Bollettino dell'Associazione degli amatori di fotografia in Roma
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- Anno VI.
- Roma, Settembre-Ottobre 1894
- Num. 5
- ASSOCIAZIONE
- OEGLI AMATORI DI FOTOGRAFIA
- IN ROMA
- Sommario : GH Anaglifi — Lo sviluppo lento — La Cronofoto-grafia su lastra fissa — Lenti supplementari per mettere apunto — Una meritata âistingione — Note varie — La nostra illustragione.
- GLI ANAGLIFI
- per I. Ducos de Hauron
- Sono indicati con questo nome i prodôtti di una stampa a due colori, i quali producono Teffetto stereoscopico se si guar-dano con l’aiuto di occhiali bicromi.
- Taie stampa puô essere eseguita con varii sistemi, ma solo mercè la fotografia si raggiunge completamente l’effetto.
- Le due immagini monocrome non sono collocate una a fianco dell’altra, corne nelle ordinarie fotografie stereoscopiche, ma sovrapposte; e cio permette di aumentarne indefinitamente le di-mensioni, massirne nel senso délia larghezza; ed anche di ottenerle sopra una striscia di carta che si svolga innanzi all’osservatore per mostrare successivamente un intero panorama.
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- La caratteristica délia stampa anaglifica consiste nel modo col quale si forma il nero e le ombre; giacchè questi non pro-vengono punto dall’aggiunta di un colore materiale, ma dall’in-crociamento delle due tinte delle quali una è intercettata dall’altra, grazie alla visione bicromatica. Cosi, per virtù di un fenomeno di ortocromatismo, si ottiene un nero proporzionale alla intensità délia tinta intercettata.
- Poniamo, p. e., che l’immagine corrispondente alla prospet-tiva veduta dall’occhio dritto, sia stampata in rosso — minio o vermiglio — su fondo bianco ; e che quella corrispondente al-l’occhio sinistro lo sia in bleu violetto trasparente —• bleu d’O-riente. — Se si guarda la doppia e confusa immagine attraverso un vetro rosso posto innanzi all’occhio dritto ed un vetro bleu violetto posto innanzi all’occhio sinistro, accadrà : i« che ciascuno degli occhi percepirà corne nera l’immagine di cui il colore non corrisponde a quello del vetro attraverso il quale la guarda ; 2° che nè l’occhio dritto nè il sinistro percepiranno l’immagine corrispondente al colore del vetro posto innanzi a ciascuno di essi. Ciô accade perché non si puô scorgere differenza apprezzabile fra le radiazioni bleu emanate dal fondo biaiico dell’immagine e che arrivano all’occhio attraverso il vetro bleu, perché le intensità différend del bleu che formano il chiaroscuro non derivano da un miscuglio di nero. Per l’occhio, dunque, la percezione del bleu sparisce e rimane solo quella del rosso che si traduce in nero. L’in'verso accade se innanzi all’occhio sinistro si colloca un vetro rosso.
- Gli occhiali bicromi, od altro apparecchio ottico analogo, cotisiderati per sè stessi, non costituiscono una novità, giacché essi furono già usati per la proiezione di fotografie stereoscopiche, secondo il principio del fisico francese D’Almeida, realizzato più tardi dal Molteni, mediante due lanterne che fanno conver-gere sopra un medesimo schermo due positive stereoscopiche nere, illuminate con due luci di diverso colore. In questo caso perô la legge ottica non è la medesima su cui si basa la nostra stampa anaglifica ; ed ë anche ben lontana dal possedere
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- le risoise di questa. Infatti, per ottenere il massimo délia illu-sione, bisogna che lo spettacolo, prodotto da apparecchi molto complicati, venga osservato nelle tenebre.
- Il signor D’Almeida non spinse la sua idea ingegnosissima fino al punto di ottenere Posservazione del fenomeno in piena luce e con mezzi che ne rendessero possibile il godimento ad un numéro illimitato di persone.
- A questo risultato si puô giungere con gli anaglifi di cui ho indicato il principio ; sia che la loro impressione venga otte-nuta con la fotocollografia, o con la fototipografia, o con altro sistema di stampa guidato dalla fotografia. Riesce cosi applicabile anche alla illustrazione dei giornali aumentando moltissimo la seduzione di essa.
- L’illusione del rilievo, il senso del vuoto, la fuga illimitata dei lontani crescono a seconda che l’ingrandimento generale delle dimensioni permette di staccare, nel senso orizzontale, la distanza dei punti corrispondenti nelle due immagini. Qualche leggera imperfezione nella stampa non compromette, in generale, il risultato anaglifico, a condizione perd che alcuna macchia nera non imbratti l’una o Paîtra delle immagini in colore. In questo caso si avrà un gran disordine nel quadro, e l’effetto stereoscopico puô venirne distrutto.
- A seconda che nella riproduzione di un soggetto il bleu in-vade il rosso dal lato sinistro o destro, l’immagine anaglifica si avanza o si allontana. Ciô dipende dal punto in cui ha luogo l’incrociamento dei raggi. La carta, od altra superficie sulla quale è fatta P impressione, sparisce completamente, e lo spettacolo si mostra corne nel vuoto.
- La stampa anaglifica non è solo un divertimento, ma un mezzo potente di dimostrazioni scientifiche. Considerandola sotto questo punto di vista, e desiderando estenderne il più ch’è possibile i beneficî, dichiaro che rinunzio volentieri ai miei diritti di autore brevettato a favore di chi volesse stampare e pubbli-care l’immagine anaglifica del globo lunare librato nello spagio. Fo voti che taie immagîne sia 1 ottenuta m grande dimensione per
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- rendere più grandioso lo spettacolo. Il nostro satellite dovrebbe essere fotografato dal medesimo punto, con un intervalle) di tempo sufficiente a mostrare, nella seconda posa, un po’ più di lato che nella prima. La sensazione délia rotondità insieme a quella dei rilievi esistenti alla superficie di questo corpo celeste, si ot-terrebbe in questo modo molto più compléta di quella che si puô osservare nelle prove stereoscopiche eseguite con lo stesso scopo, alcuni anni or sono, da Warren de la Rue.
- Le stampe anaglifiche si vedono, corne abbiamo detto, in piena luce ; ma nulla vieta di proiettarle sopra uno schermo, corne le prove stereoscopiche proposte da D’Almeida. Nel nostro caso perô, invece di due lanterne con luci diversamente colorate, ed invece di due prove che si fanno convergere sullo schermo, tutto si riduce ad una sola lanterna rischiarata nel modo ordinario e ad una sola prova costituita dalle due colorazioni volute.
- Abbiamo anche detto che non era rigorosamente necessaria, circa la purezza nelle tinte usate, una gran perfezione tipografica. Aggiungiamo che se anche le due immagini sovrapposte non sono stereoscopiche, la distanza fra di loro, nel' senso orizzontale, l’ac-cavallamento maggiore o minore fra di esse, basta a determinare un’effetto curioso di rilievo o di profondità. E cio è tanto vero che ritagliando col medesimo disegno due carte di colore diverso, e collandole sul cartone bianco, sovrapposte una all’altra,. si arriva ad ottenere una piacevole illusione. E perô necessario co-prire con colore nero tutta la parte del disegno nella quale le due carte sono sovrapposte, a meno che invece di carta non si usino delle pellicole colorate trasparenti.
- Annales Photographiques.
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- IiO gYIDUPPO LENTO
- per H. Fourtier
- Si è racconiandato più volte, e con ragione, l’uso dello svi-luppo lento, quando si tratta di négative esposte troppo breve-mente, com’è il caso delle istantanee. Per queste, ottenute quasi sempre con camere a mano, conviene perfettamente il metodo che siamo per indicare.
- Le condizioni delle dodici lastre che d’ordinario son conte-nute negîi apparecchi a mano, sono presso a poco le stesse per riguardo alla esposizione; ed è perciô possibile trattarle tutte in-sieme nel medesimo modo.
- Il metodo si riassume a questo: riempire una bacinella di porcellana a scanalature verticali con un bagno di sviluppo molto diluito, ed immergervi tutte. le lastre, lasciandovele per un tempo più o meno lungo, ma in ogni caso non minore di parecchie ore. La diluizione del bagno puô essere variata a volontà, nel-l’intento di prolungare od abbreviare lo sviluppo. Ci è accaduto spesso di mettere nel bagno le nostre négative alla sera e tro-varle sviluppaie a punto al mattino. Bisogna solo badare che il bagno possegga i requisiti necessari ad ottenere l’effetto conve-niente ; e primo fra questi requisiti dev’essere l’energia e la pos-sibilità di conservarsi inalterato in soluzione diluita. Preferiamo perciô l’idrochinone, senza aggiungervi alcali troppo energici che potrebbero produrre il distacco délia gelatina sugli orli del vetro. Un miscuglio di carbonato di soda e di potassa è quello che conviene di più per questo riguardo. Bisogna, d’altra parte, usare
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- delle sostanze ritardatrici per impedire le velature e rendere i bianchi più puri; e giova che questi ritardatori abbiano anche un’azione capace d’indurfre la gelatina. Il borace ed il ferro-cianuro di potassio rispondono appunto a questa doppia esigenza. H bagno sarà dunque composto cosi :
- Acqua...............................1000 c. c.
- Solfito di soda. 75 gr-
- Idrochinone . . . . 15 »
- Ferrocianuro di potassio . . io »
- Borace ..... 5 M
- Carbonato di soda . . . 75 »
- » di potassa. . . 25 »
- Questo bagno è molto energico e sviluppa rapidamente con-servando i bianchi brillanti ; ma per adattarlo allô sviluppo lento è mestieri diluirlo con acqua oppure con altro bagno già usato.
- Mescolando 50 c. c. di sviluppatore con un litro di acqua si avrà la proporzione più conveniente. Le négative devono ri-manervi moite ore per essere sviluppate completamente nei chiari e negli scuri senza eccessiva preponderanza dei primi, corne troppo spesso accade nello sviluppo ordinario. Se qualche lastra esposta in condizioni sfavorevoli di luce si mostrerà troppo tra-sparente, la si puô portare alla intensità necessaria mediante il bagno non diluito.
- L’uso del bagno concentrato è anche a raccomandare allorchè non si vuole attendere che la soluzione diluita abbia completato il suo effetto. In questo caso si puô usare una bacinella orizzon-tale e passarvi successivamente le négative.
- I nostri studii si sono limitati al bagno d’idrochînone sopra indicato, ma crediamo che si possa parimenti impiegare un’altro rivelatore, a condizione che non abbia tendenza ad ossidarsi troppo rapidamente e che lo si accompagni a ritardatori appropriai.
- Science en Famille.
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- LA CRONOFOTOGRAFIA SU LASTRA FISSA
- per C. H. Niewenglowski
- Un apparecchio cronofotografico eguale a quelli che impiega il signor Marey, costa molto, e forse anche troppo pei dilettanti. Crediamo perciô rendere un servizio a coloro che desiderano pren-der parte all’interessante concorso bandito dalla Revue Suisse de Photographe per determinare la vera forma di una goccia d’acqua che cade, indicando il modo d’impiegare un apparecchio qualunque ; il quale, del resto, potrebbe essere similmente usato allorchè non occorre un gran numéro di immagini nello spazio di un se-condo.
- Bisogna disporre l’apparato che produce la caduta delle goc-cie d’acqua in una caméra bilia ed innanzi ad un fondo nero Chevreul-Marey, ossia innanzi all’apertura di una cassa dipinta interiormente in nero o tappezzata in velluto matto dello stesso colore.
- L’apparecchio fotografico, con l’obiettivo aperto, vien collo-cato al posto conveniente, rnesso a punto onde ottener nette le goccie, e caricato di una lastra sensibile. Una sérié di lampi ma-gnesiaci istantanei, prodotti da un miscuglio di due parti di clo-rato di potassa ed una di magnesio, viene quindi provocata ad inter-valli eguali mediante l’elettricità, sostituendo cosi l’otturatore gi-rante dell’apparecchio Marey. La disposizione delle cartuccie e del modo d’infiammarle puô variare a piacere. L’intermittenza potrà essere regolata sia da un àgo che percorra un quadrante
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- in un secondo e venga successivamente in contatto con ciascuna delle cartuccie, sia da up pendolo che batta il secondo e tocchi successivamente i contatti stabiliti a convenienti distanze.
- Si potrebbe anche rischiarare la goccia mediante scintille elettriche provocate ad intervalli isocroni.
- Non insistiamo punto su questi dettagli non volendo che indicare il principio del metodo, per lasciare ad ognuno la libertà di applicarlo più o meno ingegnosamente.
- L’indicata disposizione non puô servire evidentemente se non nel caso dei soggetti mobili che si spostano ; giacchè se il mo-vimento che si vuole studiare avesse luogo sempre allô stesso punto, è naturale che bisognerebbe spostare la lastra sensibile, oppure usare le pellicole mobili corne nell’apparecchio del Dottor Marey.
- %evm Suisse.
- LENTI SUPPLEMENTS PER METTERE A PUNTO
- X)’ EC.
- Dopo il gran successo ottenuto nella prima esposizione d’arte fotografica, organizzata dal Foto-Club, sembra che le immagini ot-tenute mediante un vetro da occhiali divengano di giorno in giorno più accette agPintelligenti. Infatti, i risultati ammirabili ottenuti da quest’obiettivo elementare, hanno spronato molti dilettanti a pro-vare questo genere di fotografia ; ed il numéro di essi sarebbe certamente maggiore senza la dilficoltà che s’incontra nel mettere bene a punto l’immagine. Cio, perché non essendo le lenti acro-matiche, occorre una correzione dopo aver messo a punto sul vetro spulito, onde far coincidere il foco chimico col visuale.
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- Per determinare lo spostamento necessario in questo caso, abbiamo pubblicata una tabella, la quale, del resto, non raggiunge sempre lo scopo di rendere facile e. sopratutto spedita l’opera-zione al moraento in cui occorre badare alla posa del modello, alla illuminazione ed alla esposizione. Persuasi di ciô, e cono-scendo che per la correzione richiesta occorre accorciare la caméra in una certa misura, abbiamo pensato di aggiungere alla lente da occhiali un’altra lente, scelta conveniente mente, che'ne accord il foco, collocandola al posto del diaframma. Mettendo allora l’immagine a punto, e togliendo la lente supplementare al momento délia esposizione, si puô esser sicuri che il vetro sen-sibile si trova al piano del foco chimico, e che di conseguenza l’immagine sarà netta corne si vedeva sul vetro spulito. È cosi eliminata la grave difficoltà del mettere a punto, e nel modo più semplice, giacchè si tratta soltanto di togliere una lente al momento dell’esposizione.
- Resta la scelta délia lente supplementare.
- Abbiamo detto che essa deve accorciare il foco délia lente che serve di obbiettivo. Supponiamo che questa abbia 30 centi-metri di lunghezza focale. Per via di esperienze, abbiamo trovato che la correzione a fare per mettere a punto sull’infinito, è di 6 millimetri ; la lente supplementare deve dunque diminuire di al-trettanto il foco délia prima. Ora per trovare la sua lunghezza focale, basta applicare la seguente formola comunicataci dal signor Traill Taylor, il dotto présidente délia Società Fotografica di Londra :
- nella quale
- f x =: la distanza focale délia lente supplementare ;
- f = la distanza focale visuale dell’obiettivo ;
- f’ = la distanza focale chimica dell’obiettivo.
- Applicando questa formola al caso spéciale délia lente di 30 centimetri di foco, avrerno :
- f 3oo X 294
- 300 — 294 — H m- 7°
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- La lente supplementare dovrà dunque avéré una curvatura leggerissima perché il suo foco raggiunga 14 m. 70.
- Ma per semplificare i calcoli ancora di più, noi possiamo procedere altrimenti. Abbiamo veduto che per le ienti non acro-matiche in crown, la correzione necessaria équivale praticamente ad un accorciamento del 2 ojo del foco dell’obiettivo, messo a punto all’orizzonte. Basterà moltiplicare per 49 la distanza focale dell’obiettivo per trovare quella délia lente supplementare. Infatti, corne nell’esempio indicato, 30 centimetri moltiplicati per 49 danno 14 m. 70.
- Questa formola ha pure un’interessante applicazione nell’uso delle lenti convergenti per cambiare il foco dell’obiettivo. Per esempio, un obiettivo rettolineare di 15 centimetri col quale si ottengano a punto tutti i piani dalla distanza di 22 m. 50 col
- f
- diaframma —, potrà darli netti dalla distanza di 15, 10, 8 me-
- tri, 0 di qualunque altra che si preferirà, mercè le lenti convergenti supplementari. Tali lenti non sono acromatiche, e nondi-meno esse non nuociono nè alla finezza dell’immagine, nè alla rettitudine delle linee, nè aU’acrorhatismo delle lenti aile quali si mettono innanzi 0 dietro. Esse accorciano solo la distanza focale dell’obiettivo ed importa soltanto saperle scegliere. La formola in questo caso serve egualmente.
- fx —
- f X f’
- f — f'
- fx = distanza focale délia lente supplementare :
- f = distanza focale dell’obiettivo ;
- f’ = distanza focale che vuol darsi a quest’obbiettivo.
- Riprendiamo, corne esempio, l’obiettivo di 15 centimetri di foco che présenta netta l’immagine al di là di 22 m. 50 ; se in-vece vogliamo che taie immagine sia netta a partire soltanto da
- 10 metri, senza cambiare il diaframma ~ — sapendo che a
- questa apertura occorre un obbiettivo di 10 centimetri di foco
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- per ottenere il risultato — dovremo trovare una lente supple-mentare che riduca a io centimetri la distanza focale dell’obiet-tivo. Applicando la nostra formola, avremo :
- r 15 X 10 150
- tx =; ----------- — 30 centimetri.
- 15 — 10 5
- Bisogna dunque collocare innanzi all’obiettivo una lente sem-plice di 30 centimetri di lunghezza focale perché tutto sia a punto da 10 metri in poi.
- Questo modo di operare ci sembra seriamente vantaggioso per la sicurezza di ottenere l’immagine assolutamente netta da una data distanza. È chiaro cbe nella pratica non occorre ricor-rere ad alcun calcolo, e che tutto si riduce ad una provvista di lenti adatte all’obiettivo e di fochi varianti a seconda délié distanze.
- Thoto - Galette.
- UNA MERITAT! DISTINZIONE
- Non usi a prodigare lodi a scopo di adulazione o di réclame, avremmo, corne tante volte, lasciata passar l’occasione di parlare delle distinzioni toccate ai nostri Soci, se non ci trovassimo ora di fronte ad un fatto spéciale che afferma e premia ufficialmente il merito dei signori Danesi, distintissimi e vecchi cultori del-l’arte foto-meccanica in Roma. E tanto più volentieri abbando-niamo in questa occasione l’abituale silenzio, in quanto che ci è grato mostrare la gratitudine nostra verso il Governo del Re, rappresentato da S. E. il Ministro délia Pubblica Istruzione, il quale, prendendo nella meritata considerazione l’Arte Fotografica, voile onorare di una visita l’importante Stabilimento Danesi, prendere minuta cognizione dei lavori ivi eseguiti, valutarne l’im-
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- portanza e testimoniare la sua compiacenza col premio di una grande medaglia d’oro e con le più lusinghiere espressioni in-dirizzate ai signori Danesi.
- È tempo che in Italia l’Arte Fotografka ed i suoi serii cultori prendano il posto di cui già godono presso altre nazioni ; e dobbiamo esser lieti che il risveglio délia considerazione uffi-ciale abbia avuto inizio con l’onorificenza offerta ai signori Danesi pei lavori dei quali la critica più severa non trova che am-mirazione.
- Ci duole di dover pubblicare insieme a queste congratula-zioni, le nostre sincere condoglianze pel danno patitov dai signori Danesi con l’incendio che ha distrutto gran parte del loro stabi-limento, ed anche preziosi documenti storici ed artistici che vi erano conservati. I signori Danesi non verranno meno certa-mente al coraggio di cui hanno già dato prova, nel rimettere in ordine i loro laboratorii, nei quali del resto ebbe a verificarsi solo una breve interruzione di lavoro, e riprenderanno più animosi e più ammodernati le specialità che li occuparono finora con tanto successo.
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- NOTE VAttfE
- Luz y Sombra. — Con questo titolo ha iniziata alacremente la sua pubblicazione un nuovo giornale in lingua spagnuola, diretto dall’egregio sig. Gennert a Nuova York. Auguriamo al nuovo confratello quel successo che si mérita presso i cultori délia fotografia, e lo ringraziamo sentitamente per le parole lusinghiere che ci nvolge.
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- Fotografia delle nubi. — Il sig. Angot ha comunicato all’uf-ficio metereologico di Francia il metodo col quale egli è giunto ad ottenere un risultato perfetto nella fotografia delle nubi. Esso consiste semplicemente nel collocare avanti o dietro l’obiettivo una bacinella di vetro a faccie parallèle, dello spessore di 6 a 7 millimeri, contenente una soluzione di 175 grammi di solfato di rame, 17 grammi di bicromato di potassa e qualche centimetro cubo di acido solforico in una quantità sufficiente di acqua. Le lastre da usare sono quelle ortocromatiche Lumière sensibili al giallo ed al verde - lo sviluppo, qualunque. I cirri ed i cirri-strati più leggeri si ottengono cosi facilmente sul cielo assolu-tamente bianco, se la posa non fu esageratà.
- Société française pour Vavancement des sciences.
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- Stampa delle fotocopie sotto vetri colorati. — Il sig. Bonne-font ha esperimentati due specie di vetri : il giallo (n. 9) ed il bleu verdastro (Isly II), per migliorare la stampa dei fototipi
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- troppo leggeri o troppo urtati. Nel primo c nel secondo caso, ottenne un pieno successo con l’uso del vetro giallo, più che col verde. Egli ha inoltre osservato che l’aggiunta del vetro spulito non è punto a consigliare, perché il chiaro-scuro diviene meno brillante e ricco. La stampa fu fatta alhombra e solo al termine dell’esposizione si fecero agire i raggi diretti del sole.
- Bull. Soc. Franc, de Thoto.
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- I microbi fotografi. — 11 sig. Marshall Ward ha avuta Pidea originale di far servire uno strato di gelatina immerso in un bagno di coltura di microbi, per ottenere delle diapositive dirette nella caméra oscura. Nessun bisogno di sviluppo per vedere Pimma-gine costituita unicamente nelle parti chiare dai microbi uccisi dall’azione délia luce, e nelle scure dalPagglomeramento accre-sciuto di essi. Esponendo la lastra in piena luce i microbi muo-iono tutti, ma restano le loro spoglie, bastanti a conservare il disegno.
- Débats.
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- Intonazione délia carta albuminata dopo il fissamento. — Si
- prépara il bagno seguente:
- Acqua . . ..................1000 c. c.
- Solfocianuro d’ammonio . . 300 gr.
- Cloruro d’oro.................... 3 »
- Potassa idrata................... 2 »
- Le prove già fissate e ben lavate in stano una tinta nera profondissima.
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- questo bagno acqui-Amat, Phot.
- Glicina. — Il prof. Vogel afferma che questo prodotto sia il migliore fra quanti ultimamente furono usati per comporre il bagno di sviluppo. Le sue qualité si mostrano nel colore del de-posito argentico che forma Pimmagine, nella finezza dei dettagli
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- e neirassoluta assenza di qualsiasi velatura : il che lo rende pre-zioso quando occorra prolungare la posa e lo sviluppo per sog-getti a forti opposizioni, senza tema di sopraesporre i bianchi. Di più, esso non macchia le dita.
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- Sviluppatore al pirogallico. — Formola Mawson e Swan :
- A. Acqua ........ ioo c c.
- Metabisolfito di potassa. . . 7,5
- Dopo compléta soluzione, si aggiunge :
- Acido pirogallico ... 20 gr.
- Questa soluzione va conservata in piccole bottiglie ben turate:
- B. Acqua........................500 c. c.
- Carbonato di soda .... 50 gr.
- Solfito neutro di soda ... 100 »
- Per sviluppare si prendono :
- Soluzione A..................20 c. c.
- Acqua........................20 »
- Soluzione B, da 5 a 20 »
- Questa formola di sviluppatore è quanto di più perfetto si possa desiderare.
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- Colla di gelatina. — Il signor Wiese propone la seguente
- formola :
- Acqua.............................. 1000 gr.
- Idrato di cloralio....................250 »
- Gelatina..............................400 »
- Dopo 48 ore la soluzione è compléta, e si conserva perfet-tamcnte allô stato liquide.
- Monit. scientifique.
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- llluminazione del laboratorio. — Il dott. Miethe ha trovato che il vetro bleu cobalto unito al vetro rosso rubino, lasciano passare soltanto la luee rossa, e perciô convengono bene per lo sviluppo delle lastre ortocromatiche.
- LA NOSTRA ILLUSïftAZIONE
- È una prova di stainpa anaglifica che ci viene dal signor dottor Demole di Ginevra, Concessionario Generale del brevetto Ducos de Hauron.
- Non possiamo supplire all’illustrazione mancante nel numéro precedente, perdurando ancora la medesima ragione che c’impedi di pubblicarla a tempo debito.
- Roma 1894 — Tip. I. Artero, Piazza Montecitorio 124
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- EREMO DI S. ONOFRIO Sui Monte Morrone '
- (prasso Sulmcma)
- Dim or a di Papa Celestino V
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