, riguarderemo la descensione elle si voglia operare fuori délia perpendicolare : e occorre di stabilire che, volendosi pre rider terra ia un punto segnato, converrà di accomodare cosi l’azione propellente alla forza deprimente, che non si esca dalla traiettoria.
- Accadendo di oltrepassarla, vi sarà rimesso l’aerostato, o regredendo sino alla medesima, o frenando l’impeto progressive.
- Restano a considerarsi altri due movimenti, che diremo libratorio e relibratorio.
- Movimento libratorio
- Quando per l’azione delle ali sia l’aerostato pervenuto in certa altezza, dove il macchinista voglia mantenersi, egli vi si manterrà, agitando mollemente le medesime, men-tre son depresse aU’orizzonte.
- SiSatto movimento farà che l’aerostato si rilevi ognora nel grado, onde opéra a dimetterlo la forza délia gravità.
- Movimento relibratorio
- L’ali principalmente inservienti al movimento vertical© offrono altra grande, utilità , per cui non dovranno man-care agli stessi aerostati vulcanici; essa è di riparare pron-tamente a qualunque squilibramento, che si causi daîlac-cidentale perversa distribuzione del peso mobile e animato nella galleria, quando nel traslocamento delle persone sia una parte più gravata, che l’altra.
- Avvertito il macchinista per la inspezione del livello centrale del disorizzontamento del piano délia galleria, potrà subito rilevare la parte depressa con l’azione delle ali cor-rispondenti.
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- Manovra ira correutf, o Huent! aeree sfavorevoll
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- Fin qui abbiamo considerato l’automa moventesi in aria calma o in una corrente favorevole; ma essendo questo un casô rare, corne si attesta nelle relazioni degli aero-nauti j perô studieremo sulle frequentissime moltiplici con-tingenze delle fluenti o contrarie, o sfavorevoli.
- Domina ora questa opinione, che a fare lunghi viaggi per Tatmosfera bisognerà servirsi delle correnti favorevoli dirette nel rombo délia rotta; e stimasi che nell’aria non si possa far più, che sul mare, dove non si puo andar contro vento, senza rammentar le navi a remi o a ruote palettate o ad elice. >
- Basa questa sentenza sopra l’errore che già rilevammo in sul principio; perô tenendo quello che è vero, e diro, che l’aerostatica sia veramente analoga al volo e al nuoto, riconosceremo che una macchina imitativa de’ volanti, quale fu l’automa di Archita, o simulativa de’ nuotanti, quale questa che presentiamo , potrà con acconci congegni effet-tuare i movimenti che san fare pesci ed uccelli.
- Or se i pesci e gli uccelli nuotano e volano a loro libito a traverso e contro le correnti del mare e délia atmosfera; perché non potranno altrettanto tali automi, che abbiano da un’arte intelligente mezzi analoghi agli organi, che eb-bero dalla natura le dette specie, e sieno mossi da una inteliigenza direttrice ?
- Ma senz’altre parole su cotai questione, la cui verità avrà, sanzione dall’esperienza, passeremo a proporre i di-versi modi, ne’ quali convenga di manovrare ne’ vari casi di fluenze sfavorevoli al corso dell’automa, dopo dato uno sguardo a certl rnoti succussivi, che forse patiranno gli aerostati.
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- Üperazionî indeterminais del macchinista per alcune probabili succussioni dell’aerostato
- Se l’aerostato, o incontrando o traversando le fluenti aeree, o correndo su di esse con maggior celerità, debba patire quelle oscillazioni che patiscono le navi, talvolta nel senso dell’ asse maggiore, beccheggiando, corne dicono i marini ; talvolta nel senso dell’asse minore, rullando; noi nol possiamo affermare; ma questi casi se si avverino, saprà l’intelligente macchinista veder il modo , per oui siano tali succussioni meno sentite.
- varieta’ di fluenze sfavorevoli
- Le correnti aeree, infeste alla rotta dell’aerostato, son» t>rizzontali, o verticali.
- Fluenze orizzontali
- Una fluente orizzontale puô venir sull’autonia in du» modi ben distinti, secondo che il filone di lei sia paralello all’asse maggiore, o lo intersechi.
- Fluenza contraria
- Questa dicesi da’ marini controvento, e si riconosce taie, quando il filo délia medesima si stende per tutto Tasse maggiore dell’aerostato.
- Incontrandosi si flatta fluente devesi riconoscere quanta sia la sua forza comparativamente alla già cognita forza dell’automa, cioè all’impeto e slancio che gli è dato dai suoi organi moto ri.
- A taie ricognizione gioverà di metter a traverso délia «oriente l’aerostato , e d’osservare l’anemometro.
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- Se la forza repulsiva délia fluente sia minore délia pro-pulsiva deU’aûtoma, si proseguirà la rotta con la veloeità differenziale.
- Ma se la ripulsione risulti per lo meno eguale alla forza di prôgressione, allora senza nessuna lotta si metteranno in opéra le forze verticali per escire dal letto di quella corrente.
- Fluenze laterali
- • -Imbâttendo perpendicolarmente all’asse maggiore il filone délia medesima, o, corne si dice, essendo il vento di tra-verso, avverrà un deviamento dalla linea délia rotta , e l’automa sarà sospinto nella diagonale delle direzioni del suo. impeto e del filone.
- Questo discostamento, o divergimento délia direzione dell’asse maggiore dalla linea del corso, che i piloti dicono dériva, o scaronzo, sarà nell’aerostato primamente ristretto dalla sua figura allungata; poi dalla pinna dorsale (1), quindi totalmente annullato dall’arte del manovriere.
- Che una forma bislungata résista a escire dalla sua di* rezione, mentre si pu6 argomentare dal suo contrario , nella forma sferica, la quale è disposta egualmente a tutte le direzioni ; si fa évidente nella esperienza de’ naviganti, cui apparve minima la resistenza che pativa la prua dalle onde , verso quella che soffriva il fianco, si che posero la ragione media delhuna all’altra, quanta di 1 a 50.
- Che la pinna dorsale diminuisca essa pure l’effetto del-l’azione latérale delle fluenti, provasi (dove si ammetta l’analogia da me pretesa di cotesta natatoia alla ehiglia délia nave) dalla pratica de’ costruttori nautici, da’ quali
- (1) Ricordisi ciô che superiormente nel discorso su la costru-r xionc abhiam notato sopra la natatoia, o pinna dorsale.
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- a siffatte navi, ch3 per la loro forma partieolare patireh-bero rnolta dériva, si accresce l’altezza délia chiglia; e un’altra volta dall'ovvia considerazione, che, quanto più la superficie, tanto più cresce la resistenza, corne dell’acqua, cosï dell’aria.
- L’effetto délia dériva diminuito, e di molto (1), per le due suddette cause, sarà eliso totalmente nel resto dalla-zione del macchinista, se questi imiti la manovra del piloto in contingenza analoga. E corne il piloto, computato che abbia la potenza deviativa, defiette Tasse délia nave, p la chiglia, alla linea del vento in tanto, che il fil délia sua rotta, o la linea che egli vuol percorrere, coincida nella risultante délia composizione ; parimente il macchinista dovrà deflettere Tasse maggiore dell’aerostato in modo che la linea del corso si confonda nella diagonale delle due direzioni.
- In rispetto delTazione paralella alTasse predetto, se essa sia contraria alla progressione, si sa bene corne superaria, spesseggiando nell’ oscillazione délia coda e nel remeggio delle pinne addominali, o ponendo in opéra gli altri mezzi motori supplettivi o ausiliativi.
- Fluenze verticali
- Non è solo orizzontalmente che opéra lo spirito delle fluenti aeree, perché talvolta, corne dalle catadupe Tacque del Nilo, precipitano forti masse aeree; tal altra si scoccano in su corne schizzi o getti di immenso e potentississimo sifone (2).
- (1) La quantità délia diminuzione potrà facilmente essere cal-colata. Questa nozione è necessaria per definire in quai angolo so-pra la linea di rotta debba obliquarsi l’asse maggiore dell’aerostato.
- (2) NelTascensione del 15 luglio 1784 da St-Cloud il signor Robert senti un colpo di vento da basso in alto* per cui il pallone fu spinto di sopra le nubi.
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- Considereremo perd anche questi movimenti deli’aria, « dueino in quai modo debba, secondo i casi, governarsî il macchinista.
- Defluenze aeree
- Cadono queste o perpendicolari od oblique al piano mas» simo ohzzontale dell’aerostato.
- Nella defluenza perpendicolare si ha il caso più semplice, perché unica è la forza agente, corne unico l’effetto di deprimere Taerostato dal girone, in cui corre. 1
- Nella obliqua la forza è moltiplïce, e si aggiungono alla depressione altri effetti, de’ quali parleremo.
- Egli è poi imaginabile che la defluenza nella sua obliquité al piano massimo orizzontale dell’ovoide, puô sussi-slere or paralella al piano massimo verticale délia mede-sima; or obliqua da un fianco, o dall’altro, dalla parte anteriore, o dalla posteriore.
- Cio premesso, dirô, comprensivamente di tutti i casi, che se la forza délia defluenza sentasi ponderosissima, sarà miglior partito di affrettarsi a escire da sotto quella cata-ratta celeste-, adoperando con viva forza i mezzi délia pro-gressione, o se si rischi nel lasciarsi troppo deprimere, reagendo alternamente con gli organi délia ascensione.
- Che se quella violenza non sia ineluttabile, se ne po-tranno elidere gli effetti ne’ modi seguenti:
- Defluenze perpendicolari
- In questa supposizione il moto di due binari d’ali man-terrà 1 aerostato nella sfera, in cui corre, corne avviene quando è la gravita che déprimé.
- Defluenze oblique
- Si presentano queste in moltiplice aspetto, e.devesi perô for distinzione.
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- S'e la defluenza obliqua eada paralella al detto piano massimo verticale, allora si studierà di elidere la forza depressiva per lo moto delle ali di quella parte (anteriore o posteriore) dell’aerostato, che la subira. E se insieme con la depressiva si patisca una repulsiva, corne accade quando la defluenza ruisce sull’automa di contre ; questa si vincerà nel modo che si è indicato per la confrarietà orizzontale. Ma se rovini obliqua, allora per agire util-mente converrà riconoscere le diverse violenze cire sono in giuoco. Ida n ali si disgropperà le tre seguenti :
- 1° La depressiva, che opéra a sprofondarlo dalhaltezza in cui si trova per Tequilibrio e per la potenza delle ali;
- 2° La deviativa, che tenta sviarlo dalla linea progres-siva che si tiene; e
- 3° La repulsiva, o propulsiva, la prima quando la fluente proviene di rincontro, Tahra quando incorre da rétro.
- E perché si è già spiegato con quali arti si potranno annullare i rispettivi effetti delle singole, sarebbe super-fluo di riprodurlà
- Effluenze aeree
- Con tal parola vuolsi significare il movimento in su, o la salienzadi colonne aeree opérant! con impulsione elativa-
- Corne la defluenza , cosï l’effluenza o salienza sentirass1 perpendicolare, od obliqua.
- Effluenze perpendicolari
- Se si patisca una spinta elativa, che contro la linea di gravita porti l’aerostato in gironi superiori, e se non piacia andar oltre, si metterà in azione la forza depressiva délia stessa gravita, o si rafforzerà T impeto délia forza pro’ gressiva.
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- Effluenze oblique
- E queste pure si presentano in aspetto moltiforme, came si è notato delle simili defLuenze, seconde che Tasse délia colonna lanciata su passi paralella al piano massimo verticale delTautoma, o lo traversi.
- Gioverà discernere le diverse forze composte.
- 1. Nel caso del paralellismo, con la forza elativa sarà composta, o la propulsiva, se il getto aereo obliquo batta la parte postica delTautoma; o la repulsiva, se batta la parte antica.
- 2. Nel caso délia intersezione ad angoli eguali sulTasse maggiore, sarà con taie forza elativa congiunta la sola deviativa.
- 3. Nel caso degli angoli diseguali, la forza délia insi-lienza darà nell’analisi tre forze diverse, due costanti di nome, e saranno la elativa e la deviativa, e una di ap-pellazione variabile, che sarà or la propulsiva, or la repulsiva, nelle condizioni qui sopra notate nel numéro 1°
- Non importando di ripetere le cose testé dette sul modo di annullare Tefîetto delle azioni incomode, diro solo che siffatti fenomeni atmosferici essendo passeggeri, e senten-dosi in uno spazio ristrettissimo, sarà meglio di fuggirli, avvivando la progressione.
- Contrarietà di fluenze in uno stesso girone
- Leggesi nella relazione del viaggio aereo de' 15 luglio 1784 che 1 aerostato, essendo passato tra le nubi, trovossi avvolto in una fortissima agitazione, simile a quella d’un turbine, onde per tre volte fu tratto in giro da destra a sinistra, e patï tante violente impression!, che fu perduto
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- il’timone, e maiico agii aeronauti la forza per tentare quei mezzi cil direzione, ne'’ quali confidavano.
- Un fenomeno consimile erasi già osservato nelle espe-rienze delbanno precedente; e dirô nella ascensione (21 ottob. 1783) dalla Muette presso il Parce di Boulogne, nella quale il sig. Pilâtre de Rozier, primissimo degli aeronauti, (1) s’avvide d’un certo moto rotatorio, perché cominciando a elevarsi tra il vento del rombo N. O. sentiva volgersi Tae* rostato in semigiro sopra il sue asse, corne leggesi nel suo rapporto; e per la seconda volta nell’ascensione del 1° di-eembre dello stesso anno dal sig. Charles , che nel lucore polè avvedersi del moto vertiginoso, in oui per due yolte danzô l’aerostato.
- Le quali sperienze dimostrano ciô che si conosce dal solo ragionamento, che talvolta in uno stesso strato atmos-ferico fluisce Varia in direzioni opposte, dal cui cozzo es-sendo eguali le forze, deve risultare un vortice, cosi corne non è raro che avvenga nell* infimo strato, dove, se ineon-trinsi due venti egualmente forti, si ravvolgono in colonna e nella rapidissima spirale ingoiano le polveri, le acque , e altro ancora, operando il fenomeno, che dicon tifone o sifone; e corne pur avviene nel canale di una profonda valle, dove le acque de’ torrenti deîle contrarie pendici, incontrandosi, si ritorcono in vortici.
- Nelle quali rare, ma pericolose situazioni, in cui l’ae-rostato puo soffrire un’abbattuta (2), o esser volto in rota-zione e avariato, si dovrà operare sollecitamente per trarsi
- (1) Era accompagnato dal marchese di Arlandes.
- Nell’ascensione fatta â Lione a’ 4 giugno dell’anno seguente, saliva
- per la prima volta una donna Mad. Thible con M. Fleurant aîl’al-tezza di circa 8500 piedi
- (2) Dieesi cosi da’ nauli un movimento orizzontalc di rotazione impressa alla nâve dalle onde, o da una corrente.
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- di mezzo a quel pemicidso scompiglio, forzando intanto 11e 1 modo possibile per resistere alV impeto revolulivo.
- La spiegazione che abbiam dato delle mauovre o neces-sarie o convenienti ne" particolari casi considerati, forse basterà per le prime eâperimentazioni, che io spero bene possano satisfare a coloro, ne" quali non palpita più vivo d.esio, che di veder attuata la soluzione dell’importantissimo problema, se sieno commesse a uomini coraggiosi e intelligent! , e, niolto meglio che ad altri, a perso ne pratiche délia nautica, corne ho accennato abrove, adusate all’on-deggiamento delle navi ed esperte délia manovra sotto vend sfavorevoli, le quali, praticando le regole proposte, po-tranno viaggiare scopritori arditi, e riconoscere i particolari fenomeni dell’atmosfera sin dove è accessibile ne’ di-versi climi e nelle diverse stagioni, corne si è già fatto délia massima parte de"mari, e con le loro osservazioni e co" consigli giovare al perfezionamento délia proposta macchina, facendo che l"etrobatica abbia a esser ordmata tra le arti più utili alla umanità.
- NOTULARIO
- Il macchinista o manovriere, dovrà tra il governo del-l'automa riferire in apposita tabella quanto si presenti alla osservazione, e ogni suo fatto di manovra. I pi loti hannô la ta vola del Loche, o un quaderno a moltiplici. accolon-namenti, per notarvi quanto hanno sopraveduto entro un certo periodo di ore, e dire espressamente i nodi e mezzi-nodi che furon filati o svolti nel mezzo minuto; la rotta che si segui, il vento che soSfiô, le variazioni del cieîo, del mare; e nello stesso modo gli etrobati, che sono i piloti dell’aerostato, dovranno avéré una tabella per se-gnarvi le cose, di oui devono tener conto per Y incre-mento dell’Aerografia, e servirsi, corne di elementi, onde
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- pôssa risuîtare la sîima o la designazione non dubia del punto, dove nell’intervallo tra le osservazioni celesti si trovi l’automa ora sopra gli oceani, ora sopra terre sconosciute.
- Il quadro etrobatico potrà avéré nelle sue colonne:
- 1. La indicazione dell’ora di ciascuna notazione;
- 2. Le correnti aeree, la direzione, la forza, la durata;
- 3. Il rombo, in cui si fe’rotta;
- 4. La celentà del moto;
- 5. L’altezza nella quale si corse e la temperatura.
- E dopo quesli memorandi, cbe sono necessari per la stima, si noteranno le apparenze atmosferiche o sottoat-raosferiche, perché giovino le prime alla Meteorologia per spiegare moite operazioni misteriose délia natura in quel suo vasto laboratorio ; le seconde alla Geografia, alla quale per queste relazioni sarà di giorno in giorno ag-giunto quello che manca e si apporteranno molti emen-damenti.
- Stima. Per le osservazioni degîi astri si hanno modi idonei a riconoscere sopra una carta generale il punto, dove nuoti l’aerostato. Ma perché quèste osservazioni non si potranno fare più volte dentro le 24 ore; perô bisognerà praticar il modo délia stima, corne usano i naviganti per stabilire la rotta, che si è tenuta, e la quantità délia me-desima, o dirô la velocità del bastimento e la sua giusta direzione.
- Ma la stima non essendo che un approssimazione al vero, secondo la maggiore o minor attenzione ed esattezza del calcolatore, si procurera di verificarla tosto che si possa ne’ modi più sicuri che si hanno dalla scienza, corne co-stumano di fare i piloti per sfuggire a’ pericoli, in cui li possa gittare un errore.
- Finirebbe qui il mio assunto, ma nello studio délia manovra avendo dovuto considerare i movimenti dell’at-
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- mosfera, e vedendo clie quanto a’ nauti la cognizione délia Idrografia, tanto conviene agli etrobati quella dell’Aero-grafia; perd stimo pregio delFopera di proporre qui i rniei pensieri sulla costituzione di quella novella scienza, che deve cornpire le cogaizioni umaue sulla sfera fluida. che eirconda il nostro pianeta.
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- AEROGRAFIA
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- Corne l’Idrografia ha per oggetto di far note le molti-plici particolantà che si incontrano solcando i mari, e non si possono ignorare senza rischio ; cosï TAerografia avrà proprio oggetto di premoaire gli etrobati di quanto deg-gion sapere per eondurre l’aerostato con maggior facilita nel punto che sia stato indicato, e principalmente delle correnti aeree periodiche o perenni dejf" gironf'atmosfericr; in oui saranno trovate, délia célérité e direzione del loro movimento, e ancora délia eminenza delle terre, su eui possa accadere di scorrere nelle ore délia notte.
- I puati considerati dalF Aerografia, essendo più poehi di quelli, su cui studia la Idrografia, che deve riguardare una gran variété di cose, gli scogli, i banchi di sabbia, le coste, i porti, gli ancoraggi, gli scandagli, le correnti, e quanto forti e corne dirette, Tore delle maree, i venti alisei e mussoni, e più altre cose, puo essere composta e costituita in molto minor tempo, che voile Fosservazione di tanti particolari, e più çompletamente che avvenne al-l’altra, la quale resta tuttora imperfettissima, fuorchè in poche regioni : tuttavolta vorrà molti anni e gran düigenza di osservazioni.
- * Quanto sappiam finora di questa futura scienza si riduce aile poche nozioni che sono dedotte da cause fisiche indu-bitate e da fenomeni osservati ; quello che manca è una immensa quantité di fatti, che imaginiamo indetermina-tamente, e non potremo riconoscere prima che abbiasi una macchina, la quale si indirizzi, corne piaccia al macchinista,
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- negli spazi deU’atmosfera, e questa abbia vogato in tutter le parti de’ suoi gironi accessibili.
- Intanto noi proporremo quelle) che si tiene dell’aerografîa, e quello che pensiamo sopra lo sviluppo, che la medesima pué avéré.
- Correnti d©I fXiitdo ambient© il gflobo terraeqiie©
- Perché si concepisca la ragione e il modo de’ movimenti dell’aria, li considereremo insieme con quelli del fluido acqueo, e porremo il sottostante solido geometricamente sferico.
- Se globo siffatto rivestito delle acque e recinto dell’aria restasse immobile, anche l’aria e l’acqua se gli equilibre-rebbero intorno in una quiete assoluta ; ma quello essendo concitato a volgersi intorno a se stesso, anche l’acqua e l’aria devono commoversi.
- Movimento dell’acqua e dell’aria nella rotazione del globo
- Perché questi fluidi non sono immobilmente aderenti alla crosta del globo, corne gli strati de’ vari terreni che la compongono, ma semplicemente assisi;
- Perché i medesimi nella naturale inerzia si voglion man-tenere nella parte occupata dello spazio e resistono alla traslocazione : pero deve seguire
- Che le colonne incombenti dell’acqua e dell’aria, nella loro renitenza a cangiar posizione, perdano il luogo di base che aveano, l’acqua sulla superficie immobile délia terra, l’aria sopra la mobilissima dell’acqua, e restino disgiunte dal punto che calcavano e rimosse verso occidente per una specie di tangente piu lunga, dove sia maggiore la celerità délia rotazione, quai è nella zona media, più breve verso i poli, proporzionatamente alla graduale deerescenza
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- délia eelerità rotatoria , persistendo sempre in siffatta ritro-saggine per la sempre agente forza d’inerzia ; ma non per-tanto progredendo, sebbene lentamente, perche sono tratte dal globo che le porta, cosï corne accade nel primo movi-mento a uom che sieda sopra un veicolo.
- Conseguenza di questa ritrosia de’ detti fluidi nella rotazione
- Supponiamo un osservatore, stante sull’apice d’un cono che spunti dal girone dell’ oceano nel cérchio délia linea dell’equatore: ruotando il globo, questi vedrebbe l’acqua intorno allô scoglio, corne la corrente d’un rapido hume intorno alla pila d’un ponte, fluire spumosa verso occi-dente, e sentirebbe nello stesso tempo l’impressione d’un vento nella medesima direzione.
- Avvisando per6 col necessario accorgimento questi efletti, si dovrà riconoscere che essi non sono più che apparenze, e che in realtà ne l’acqua, nè l’aria, si move con direzione contraria alla terra; ma che lo scoglio e l’uomo assisovi, partecipando délia eelerità del globo invadono e traversano la massa di quei fluidi mossi con eelerità minore; si dovrà poi concepire che se l’osservatore si trovasse sulle acque, o sospeso tra l’aria, esso non si accorgerebbe di nessun moto dell’acqua o dell’aria, corne accade vera-mente a’ naviganti, che posino sopra una corrente, ed agli aeronauti che sieno in mezzo ad una fluenza, non essendo diverse le eelerità (1).
- Da cio trarremo, corne ne pare lecito, una distinzione
- (1) Nella inavvertenza di questo fatto si pretese assurdamente da alcuni aeronauti di diriger la loro macchina col mezzo di certa forma di vele. Un aerostato preso da una corrente anche rapidis-sima d’aria, trovasi in una calma relativa, onde le vele non pos-son portare.
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- capitale, che pare doversi stabilire de5 venti cli reazîane e di azione, essendo i primi aria reagente, i secondi agente; sentendosi i primi, perche si invade una massa d’aria con una celerità maggiore; i secondi, perche T aria sopraviene con impeto sopra l’osservatore.
- Correnti mond'lall
- - Nomineremo cosi quelle correnti clie sono da una causa perenne ed opéra no intorno al mondo.
- Prima fra le quali porremo l’accennato movimento apparente nella zona media del globo in senso contrario a quello di rotazione, e la potremo denominare primaria, intertropicale o più semplicemente tropicale.
- Siflatto movimento defl’acqua e deli’aria intertropicale è attestato da tutti i navigatori, e fu osservato fuori an-cora de5 tropici sino al 30° di latitudine boreale, quando il sole era prossimo al tropico di Cancro, e al 30° di latitudine australe, quando il sole versava in quello di Capricorne.
- AUre correnti mondiali
- I detti fluidi mentre sentono la forza circumTolutiva, sentono nella stessa regione media l’azione del sole zeni-taie, o poco men che taie.
- Quell’astro con la forza de’ suoi fuochi dilatando l’aria, e questa spandendosi nella parte, dove è meno premuta, che è la superiore, si eleva sopra la naturale superficie délia sfera.
- Nello stesso tempo l’acqua sottogiacente essendo alleviata alquanto dell’aria, ed insieme dilatata dal calore délia me-desima, s’ingorga elevândosi sopra la naturale convessità.
- Da siffatta èlevazioiie de’ due fluidi nella indicata parte essendo uno squilihrio, deve perd prodursi un impeto al rilibramento ; onde accade un trahocco ad una e ad altra
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- warte verso i poli, eziandio verso levante, dalla quâl terza eorrente deve di alquanto restar debilitata quella che vol-gesi alloccidente (1).
- Coteste emissioni de" due fluidi aereo ed acqueo verso i poli a danno délia materia délia zona media, causando squilibramento, e nell’ orrore che ha la natura dello squili-brio destandosi, quasi direi, il suo istinto a ristabilire le cose nel giusto modo; perô si concita un movimento contrario dalle parti che hanno più del giusto per eompensare la perdita delle altre.
- Avendo le regioni estratropicali, o polari, ricevuto per
- (ï) Âbbiam notato che nella zona media la eorrente dell’acqua e dell’aria procédé verso ponente; or sottonoteremo che per l’a-zione del movimento aereo sopra la eorrente aquea esistendo una contro-corrente verso levante, questa deve scemare di alquanto la velocità delle parti superiori délia eorrente massima.
- L’osservazione de’ naviganti che le correnti vadano in direzione contraria de’ venti che la produssero si verifica quindi anche in-rispetto de’ venti che spirano nella direzione generale delle acque del mare, e furon posti in eccezione dal sig Stratico nel suo Vo-cabolario di Marina in tre lingue (Milano 1813). Nè potea essere altrimenti, mentre cosx eomanda lai legge fisica dal rilibramento o délia ricomposizione de’fluidi in equilibrio Spingendosi dal sussolano le acque délia superficie del mare , queste anche renitenti si sollevano dalla sua forza ; pero quando s’intermette la violenza, obedendo alla suddetta legge dell’equilibrio, formano una eorrente opposta alla direzione del vento, una con-trocorrente, che è piccola e int'eriore fînche dura la sua azione, e poi si fa sensibile nella superficie.
- A uno stupendo elevamento sorgerebbero, secondo l’Humboldt, le acque del mediterraneo messicano. se fosse vero (?) che il Pacifico sia di 7 metri più elevato dell’Âtlantico, e che le acque del detto golfo sorgano a metri 6, 70 superiormente al Pacifico (!!!).
- E si che parmi veramente troppo che la cospirazione délia eorrente marina con la forza degli alisei possa accumular le acque di quel seno a metri 13, 70 sopra il livello generale dcU'Atlantico. Aliquando bonus dormitat Homerus.
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- li dettî ribocchi la materia sfuggita alla zona media, la de-von rendere, e nasce perù una refluenza per li strati infe-riori, che riferisce nelle regioni tropicali tanto di fluido, quanto n’era escito.
- Da questo hanno origine altre quattro correnti mondiali, senza tener conto délia corrente ehe abbiamo indicato verso levante, e sono
- Le due correnti tropicali, che diremo soprafluenti, perché fluiscono dalle parti superiori de' fluidi verso i poli; e
- Le due correnti polari, che diremo sottofluenti, perché fluiscono dalle parti inferiori de'fluidi.
- Alcuni navigatori han preteso di avéré osservata questa refluenza da'poli; ma forse si ingannarono, se dobbiam credere che la sottocorrente, non essendo superficiale, non si possa riconoscere altrimenti, che con lo scandaglio; e d'al-tra parte non hanno importanza le osservazioni 'in una cosa che si accerta dalle leggi fisiche, tal reflusso essendo effetto di una causa certissima,
- Halla marea atmosferica
- Se la luna ha potenza di elevare le acque dell'Oceano; nella sua aspirazione, tanto più faeilmente lèvera verso sè la massa aerea sottostante, quanto più dell’acqua è leg-gero il fluido atmosferico: onde non si pué dubitare del flusso e riflusso atmosferico contemporaneo , corne pare, a quello del mare, per cui la figura délia superficie atmos-ferica si altérera, protuberandosi sotto la luna e simulta-neamente nell’altra parte del diametro e délia linea che congiunge i eentri délia terra e del suo satellite.
- Lo stesso si dee intendere del sole, il quale perô ha un effetto subduplo e anche subtriplo verso quello délia luna, che più prossima agisce più forte.
- Or questa attrazione délia luna e del sole cagiona ve-
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- rameute le correnti e controeorrenti, che alcuno imagina, per cui il fluido corra da lungi ad ammucchiarsi sotto gli astri suddetti, e ricorra poi al suo luogo , quando alla forza attrattiva prévale la tendenza alFequilibrio?
- Se cosi fosse nell’aria, sarebbe parimente nelle acque. Ma nel mare nessuno degli infini ti osservatori si avvide di questi movimenti di affluenza e refLuenza, antecedente-mente e susseguentemente alla marea.
- Oltrecciô se la elevazione dell’atmosfera fosse dovuta a masse aeree, chiamate d“ intorno sotto l’astro attraente, allora le colonne aeree per maggior materia avrebbero un peso maggiore, e questo si manifesterebbe per una più potente pressione sul barometro; ma questo non accade, e lo attesta il Bouvard, il quale dopo accurate computa-zioni sopra una gran sérié di osservazioni fatte a Parigi, conformemente a’ principi esposti da Laplace nella Mecca-nica celeste, ebbe a conchiudere che se il flusso atmosfe-rico potesse manifestarsi nelle altezze barometriche , la elevazione délia colonna del mercurio, quasi sarebbe im-percettibile ( Memor. delVAcad. di Parigi, vol vu, sérié u); il quai giudizio ben corrisponde a quanto sulla stessa que-stione scriveano i due matematici italiani Frisi e Fontana, il primo de’ quali nella sua Cosmografia, Milano 1774-74, calcolô l’effetto dell’azione del sole a Ipl 08 di linea, quello délia luna a 1[48 ; il secondo negli Atti dell’Academia di Siena del 1774, ricercando su quello délia luna ebbe una risultanza poco diseguale riconoscendo Y effetto sul barometro di 1[44.
- Ol>l>liquameiito
- «lelle correnti mondiali tropico-polari
- La soprafluenza délia zona intertropicale, subzodiacale, o subsolana, corne puo variamente dirsi, verso i poli,
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- procédé sotto la concitazione di due forze; e sono esse i’ini-peto délia yibrazioae, per cui è portata lungo i meridiani, e il vorace délia rotazione, che la spinge lungo i paralelli. E perché la colonna fluida, contemporaneamente mvestita da queste due impressioni , non pué non obedire ad ambedue; perô prende la via commune e obbquasi in rispetto all’una e all’altra, corrispondentemente aile rispet-tive forze.
- Questa diagonale non è poi nel suo totale una retta, perché procedendo non mira sempre allô stesso brocco ; e questo dee parer oerto da che la forza rotativa dall’equatore dégrada ognora verso i poli, dove è nulla; in guisa che se nel prmcipio per le dette due forze la colonna correa, p. e., verso N. O. in seguito, diminuendo la forza anzidetta, restando l’altra intera, la sua direzione passa da un grado all’altro e si approssima al polo Nord.
- La sottofluenza e sottocorrente polare, che meglio direm refluenza a? tropici, è parimente concitata da due forze, una per lo meridiano, l’altra per li paralelli. E perché questa va grado grado crescendo; peré la direzione délia diagonale non forma né pure in questo caso una retta giusta.
- Direzioni, in cui procedono le dette ccrrmti di soprafluenza e di sottofluenza
- La soprafluenza délia zona subsolare verso i poli procédé Nelhemisfero boreale per le paralelle alla sottesa del quadr. E—N.
- Nelbemisfero australe per le paralelle alla sottesa del quadr. E—S.
- La sottofluenza de’poli verso, la zona subsolare procédé Quella del polo boreale iu linee paralelle alla sottesa ciel quadr. S —O;
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- Q'uella del polo australe in linee paralelle alla sottesa del quadr. N—O (1).
- RlCONOSCIMENTO DEGLI STESSr GRANDI MOVIMENTI NELLE REALI CONDIZION1 DEL GLOBO
- Abbiam fin qui ragionato sopra due supposizioni, ed era la prima che la superficie délia terra fosse perfettamente eguale e tutta sommersa; la seconda che il sole girasse sopra la sola linea equinoziale; ora uscendo da queste ipotesi considereremo la realtà e riconosceremo le varia-zioni che sono causate daila ineguaglianza délia superficie e dal movunento perenne del sole per lo zodiaco.
- Position® <lel sole suirequatore e suoi effettt,
- calme e tumulli eciuinoziali
- Versando il sole in sulla linea o molto prossimamente, la sua azione si dee riconoscere quasi eguale o poco meno sopra i due einisferi polari. Pareggiandosi perô suoi effetti devono tutte cose quetare in calma.
- Ma questa calma è spesso turbata'in varie parti per violente commozioni atmosferiche, quali sono i temporal], gli uragani e le trombe. De’ quali fenomeni è causa la po-tenza del calore del sole e la rarefazione dell’aria che in alcuni punti è operata più efficacemente.
- (1) À studio indicando i quadranti dell’orizzonte col nome com-posto de due contigui punti cardinali , posi/prima una delle sigle del meridiano N. S., o délia curva mediaq linea équatoriale) E. O , per significare quando la fluenza è da’poli, o quando move dall’e-quatore.
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- Allontanamento del sol© dall*eqaatoi*e9 e suot effelti
- Se stando il sole sopra l’equatore i suoi effetti si pareg* giano in uno ed altro degli emisferi polari : q[uando passi in uno di essi e si allontani dall’altro, deve la sua forza sentirsi maggiore su quello, cui è présente.
- I VENTI ETESII
- L’effetto del sole sopra l’emisfero che riscalda è di ecci-tarvi un vento in certa direziojae costante, il quale fu da nostri anticlii detto vento etesio, e voleasi significare un vento che spirava ogni anno in certe stagioni.
- Pare che sia tardo a risvegliarsi, perché corron sovente alcune settimane prima che si faccia sentire sulla superficie del globo ; tuttavolta è vero che non tarda a sorgere, e, se non è sentito nell’ infimo strato atmosferico che posa sul mare, è ben osservato nël movimento delle più alte nubi che vanno nel suo rombo.
- Direzione de venti etesii
- Abbiamo indicato in quai verso procedono le sottofluenze polari negli emisferi caldi; abbiam pure asserito che l’im-pressione d’un osservatore raggirato dal vortice délia rota-zione, mentre traversa quella fluenza, sarebbe simile a quella di un vento di azione, o di una massa d’aiia che gli sopravenisse con certa celerità ; ed ora resta che pro-viamo al lettore. corne il traversamento di quelle sottofluenze, deve far sentire quel certo etesio che si suol sentire. '
- La sottofluenza boreale nella sua linea dal polo all’equa-
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- tore ) essendo paraiella alla sottesa del quadrante borea-onentale j avra il suo raggio perpendicolare nel 45 , ossia nel punto N. E , onde sentesi movere il vento.
- Parimente la sottofluenza australe essendo paraiella alla sottesa del quadrante euro-australe, avrà la sua freccia ap-puntata nel S. E., la quale è 1a, direzione del vento che vi régna quando il sole domina 1 emisfero australe.
- Perché l’osservatore sente questi venti piuttosto che altri?
- Se questi stesse immobile nel centro dell’orizzonte e la massa aerea délia sottofluenza venisse a lui, dovrebbe sen-tire il movimento aereo nella direzione délia freccia: e can-giando le veci se l’osservatore stante nel centro del suo orizzonte invada con eccesso di celerità la stessa massa, egli deve sentire un pari effetto.
- Subetesii e loro direzioni
- Diremo subetesii i venti regolari, che negli emisferi freddi o deserti dal sole, succedono agli etesii.
- I subetesii si manifestano contrari in diametro agli etesii, e persistono per altrettanto periodo.
- Cosl nell’emisfero boreale all’etesio N. E., che regnava nella presenza del sole, succédé il S. O. nell’assenza semestre del medesimo; e nell’emisfero australe al S. E. si alterna in simil modo il N. O.
- Causa di siffatti subetesii
- La causa dell’alternativa e contrarietà di questi venti pare non si possa indicare in altro che nella effluenza del-l’aria subsolare sulFemisferio freddo.
- Quello che avviene tra due camere communicanti, una delle quali sia riscaldata da un cammino, l’altra fredda, dove si attivano due correnti, una dalla espansione del
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- calorico, l’altra dal rilibramento de" fluidi, per cui l5aria calda délia stafa si versa neila caméra fredda, e l’aria fredda di questa subentra nell’altra ; lo stesso deve accadere ne’ due emisferi caldo e freddo in forza delle stesse leggi che rego-lano quel fenomeno domestico.
- La detta contrarietà ha la sua spiegazione neila dire-zione délia fluenza da’ Iropici al polo glaciale, che è la stessa delle soprafluenze : quindi .
- Essendo la direzione dell’ effluenza tropicale sopra i freddi emisferi polari paralella, neU’eniisferio boreale alla sottesa del quad. O—S> nell’emisferio australe alla sottesa del quad. E-S; ed i venti essendo sentiti neila direzione del raggio perpeudicolare alla sottesa, la quale rappresenta il fîlone délia fluenza, o, dirô, il movimento delle colonne aeree effluenti : perô quando l’effluenza faccia sottesa o corda al quad. O—S sarà sentito il S. O., che è contrario all’e-tesio N. E.; e quando faccia sottesa al quad. O — N, sarà sentito il N. O, che è contrario all'etesio S. E.
- Sembrerà che essendo la sottesa N. O. paralella alla S. E , e la sottesa N. E. paralella alla S. O, pero dovrebbe sentirsi uno stesso vento, non due contrari. Ma su questo è a considerare, che essendo vero questo paralellismo neile iinee de’ filoni, non è men certa la contrarietà del loro movimento, provenendo una dal polo, l’altra dell’equa-tore, e dirô pi h détermina tamente movendo una contraria all’altra sullo stesso mendia no, che percorrerebbero se la forza creseente o descreseente délia rotazione non le facesse deflettere.
- Contrarietà al descritto libero movimento de' fluidi acqueo e aerèo dalle ineguaglianze délia superficie terrestre
- Noteremo prima gli effetti di queste contrarietà sul fluido aqueo.
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- La disposizione délié terre delI’Australia e Malesia, del-l’Africa e deirAmerica rompono il eireuito delle acque sub-solari.
- La eorrente di queste per l’Atlantico trova ostacolo nei termini orientali deirAmerica tropicale;
- Quella del Pacifico nelle sponde parimente orientali del-l’Australia, Papuasia e nelle coste euro-australi dell'Asia;
- Quella del piccolo Oceano nelle coste di levante dell'A-frica intertropicale.
- Conseguenze di questi ostacoli
- Corne la eorrente d^un fiume imbattendo in qualche masso o si spartisce o deûette ; cosi la eorrente subsolare incontrando un ostacolo nel rilevamento delle- terre, ora si divide , ora solamente deflette, onde hanno origine le
- Correnti secondarie
- Cosi appelleremo le correnti di diversa direzione, che pro* vengono dalla eorrente primaria o subsolare e dalle tro-pico*polari.
- Fluenze dipendenti dalla eorrente subsolare
- Le correnti subsolari dell’Atlantico, del Pacifico e del piccolo Oceano, incorrendo nelle coste sopraindicate quasi tutte si spartiscono e formano due grandi fluenti, le quali . per altri ostacoli soprâ o sottomarini seguono a deflettere, e le più cosi, che sembrano formare una curva che si volge quasi a semicerchio e riferisce le acque al luogo. onde mossero; perché si possono dire circumfiuenti.
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- Circumfluenti atlantiche
- La corrente tropicale dell’Africa, urtando nelle indicate sponde delF America intorno a Pernambuco, si divide in due grandi fmmi, uno dei quali avviasi nell’emisfero boréale, Faltro nelFaustrale.
- La fluente boreale dopo aver empito il golfo del Messico, prosegue lunghesso i littorali degli Stati Uniti e da Terra-nova si drizza verso levante al seno délia Manica, onde reflessa ritorce la sua direzione aile coste Africane per rientrare nella gran corrente, ma dopo alcuni anni da che ne mosse.
- La fluente australe déclina lungo le coste del Brasile con direzione al polo ; ma ostacoli sottomarini possono ricon-durne una parte verso F Africa, e rimetterla nel grande alveo.
- Circumfluenti del Pacifico
- Dalle sponde occidentali delFAmerica sotto la zona tor-rida move contro F occidente una simile corrente, la quale poco contrariata da molti gruppi di piccole terre sparse in quell’amplissimo oceano, fmalmente imbattendo nelle coste già indicate, dividesi parimente in due fiumane, una boreale, la quale da* paraggi meridionali del Giappone vol-gesi per causa di catene di montagne sottomarine verso la California, onde deflette alFequatore per ritornare alla sua origine ; l’altra australe, una cui parte évadé tra F Australie e la Malesia nel piccolo Oceano, declinando l’altra per le sponde orientali delFAustralia, verso Sud.
- Circumfluente dell’ Oceano indiano
- La corrente tropicale cbe move dalle parti occidentali delFAustralia e'délia Malesia e si accresce del suindicato
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- rama délia eorrente del Pacifico, imbattendo sulle coste orientali delbAfrica, al Zanguebar, deflette pel canale di Mozambico, e . prosegue in una direzione , di cui non sappiam il modo.
- Altre diramazioni dette grandi correnti primarie e dette secondarie
- Ben considerando la configurazione delle coste, lungo le quali procedono le correnti secondarie, si riconoscerà che moite efïluenze esciranno dalle medesime in direzioni diverse dalle indicate, alcune delle quali si volgeranno sotto i circoli polari per difîondere del tepore sotto i ghiaeci immensi.
- Da altra parte rigoardando la situazione delle terre, che sorgono nell’Oceano tra l’alveo délia eorrente tropicale, si dovrà pure riconoscere che le medesime saranno causa di altre correnti, mentre la posizione delle montagne sotto-marine deve stimarsi cagione di quelle, di cui appaia ra-gion sufficiente nelle terre sopramarine.
- Ostacoli aile fluenze aeree
- Gli è ben évidente che scorrendo una gran massa aerea le sue parti infime lambenti il mare o li bassi piani soffri-ranno opposizione dalle coste e dalle brevi elevazioni del terreno, continuando liberamente il corso le parti superiori, le quali patiran deflessione solo quando incorrano in catene di montagne, proseguendo intanto le soprane nel loro movimento.
- Circumfluenze aeree sopra le circumfluenti marine
- E un fatto accertato che sopra le tepide acque circumfluenti nelle linee indicate sentesi una fiuenza aerea pari-
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- mente tepida,’ la quale pero io credo causata dal tepore delle acque, cui incombe, pinttosto clie proveniente dalla fluenza aerea subzodiacale.
- Cotesta cospiranza di correnti aerea e marina giova molto a" naviganti, i quali pero vanno a trovarle.
- Le più frequentate sono : l’Atlantica per l’America méridionale, quella del Pacifico per l’Asia australe, percorsa in altri tempi dalle navi spagnuole in tre mesi da Acapulco aile Fibppine, distanti di 10,000 miglia italiane; la circumfluente boreale del Pacifico, per cui le dette navi ritornavano al Messico, e la boreale delPAtlantico per ritornare nelPEuropa.
- Altre fluenti aeree
- sopra le effluenze délia gran corrente marina
- Quello clie sappiamo avvenire delle correnti aeree sopra i conosciuti cireumfiuenti marini possiam supporre av-venga sopra altre derivazioni délia corrente massima, sulle quali non importa di arrestarci.
- Fluenti regionali
- Appelleremo con questo nome le correnti aeree che do-minano- in certe regioni del continente, o perennemente, o intermittentemente, secondo che agisca la loro causa.
- Esse dipendono immediatamente, o mediatamente, dalle grandi correnti mondiali.
- Sono effetti mediati quelle correnti tepide dell’O., o S. O. che si versano nelFEuropa da su la circumfluente atlan-tica, e nella contrada Americana delFOregon, da su la circumfluente boreale del Pacifico.
- Sono effetti immediati le altre che sono osservate pe-riodieamente in diverse contrade de’ continenti e proven-gono dalle correnti polari e tropicali.
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- E/fîcienti di questi periodici
- Nella loro mole, forma, posizione, i monti ne7 quali im-batta la fluenza polare o tropicale, la modificheranno iu di verso modo, secondo le diverse circostanze.
- È ragione di eredere, che siccome accade aile fiumane çhe scorrono in un piano scabroso; nello stesso modo av-venga aile suddette fluenti negli strati atmosferici non di molto superiori al suolo.
- I piani diversamente inclinati delle pendici devono riflet-tere diversamente le diverse parti délia massa fluente, le quali devon prender un'altra direzione: — i meandri delle valli ne cangeranno per le diversissime loro inflessioni il primo indirizzamento — hangustia de’ canali le farà patir compressione — il calore raccoltovi e l'affluenza di altre colonne per varchi laterali, varranno a farla escire con im-peto sopra uno strato superiore. Una accorta considéra-zione puô far imaginare gli svariatissimi effetti, che la diversa combinazione degli elementi délia mole, forma e posizione delle montagne, possono causare.
- I/effetto degli ostacoli sorgenti sul piano orizzontale del filone è molto évidente ne'’ mari, ed indicherô alcune va-riazioni, che da cause simili subiscono i cosï detti mussoni nel mar Indiano, dove la loro direzione osservasi mutare, corne quella dalle coste, massime se vi elevino montagne sublimi in lunghe catene. Un esempio degnissimo di no-tazione è stato osservato nella costa di Sumatra, respiciente il quadrante austro-occidentale. Il mussone di S. O. che sentesi al capo boreale di Àchen, dove comincia una lunga giogaia paralella alla costa, cangiasi in N. O. e prossima-mente all’equatore in N.; mentre presso l’altro capo méridionale , a ponente dello stretto tra Sumatra a Batavia
- 10 stesso S. O. si sente cangiato in S. E., se si costeg^i
- 11 littorale per ascendere all’equatore.
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- Studiando sulla eonfigurazione de’ menti che attraver-sano il corso aile dette fluenti, si puô avéré ragione dei venti che hanno un periodo in eerti tempi e paesi, e delle calme che alirove si godono.
- , Movimenti aerei accidentali
- In questo titolo si comprendono tutti quei venti, che dipendono da cause transitorie, e sono sentiti nelle zone temperate oltre il 28° o 30° di latitudine.
- Efficienti de’ venti irregolari
- Non si puô indicame altro, che lo squilibrio che nasca tra masse aeree vicine per differenza di densità, prodotta dalla rarefazione patita da una di esse.
- Corne esiste siffatto squilibrio s\ tosto manifestasi un impeto a ristabilirlo, e la massa più densa si avanza nel luogo délia meno densa più o meno acceleratamente, se-condo che più o meno sia forte la differenza, con vario movimento or verticale, quale di cascata o di zampillo, ora orizzontale, ed ora obliquo.
- E perché il movimento d'una massa in certa linea détermina senza indugio (1) il movimento délia successiva
- (1) Questo è teoricamente certo , ne puô dar causa di dubio lfas-servare nella brezza del largo, che al primo suo movimento non seguono presti e OFdinati i posteriori, secondo, terzo e quarto , e che d al tempo che svegliatasi si fa sentire presso terra, scorre tal-volta più d’un’ ora, perché sia sentita da una nave che trovisi a 6 o a 8 miglia dalla spiaggia. Questo fatto vero, che mille volte potei osservare dall’altura délia città di Cagliari, perché l’impres-sione délia brezza fa azzurrireil suo color latteo di calma mattutina, prova che il movimento degli strati aerei posteriori non si mani-festava sulla superficie ; ma non prova che esso non esistesse in uno strato superiore , corne il vedere increspato il mare a varie distanze con intervalli di calma, non prova che l’aria riposasse su gli intervalli queti.
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- e dette posteriori nello stesso verso; per6 accade che per lo squilibrio avvenuto in un sito ristretto sieno concitate lunghe correnti atmosferiehe.
- Se intorno a questo filone accada altro si mile squilibrio, allora la massa prossima del medesimo fatla immemore del proprio avviamento invade il luogo, dove l’aria è men densa.
- Di questi venti originati da squilibrio alcuni sono pe-riodici per cause che risorgono e ricadono in certe stagioni.
- A’ quali appartengono le brezze (brises). Col quale nome sono indicati più venti che sofïiano regolarmente in certi paraggi, in certe stagioni dell’anno ed a certe ore di giorno.
- La brezza di largo alternasi con la brezza di terra, e la prima spira dal mare nette ore più calde del giorno; la seconda dalla terra da sera a mane, una ed altra dopo una calma di una a due ore, quanto dura il ristabilito equilibrio dett’aria marina e terrestre.
- Questo oscillamento delttaria non manca mai, e se pre-valendo un altro vento quelle vicende non sieno sentite, i tali movimenti han tuttavolta luogo e modificano il vento maggiore (1).
- Simile alla brezza dette contrade marittime è la ventila-zione sentita nette regioni sabbiose e spoglie di vegetazione,
- (1) La ragione di queste veci è ovvia e certa. Il sole riscaldando più facilmente la superficie solida e densa délia terra , elle la mobile e trasparente dell’acqua; perô si incalora più presto l’aria in-combente alla terra, e rarefaeendosi e spandendosi in alto, permette che l’ambiente prossimo d’intorno si versi nel suo luogo,
- Dali altra parte mentre la densità del suolo fa che il calore rice-vuto resti alla superficie, e se ne rifletta; la trasparenza delle acque concédé al calorico di penetrare a certa profondità or maggiore, or minore , il quale vi si aduna in tanta copia, che accade talvolta nei littorali di trovar neü’ ora crepuscolare serotina cosi tepido il mare, corne 1 acqua d un bagno temperato. Onde dee awenire che la terra raftreddandosi intorno alla fine del giorno faccia raddensare l'aria
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- e nella loro circostanza. Prendendo le sabbiè volentieri il calorico e ritenendolo a lungo ; perè dura più a lungo l’afflusso deir aria d’intorno , finchè non sia ristaurato l’equilibrio.
- Subietto precipuo degli studi aerograjici
- Poco o nulla potendo giovarsi Taerostatica delle correnti delFinfima atmosfera, dove Y aerostato non fa che una rapida traversata, sia che saïga, sia che discenda; mol-tissimo delle correnti regionali periodiche un po’ alterelle, su queste deve fissarsi l’osservazione de" direttori degli ae-rostati nella prima epoca dell’arte per riconoscerne la causa, la direzione, il periodo: i quali perô dovranno usare la stessa attenzione e vigilanza che si lodô in quei naviga-tori, che primi osarono solcare gli oceani ignoti.
- Sulla tabella delle note o delle osservazioni saranno perd descritti tutti i movimenti aerei che si riconoscano, le quali poscia pubblicate perche gli altri etrobati possano cono-scerle, quando la loro verità sia provata, e sieno con par-ticolari segni segnate sulle mappe geografiche, produr-ranno una grandissima utilità per le corse aerostatiche (1).
- sovrastante ; che il mare riscaldato nella stessa ora al massimo fac-cia rarefare l’aria che sostiene ; e che in questo squilibrio deU’aria terrestre e délia marina ventili dalla terra sut mare.
- Quest’ oscillazione osservasi principal mente ne’ paesi tropicali; ma si puo ancora sentire ne’ paesi temperati ; tant’è vero che le osservazioni faite dall’inglese Guglielmo Marsden sulle brezze di Sumatra sembrano fatte nella Sardegna méridionale.
- (1) Intendendo questa utilità il sig. Dupuis-Delcourt e la Società Aerostatica e Meteerologica di Francia, e desiderandola, hanno dise-gnato due aerostati colossali, da essere serviti da 20 a 25 persone, e formati in modo da potere per settimane e mesi correre ne’gi-roni atmosferiei in espiorazione.
- Sopra del quai disegno, non ha guari notificato nella Presse dal
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- Ecco spiegate nel loro çomplesso le idee, che tra le mie meditazioni sopra il problema aerostatico, e le dili-genti indagini sopra i mezzi più semplici, efficaci e sicuri délia locomozione, nacquero nella mia mente e poi si an-darono di giorno in giorno sviluppando sino alla forma, in cui ora si presentano. Io sarei ben pago de’ laboriosi studi, che dovetti sentire assai gravi nella scarsezza de’mezzi e nella mancanza d’ogni cooperazione ; se da' medesimi po-tessero escire quelle utilità che furono promesse sin dalle
- sig. Victor Meunier, io non mi terro di palesare il mio giudizio , ed è questo, che il proposto viaggio sarebbe quasi inutile all’intento, / se fosse possibile.
- Àmmessa pure momentaneamente la sua possibilité, quai sarebbe il vantaggio? Noi leggeremmo nel giornale notati i diversissimi moti, ne’ quali l’aria di diversi strati si agita per le eorrenti, dalle quali fosse stato preso l’aerostato in diversi punti; ma non avremmo no-zioni migliori di quelle che furono fin qui riportate sopra le meteore delle sublimi regioni visitate in un gran numéro di ascension)'; onde a ragione il sunnominato appendicista rimproverava agli sperimen-tatori del principio aerostatico di avéré dopo circa 3[4 di secolo aggiunte poche cose alla meteorologia , alla quale si erano augurate spiegazioni satisfacienti.
- Ma poi è possibile il proposto viaggio secondo l’arte sin ad oggi praticata ?
- Oserô negarlo, ed ecco ond’io deduco questa negazione.
- Per mantenersi negli alti gironi, non parecchi mesi, ma dirô giorni, d’uopo sarebbe di conservare il gaz necessario; e questo è impossibile.
- Primieramente perché dovendosi, secondo che porta il progetto, eseguire frequenti moti verticali per ricercar la corrente, saranno necessarie diverse emissioni di gaz, corne pure nel pericolo spesse volte ovvio nella troppa sua dilatazione, o sotto il calor del sole, o tra un ambiente di gran rarefazione.
- Secondariamente perche, corne appare dalla prima esperienza fatta col gaz-idrogeno in Francia (27 agosto 1784), esso diminuisce d’ora in ora per una certa traspirazione , una parte schizzando dai punti délia cucitura, un’altra evadendosi in forza di ciô, che dal Du-
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- prime esperienze di Montgolfier e sono aneora desiderate. Si potranno esse ottenere pel modo da me proposto ?
- La possibilité parmi cosi evidentemente assicurata, che solo un academico possa sofisticare contro, essendô la teo-ria basata tutta sopra tali principii, che sono riconosciuti verità scientificbe. — Ma l’attuazione è irta tutta di difficoltà. — Questo è vero, ed io stesso lo riconobbi ; ma poi con-siderando bene le medesime non mi sono parute insupe-rabili.
- Massima fra queste è il corne costruire di materiali quasi tutti metallici la macchina proposta, sembrando che quanto di solidità essi le dieno, tanto le debbano negare di quella leggerezza, che pure è la precipua delle condizioni. Tut-tavolta, io credo, potrà un intelligente ingegnere, se com-
- trochct fu detto endosmosi; il quai fenomeno , corne avviene in certe circostanze tra fluidi palpabili, cosi ha luogo tra fluidi aeri-formi. — Per le quali successive perdite non si puô sperare di conservare all’aerostato per più giorni la relativa leggerezza.
- Ed astraendo un’altra volta dalla asserita impossibilità, onde si puo sperare di trovar nell’atmosfera quella corrente che convengà?
- Sappiamo che si trovarono nel suo seno moite diverse fluenze $ ma niente ci assicura che se ne trovino di tutti i rombi anzi pos-siam credere che, siccome nell’ infimo strato, dove sono maggiori cause di correnti, non di rado, per più mesi, non è sentito certo ventoj cosi possa accadere negli strati superiori. E in questo caso corne si farà?
- 11 signor-Meunier lodo il proposto del Dupuis e délia suddctta società, ma non li incoraggiù, avendo anzi accennato di non credere alla riuscita, quando formolava le sue quattro desiderata, sog-giungendo infine che la impermeabilità dell’ inviluppo , i mezzi dei movimenti verticali, délia direzione e di evitare senza deperdizione i pericoli jdella espansività del gaz (V. la Presse de’27 sett. 1854), essendo tali condizioni, che non domandavano nè un gran genio, nè capitali enormi, poteano senza gran difficoltà adempirsi, e che il primo, il quale satisfacesse aile medesime attuerebbe una delle più grandi cose possibili e renderebbe accessibile la via universale dell’aria.
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- puti accortamente e non adoperi di métallo più di quanto sia necessario alla forza, ottenere che il volume aereo di eonsimil figura délia macchina pesi più di questa e del suo portato : la quai malagevolezza sarà, quasi onnina-mente tolta, quando (e ben presto, corne si spera) saranno dati alla umana utilità i nuovi metalli, che ci furono' promessi da chimici valorosi, i quali annunziandone la invenzione lodarono tra tante altre pregievolissime virtù la tenacità e la sorprendente leggerezza, che sarebbero tanto commode alla costruzione del nostro automa, per le quali saria lecito di formare delle macchine di piccole dimen-sioni, e re-ndere i viaggi per l’aria più frequenti con ma-raviglioso vantaggio per le relazioni internazionali e per il progresso nella civiltà. Se i dotti che studiano a trovare il modo più facile e meno dispendioso per ricavare Y al-luminio, il litio, il sodio, da materie molto communi, pervengano felicemente aU’intento e possano somministrare queste nuove sostanze metallicbe aile macchine aerosta-tiche, per questo solo servigio essi saranno benemeritis-simi délia umanità. Frattanto gioverà di imprendere le esperienze con quei mezzi che si hanno, e di studiare sopra i particolari délia costruzione per migliorarla e sopra il meccanismo locomotivo per renderlo possibilmente sem-plice, efficace e sicuro.
- Eccomi ail’ultime parole; e piace portar le stesse, che furon scritte in fine del suo lavoro dall’autore più volte citato dell’Histoire et Pratique de l’Aérostation, e di-ranno il mio desiderio pour que les savans et ceux qui protègent les sciences se réunissent pour perfectionner ce novel art, et en retirer tout l'avantage possible.
- Torino, 20 aprile 1855.
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- AGGIUNTE
- A pag. 56 aggiungi dopo il 3. capitolo (alinea)
- Esso varrà nello stesso modo e fine aU’ali e pinne.
- A pag. 59 dopo il capitolo Centro del molo
- Se in questo centro debba insieme col focolare, o con la mac-china pneumatica aversi il ventilatore, il costruttore ne com-porrà il gruppo comc sia più razionale.
- A pag. 61 - 6. Movimcnto de’bin. suppl. — Prcferirei per le dette tirclle una catcnclla che nella scanalatura del semiccrcbio poste-riore délia ruota imboccasse alcuni dentini. Cosi la leva de’ due dischi si potrebbe anche paralellizzare all’asse maggiore.
- A pag. 94 dopo il capitolo 2. — La considerazione dcgli effetti delle diverse diramazioni d’una corrente fluviale causale da diversi stecconi ritti sull’alveo, mi fece intendere molti particolari su gli accidenti d’una corrente aerea, traversante molti ostacolij ma la spiegazione vorrebbe ampio spazio.
- Exenjdazioni
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